Un nome migliore di Veronesi per far dialogare il PD sul nucleare? Non c’è

– Concedete a Libertiamo.it un pizzico di orgoglio: a novembre dell’scorso anno, con un articolo di Lucio Scudiero, siamo stati i primi a pronunciare pubblicamente il nome di Umberto Veronesi quale possibile presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Il sasso nello stagno, per la verità, era stato di quel malandrino di Carlo Stagnaro (su Chicago Blog), a cui non erano sfuggiti i pro dell’ipotesi Veronesi:

Uno che abbia competenze non tanto relative alla tecnica nucleare – per questo c’è la struttura e ci sono comunque i quattro consiglieri – quanto piuttosto agli aspetti sanitari e ambientali. Uno che la gente comune possa identificare come “uno di cui posso fidarmi”. Uno sicuramente non di primo pelo. Uno, magari, con qualche esperienza politica, ma che si sia distinto per la sua autonomia di giudizio.

Gli italiani, in gran parte, si fidano di Veronesi e il suo modo pacato di “spiegare il nucleare” può fare molto bene ad un dibattito che ha bisogno di più contenuti concreti e meno rappresentazioni manichee ed ideologiche della realtà. Contemporaneamente, con Veronesi il PdL si “commissaria”, evitando il benché minimo sospetto che le ombre scure dell’attualità politico-giudiziaria coprano anche il neonato dossier nucleare.

Insomma, se chiari erano e sono i vantaggi della candidatura dell’autorevole oncologo, ammettiamo che forse meno evidenti ci apparivano all’epoca del lancio della proposta gli svantaggi, riassumibili sostanzialmente nelle parole usate ieri da Oscar Giannino sempre su Chicago Blog:

Non lo avrei scelto perché, individuando il grande oncologo come una contraddizione della sinistra, in quanto nuclearista che non si nasconde come tanti nel Pd oggi, il centrodestra segna un modestissimo punto mediatico, che si esaurisce in poche ore una volta che finirà l’eco delle dimissioni da senatore alle quali Bersani lo ha costretto. Ma in compenso così facendo il centrodestra spinge strutturalmente Pd e opposizione a indurire ulteriormente i toni antinuclearisti.

Giannino ha ragione, ma il suo argomento non si accompagna ad un’alternativa, ammesso che questa esista: detto in altri termini, quale nome avrebbe dovuto proporre il PdL per portare il PD su posizioni di dialogo sull’argomento? Difficile, se non impossibile, trovarne uno che servisse davvero allo scopo. Il problema è la difficoltà quasi paradigmatica della leadership del PD ad assumere una posizione netta e ragionevole, quando questa è invisa ad un pezzo del partito o dell’elettorato (magari “conteso” con Di Pietro e la sinistra vendoliana). Purtroppo, vale per il nucleare ciò che vale per il referendum sui servizi idrici: il PD preferisce un pavido silenzio.

Veronesi accetterà? Al momento della pubblicazione di questo articolo non sappiamo quale sarà l’esito della vicenda. Certo è che le condizioni poste dallo scienziato per l’assunzione dell’incarico fanno trasparire una gran voglia di cimentarsi in questa avventura e di farlo – come è nelle sue corde, tra l’altro – con la massima autonomia possibile. Vedremo.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Un nome migliore di Veronesi per far dialogare il PD sul nucleare? Non c’è”

  1. gianpaolo@liberista scrive:

    Mi sembra che Falasca stia scegliendo i personaggi politici migliori attualmente!Complimenti!concordo in pieno!

    Buona giornata e buon lavoro!

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