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Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi

– La vicenda della nomina di Umberto Veronesi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare mostra quanto la sostanza, nelle politiche del governo (ma si potrebbe dire tranquillamente nella politica italiana tout court) si sia allontanata drammaticamente dalla forma e di quanto quest’ultima prenda inesorabilmente, in ogni occasione, il sopravvento sulla prima, lasciando solo spazio per diatribe ideologiche attorno ad un guscio vuoto.

Il dibattito sul ritorno al nucleare, la gestione politica di cui una strategia energetica di questa portata ha inevitabilmente bisogno, hanno lasciato spazio – in assenza di un ministro che di queste cose si possa occupare a tempo pieno – al tentativo strumentale della maggioranza di evidenziare le contraddizioni dell’opposizione, giochetto riuscito più che bene a giudicare dalla puerile reazione del segretario del PD all’ipotesi di nomina dell’oncologo alla guida dell’agenzia.

La nomina dell’ottimo Umberto Veronesi poteva e doveva essere una scelta autenticamente bipartisan, ispirata dall’idea di unire più che di dividere, e finalizzata all’obbiettivo di marginalizzare le posizioni più ideologicamente radicali, una nomina che doveva avere lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica della scelta nucleare, non di radicalizzare lo scontro politico. E se il PD ha torto da vendere, la maggioranza non ha ragione: senza una strategia politica e, forse, senza la reale intenzione di far seguire alle parole i fatti, cioè affrontare con serietà la questione nucleare, percorrendo una per una e in tempi certi tutte le tappe necessarie, a che pro avazanzare l’ipotesi Veronesi? Ecco che una buona candidatura è stata ridotta a bomba (nucleare, passeteci la battuta – ndr) lanciata nel campo avverso.

Da parte sua, Veronesi ha parlato e spiegato la sua posizione e paradossalmente sembra essere l’unico che in questa storia si è messo in gioco con serietà, rischiando di pagarne il prezzo politico più alto: la lettera che, insieme a tante personalità del mondo scientifico e accademico, ha inviato ai dirigenti del PD per invitarli a riconsiderare sotto una luce più realistica la questione nucleare ha avuto nel centrosinistra un effetto dirompente, più della stessa ipotesi di affidargli la guida dell’agenzia. Ha ispirato dubbi, ha incrinato certezze, e lo ha fatto dove più conta, tra gli elettori più che tra i dirigenti. Di fronte a tutto ciò un governo serio e giustamente riconoscente avrebbe potuto e dovuto, oltre che affidargli un titolo di prestigio, evitare di lasciare vacante per mesi la poltrona da cui dipende la gestione e l’operatività del dossier nucleare: la seggiola di ministro.

L’agenzia (che tra l’altro è di nomina governativa) senza un ministro serve a ben poco. Altrimenti ci si potrà continuare a beare dello spettacolo grottesco che su tutto ciò stanno dando i dirigenti del PD, ma lo si potrà fare da un pulpito dal quale è piuttosto difficile e rischioso mettersi a far la morale agli altri. Il governo potrebbe aver deciso che la montagna nucleare debba, come massimo risultato, partorire il topolino dell’imbarazzo di Bersani. A noi, e allo stesso Veronesi, potrebbe non restare altro da fare se non guardare impotenti come l’energia torni ad essere materia di scontro ideologico, scontro nel quale purtroppo già si intuisce chi saranno i vincitori e i vinti.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

4 Responses to “Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi”

  1. I veri vinti siamo tutti noi che veniamo oppressi – e non solo per ciò che riguarda l’argomento energia – dai demagogismi un tanto al chilo.
    I veri vincitori sono le lobbies finanziario industriali che sgovernano il mondo a fini delle proprie tasche, costi ciò che costi.(“buco dell’ozono” e “gas serra” docunt, tanto quanto i catastrofismi chiassosi del fu Club di Roma).
    Troppo tardi: “i firmaioli”, vere mosche cocchiere nei disegni e nelle prassi del PCI togliattiano e gramsciano, hanno consentito per decenni che il popolo di sinistra fosse preda di disinformazione e demagogismi utilizzati come grimaldello per scardinare e conquistare posizioni di potere altrui.
    Nella lettera dei firmaioli vi sono alcune posizioni apodittiche che un poco di analisi del panorama delle proposte di innovazione nel campo della generazione della energia non da fonte fossile potrebbero ben essere considerate per quel che sono, le solite superficialità.
    Centrali nucleari a fissione a letto di ciottoli, ITER ed ancor più l’IGNITOR di Coppi, generazione in wind ed ydro con pale inerziali, generazione magneto-inerziale e termodinamica e così via fanno di gran lunga preferire un cammino virtuoso di investimenti nell’innovazione competitiva (vedansi le navi Enercon propulse, in parte, da generazione per effetto Magnus, in evoluzione delle rotonavi di Flettner e Cousteau) piuttosto che la riproposizione tout cour di impianti altrui già in fase di obsolescenza scientifica e tecnologica.
    Omnia munda mundis.

  2. marcello scrive:

    Qui i fautori del nucleare di III generazione glissano sul problema delle scorie. Si potrebbe anche credere che le centrali italiane siano sicure ma il problema non è solo se possono esplodere o no.
    Le scorie non sono delle cose che possono essere sparate nello spazio. A meno che Berlusconi non decida di tenersele ad Arcore.
    E poi c’è il problema dell’acqua, bene sempre meno diffuso, per raffreddare gli impianti.

  3. @ Marcello.
    E proprio il costo a spettro ampio del riprocessamento delle scorie ed il problema del raffreddamento fa pendere l’ago della bilancia verso i peeble bed reactors di cui parlavo – i quali sono automoderanti e consumano combustibile nucleare confinato in unità di piccole dimensioni ricaricabili – e le centrali a fusione, specie di piccola dimensione come l’IGNITOR di Coppi.
    Quanto all’acqua basta disegnare progettualmente ed operativamente un ciclo chiuso del flusso di raffreddamento all’interno del quale l’acqua di processo venga considerata anche per il differenziale termico ed utilizzare le calorie a cascata per animare cicli produttivi affiancati.
    Innovazione di prodotto e di processo e di metodo non dovrebbero scoraggiare nessuno essendo esse il sale stesso dell’esistere. La natura sperimenta incessantemente forme nuove per la medesima sostanza.

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  1. […] 30 luglio 2010 tags: bersani, governo, nucleare, PD, pdl, veronesi di Giordano Masini Libertiamo – […]