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Gli ambasciatori di Lady Ashton. I conti (in euro) non tornano

– “Herman Van Rompuy, chi sei tu?” . La domanda dell’europarlamentare inglese Nigel Farage rivolta all’ex premier belga all’indomani dell’elezione a presidente del Consiglio europeo rimbomba ancora nell’aula del Parlamento di Bruxelles. “Un uomo il cui lavoro è cosi importante che ovviamente è pagato più di Barack Obama”. Insiste Farage, ed il suo messaggio efficace e comunicativo per alcuni, populista e pericoloso per altri, fa breccia. Di recente sono stati l’Economist ed il Daily Telegraph a rilanciare alcuni dei suoi dubbi sulle istituzioni comunitarie. Dall’inchiesta del Daily Telegraph emerge infatti come siano oltre mille i funzionari che guadagnano più di David Cameron, ovvero un salario superiore alle 142.500 sterline annue.

Dal Presidente Barroso al nuovo ministro degli esteri europeo, la Baronessa Ashton, al collegio dei commissari per tutti la retribuzione supera di gran lunga quello del primo ministro inglese. La forchetta, secondo il Daily telegraph evidenzia un range di differenza che può andare dalle 53,000 alle 103,000 sterline in più rispetto al salario di Cameron. I dati però non sono completi. La stessa Commissione europea ha ammesso che è difficile avere statistiche dettagliate e, conteggiando tutte le esenzioni fiscali di cui godono gli eurocrati, si potrebbe arrivare ad oltre 2000 funzionari che guadagnano più di Cameron. Troppo.

In un periodo di crisi nel quale la scure dei tagli si abbatte sui cittadini, ma anche sui politici (è di questi giorni la decisione dei tagli agli stipendi dei parlamentari italiani, ed anche lo stesso Cameron appena entrato a Downing Street ha decurtato la sua busta paga di 7500 sterline annue) guardare a Bruxelles per vedere cosa succede non offre molta consolazione.
La notizia di due giorni fa è l’accelerazione delle procedure per l’istituzione del Servizio diplomatico europeo. Prevista dal Trattato di Lisbona per dare all’Unione una voce unica nel mondo la nuova diplomazia europea nei prossimi mesi dovrebbe vedere meglio delineata la sua struttura per incominciare finalmente a lavorare. La data fissata è quella di dicembre 2010. L’accordo raggiunto prevede che un terzo del personale sia fornito dalle istituzioni comunitarie stesse ed un terzo dagli Stati membri. I problemi però riguardano il budget.

Secondo le prime stime il nuovo servizio diplomatico avrà 6-7mila unità di personale, 136 uffici di rappresentanza all’estero ed un budget complessivo annuo di quasi tre miliardi di euro. Chi pagherà?  Lady Ashton pretende un emendamento al budget comunitario 2010 in modo da poter garantire immediata operatività alla sua struttura. Intanto è già scattata la corsa alle poltrone. Gli incarichi saranno ufficializzati solo ad ottobre, ma prima della fine dell’estate potrebbe esserci la nomina di ambasciatori che andranno a coprire posizioni rilevanti in Paesi quali Brasile, India, Cina, Giappone, Sud Africa. L’Italia, che nel settore ha esperienza, sembra essere favorita  per il posto di direttore del personale che dovrebbe esser affidato all’ex consigliere diplomatico di Romano Prodi ovvero Stefano Sannino, attuale direttore generale aggiunto alle relazioni esterne della Commissione europea.

Intendiamoci, l’Unione europea ha garantito nel corso degli anni tra le altre cose l’eliminazione di numerose barriere al commercio e la libera circolazione delle persone, ma sempre più spesso come ha evidenziato il prof. Larry Siedentop in “Democrazia in Europa” è la legittimità delle istituzioni comunitarie ad esser chiamata in causa. E’ il tasso di popolarità e di condivisione del progetto europeo ad esser sempre più a rischio.

L’istituzione del servizio diplomatico potrebbe forse rispondere alla famosa domanda di Henry Kissinger “Chi chiamo se voglio parlare con l’Europa?”, ma davanti a quello che, soprattutto in questo periodo, sembra essere un grande spreco di risorse l’ultima provocazione di Farage andrebbe presa sul serio: “Solo Lady Ashton poteva esser chiamata a gestire questo progetto. Non ha mai avuto un lavoro, non è mai stata eletta. La rappresentazione perfetta di questa classe politica”. Non è populismo a buon mercato. Sono conti e sogni che sempre più spesso non tornano.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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