– Si va sempre più diffondendo una contrapposizione (assai ambigua, come cercheremo di provare) tra una laicità “positiva” e un laicismo esasperato e anti-religioso.

I padri e teorici di questa nuova sfida mi pare vadano riconosciuti in ambito ecclesiastico, a partire da Camillo Ruini, che inaugurò la nuova era dei rapporti tra Chiesa e politica durante i sedici anni di Presidenza della Cei, dal 1991 al 2007, a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica.

Ruini fu indubbiamente abile nel cogliere al volo come la scomparsa di un partito di riferimento unico per i cattolici (la DC) costituisse non tanto un ostacolo alle intromissioni d’Oltre Tevere sulla scena politica, ma, al contrario, l’occasione per una nuova “politica dei due forni” di andreottiana memoria.

Ruini non tardò ad accorgersi della fine del ciclo politico che faceva della Balena bianca l’unico vero “partito cattolico” e, in alcuni casi, un “filtro laico” verso pressioni ritenute eccessive. Dai tempi, irripetibili, di De Gasperi a quelli dei Presidenti del Consiglio e della Repubblica democristiani, che apposero la loro firma tanto sulla legge Fortuna-Baslini del 1970 sul divorzio, quanto pochi anni dopo sulla 194.

Ruini, da grande politicante, colse al volo l’occasione che la Storia gli offriva, trovando disponibili e eccellenti servitori in entrambi i fronti politici. Nel centrodestra berlusconiano, ovviamente, ma pure in ampi settori del centro-sinistra.

Si rilevano ottima sponda per i giochi ruiniani non solo gli scontati Giovanardi, Buttiglione, Volontè, oltre allo stesso premier, ma – e qui sta la fortuna che aiuta gli audaci – in compagni di strada assai meno ovvi. Dal popperiano convertito sulla via di Palazzo Madama Pera, all’ex vicesegretario radicale Quagliariello, alla già pasionaria abortista Roccella a quello che possiamo considerare una sorta di padre spirituale di questa banda di “laici buoni”: quel Giuliano Ferrara che da maestro della realpolitik coniò la formula suggestiva e ubriacante degli “atei devoti”.

Ferrara si spinse più in la di tutti, arrivando a scrivere in un editoriale sul Foglio a proposito della vicenda di Eluana Englaro:

Questi che si dicono laici non son che relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino e di una nichilistica libertà di coscienza per giustificare l’eliminazione di un disabile, un’esecuzione degna dei nazisti… E’ un orrore funesto assistere a questa immonda accademia, uno schifo senza speranza (Il Foglio – 9 febbraio 2009 sotto il sobrio e illuminante titolo “Che branco di mascalzoni questi gentiluomini che si dicono laici”).

E come scordare il roboante proclama dell’ex anticlericale Quagliariello che annuncia la morte di Eluana nell’aula del Senato con le parole “Eluana non è morta. Eluana è stata assassinata”? O l’immarcescibile Mantovano che dichiara: “È la prima condanna a morte in Italia dopo il 1948”? E ancora il celeste Formigoni: “L’Italia non poteva permettere che una persona fosse mandata a morte”?.

E a queste rilevanti premesse aggiungiamo la guerra alla RU486, i veti a ogni tipo di riconoscimento delle unioni di fatto, l’ambigua ed equivoca campagna “culturale” contro l’aborto coatto, condivisibilissima in sé ma presto trasformatasi, nelle mani della politica, in una guerriglia di posizione per disapplicare la legge 194, la difesa della verità cristiana come sola forma razionale di etica civile, e, last but not least, la campagna anti-darwinista a sostegno della tesi del “disegno intelligente”, che salva insieme la capra dell’evoluzionismo e il cavolo della Creazione. Il tutto all’insegna di una guerra serrata e ideologicamente feroce alla modernità, alla scienza e ai diritti individuali.

Fu Ignazio Silone a scrivere le seguenti parole:

Sarà bene sostituire la parola laico con la parola laicista poiché laicismo, appunto, è essenzialmente rivendicazione di autonomia, libertà e responsabilità della coscienza contro ogni dirigismo statale, chiesastico o di partito.

Se la laicità “buona” è quella che dissimula, dietro una maschera razionale, il potere di imporre con forza di legge verità confessionali (e buone solo per chi ci crede), occorre essere orgogliosamente laicisti, lasciando la laicità agli atei devoti, ai clericali d’assalto, ai terroristi delle scomuniche e ai chierici traditori .

p.s.: un doveroso ringraziamento va a Massimo Teodori e al suo Contro i Clericali, cui il sottoscritto ha ampiamente e un po’ spudoratamente attinto.