Fuori il secondo

– Berlusconi, che è un uomo sinceramente impolitico, ha ieri licenziato il cofondatore dando mostra di soffrire più per il ritardo, che per il fatto, e di essere più innervosito dal lungo traccheggio a cui l’hanno fino a ieri persuaso i diplomatici della casa, che dalla dolorosa incombenza.  Del resto, in cuor suo era convinto di avere offerto al n.2 il lauto dividendo del potere, non la libertà di fare sul serio in un partito per finta, né di fare di testa propria in un partito che ha una sola testa, la sua.

Dal punto di vista stilistico, non so chi l’abbia costretto a sottoscrivere una sentenza, che dice troppo e male, fondendo in una curiosa koinè la neo-lingua stalinista e la non-lingua dorotea. Giureremmo che avrebbe fatto a meno di macchiare la sua fedina politica con un precedente di cui rimarrà traccia e da cui un giorno forse ci si dovrà difendere, quando sarebbe stato più semplice dire l’essenziale: “Dei due qui uno è di troppo e non è quello che comanda” (sono 13 parole contro le 1297 vergate dai cancellieri del Tribunale del Popolo della Libertà).

Delle varie questioni formali e sostanziali che l’uso dello sfollagente comporterà nell’ex o neo-PdL avremo modo di parlare e di capire di più in seguito. Quando si capirà, oggi stesso, come i cacciati reagiranno ai cacciatori e, di qui a qualche giorno, con quanta freddezza e “visione” muoveranno le pedine sulla scacchiera minata della politica italiana.

Noi che nel PdL più che creduto avevamo sperato, aspettiamo ancora qualche tempo per disperarci. Di certo, l’improbabile “reset” che Fini auspicava l’altro ieri non passa per una tregua, ma per un grande accordo,  cioè per un vero congresso e per un vero partito, su cui il Cavaliere di ieri (e forse di sempre) non sembra disposto a concedere nulla.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

13 Responses to “Fuori il secondo”

  1. Maurizio scrive:

    Dalle mie parti la matematica non è una opinione, 35 deputati e (forse) 11 senatori che vogliono dettare la linea politica ad un partito che conta(va) 272 deputati 147 senatori.
    Ma le conoscete le regole della democrazia ?!?
    Se i finiani avessero un minimo di dignità se ne sarebbero andati di loro sponte, ora devono solo sperare che non cada il governo e si vada ad elezioni, altrimenti lo scranno se lo sognano.

  2. giulia biasi scrive:

    Il PDL è finito, il partito ad personam ha ormai le ore contate.

  3. Marco scrive:

    Urge secondo me una riflessione serie da parte di quelli di voi, ex-radicali che nel 2005 hanno abbandonato RI per Berlusconi. Il bilancio della vostra esperienza è assolutamente negativo; il vostro contributo sarebbe stato molto più utile nell’area di centro-sinistra.

  4. antonio scrive:

    una volta lo chiamavano “centralismo democratico”. I trinariciuti sono tornati.

  5. @ Marco, ma se invece d stare con il centro sinistra, i radicali non si fossero alleati con il PLI, i liberal democratici e i repubblicani in modo da formare un 3 polo?? a me sinceramente fanno skifo sia il csx k il cdx…magari per il cdx provo disprezzo,mentre x il csx pena

  6. Parnaso scrive:

    La migliore cosa che può fare berlusconi è mettere la fiducia ad ogni provvedimento e costringere gli scissionisti finiani a votare a favore o fare cadere il governo, assumendiosi la responsabilità. Il gruppo da solo volevano già farlo, vogliono il loro orticello, hanno atteso che Berlusconi si spazientisse: questa è la mia percezione. Ma berlusconi può comprare qualche parlamentare, mentre dubito che bocchino & co. possano essere rieletti in un futuro parlamento: questo è il motivo per cui molti torneranno come figliol prodighi dal pantocratore.

  7. Davide scrive:

    @Marco: con i filocomunisti c’è poco da spartire.

    A costo di essere fuori dal parlamento, io tenterei un Libertarian Party italiano: non ci servono le televisioni ma gente che si impegna e sappia usare il web.

  8. Adriano Teso scrive:

    suvvia. La sinistra con i Liberali non c’entra nulla.Come non c’entrano alcuni Ministri dell’attuale Governo. Ma altre coalizioni sarebbero peggio. La sinistra si evolverà in un partito democratico all’americana ? Speriamolo. Ma fin’ora di liberale c’è ben poco negli atti del parlamento. Vediamo se riusciamo a metterci noi liberali più insieme e ad avere alleati più affidabili.

  9. Marco scrive:

    Il punto che qui molti non vogliono capire è che con l’anomalia Berlusconi in Italia, si può solo fare una scelta di campo, esattamente come con il fascismo o il comunismo: o con lui o contro di lui. Non esiste un berlusconismo dal volto umano come non esisteva un socialismo dal volto umano… E tutto ciò che sta succedendo ora lo dimostra. Fini dice ora quello che qualunque persona intellettualmente onesta sapeva e poteva dire dal 94 o – per i più lenti di comprendonio – dal 2001.

  10. Maralai scrive:

    per il secondo ci penseranno gli elettori ed in ogni caso la responsabilità su ciò che è accaduto è anche vostra che non avete messo in guardia Fini che il troppo storpia. la “disgrazia” per Fini è che il Popolo Sovrano ha fatto vincere le recenti elezioni a Berlusconi contro le attese di sconfitta di Fini e dei finiani; e processare un cavallo vincente è come saltare sopra un ordigno. di Fini soprattutto, ma anche vs il rischio, Popolo permettendo, di riaffidare l’Italia ai Di Pietro, Franceschini, i D’Alema, e forse i Prodi. bel risultato, complimenti.
    M

  11. Quoto PARNASO al 100%

  12. Pippo scrive:

    E se invece c’entrasse l’esistenza di stipendifici politici specifici, ramo industriale nel quale eccellono le ideologie di moda sinistre e non, messa in pericolo dalla congiuntura internazionale e dal risveglio della comune, normale e validissima intelligenza popolare?

  13. Il frazionismo era, ai tempi beati della giovinezza, il male endemico della sinistra. Forse gli eredi del Fascio (eresia tutta italica della sinistra filosofica post Hegel) non sono voluti venir meno al mos majorum.
    Certo convivere con Berlusconi non deve essere per nulla facile per chi non ha esperienza di cose d’azienda e vede la politica in modo professionale e tradizionale.
    Certo vedere imperversare la Lega – erede del PCI quanto a capacità organizzativa (al tre narici rosso ne ha sostituito uno verde) e della DC quanto a capacità di comperare il favor omnium, soddisfacendo le pance locali dei propri elettori punto per punto, costi quel che costi – nel suo percorso di disgregazione della Repubblica verso, al meglio, una confederazione blanda di località e di localismi non è cosa alla quale ci si rassegni di buon grado.
    Certo il crescere dell’età e l’incalzare divaricante di istanze le più dilaceranti, quali quelle di un Della Vedova che spingono verso una visione libera del mondo e della economia, degna di una moderna società, e quelle di un Bocchino che sono solo frutto di scontri tutti locali sulla divisione del pacchetto di voti campani possono essere bene alla base dello scatenarsi di un rifiuto “a pelle” che esiste da sempre e che nel tempo più volte si è manifestato in chiaro (penso all'”elefantino” ed “alle comiche finali”).
    Certo ancora è che noi tutti non votammo per conseguire un caos istituzionalizzato all’interno del quale trovino soddisfazione le istanze interne della politica e non certo quelle del cittadino. E noi tutti alla prossima conta ne terremo esatto conto.
    E la pazienza non è infinita. Ha un limite fisiologico. E questo limite è nelle tasche. Tutte le rivoluzioni hanno avuto origine dalla illogicità ed ingiustezza del quadro fiscale, sia dal versante del prelievo che dal versante della riallocazione. E Fidenato – nonostante l’assordante silenzio dei media – potrebbe bene essere il nostro “protomartire”. Ad majora.

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