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Giusta la severità per i violentatori, ma non cediamo al giustizialismo di pancia

-Il  21 luglio scorso il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna è intervenuto prontamente in risposta alla sentenza della Consulta che definiva incostituzionale il meccanismo automatico per cui attualmente gli imputati per violenza sessuale su donne e minori vengono immediatamente spediti in carcere. Non si discute il dovere di impedire a determinati soggetti di perseverare in atteggiamenti criminali di tale gravità ma un sistema giudiziario fondato sui principi del liberalismo, come è per fortuna quello italiano, deve al contempo impedire che il qualunquismo – che fa spesso presa sull’opinione pubblica – annebbi la ragione nei nostri tribunali.Sarà ‘scolastico’, ma il rispetto dell’habeas corpus è una delle discriminanti necessarie a discernere i paesi fondati su una concezione occidentale e civile del rapporto cittadino-stato in ambito giuridico da quelli tirannici ed illiberali. Solamente in un paese come la Repubblica Popolare Cinese o simili, in cui l’istituzione lockiana è assente, un imputato può essere considerato colpevole sin dall’inizio delle indagini e deve apportare una lunga ed inconfutabile serie di prove a suo favore affinché possa essere scagionato. Se si perde il buon senso del corretto garantismo, che è cosa differente dal buonismo e dal giustificazionismo, si rischia di consentire ad un errato sentire comune giustizialista di respiro dipietrista di tradursi nella pratica della giustizia sommaria. L’esponente di una destra liberale e costituzionale come Mara Carfagna ha il compito di non cedere alla tentazione di seguire la ‘pancia’ dell’opinione pubblica: quest’attitudine è bene lasciarla a Di Pietro e alle sue fila, o alla parte peggiore della Lega Nord.

Tanto più che – paradossalmente – arginare i paletti costituzionali, fissati per garantire una giustizia imparziale, affermando che “chi violenta una donna o, peggio, un bambino deve filare dritto in carcere, senza scusanti, da subito” cozza inevitabilmente con lo spirito con il quale il PDL ha pensato di motivare la necessità di un ddl intercettazioni di stampo garantista.

Insomma, se il nostro paese è dotato di una Costituzione, perché applicarla a corrente alternata?


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “Giusta la severità per i violentatori, ma non cediamo al giustizialismo di pancia”

  1. iulbrinner scrive:

    Completamente d’accordo con l’articolo e completamente in disaccordo con la Carfagna.
    Spero si vada ad accodare anche lei con le truppe cammellate di Fini…

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