L’espulsione di Granata, i reati ‘giusti’ e le denunce ‘sbagliate’

– L’espulsione di Granata è una cosa che fa ridere o che fa piangere o che – meglio – fa pena solo a pensarla. E lo diciamo stando agli antipodi dell’antimafia spiccia e sociologica, dell’indignazione querula e dello spatuzzismo di cui non si può scoprire la natura equivoca e opportunistica solo quando lorda Berlusconi e la sua storia politica e non quando miete le vittime dell’anti-mafia “normale”, compresa quella dei cui numeri il governo mena vanto, per contestare – e giustamente  – le accuse di mafioseria. Non tutti gli Spatuzza sono Spatuzza. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti e non abbiamo bisogno di ripeterlo.

L’espulsione di Granata, fatto un bilancio delle sue colpe senza tener conto delle sue ragioni (la prima delle quali – scusate – è che la verità giudiziaria su Via D’Amelio puzza di falso da oltre un decennio, come spiegò Piero Milio), non restituirebbe al PdL una verginità garantista svenduta alla Lega e non solo alla Lega (ne vogliamo parlare?), ma esporrebbe al ridicolo una forza politica liberale costretta a riscoprire i reati di opinione per salvaguardare  la propria unità interna.

La credibilità del PdL non è minacciata dalla destra borselliniana e da un capitano coraggioso dell’intransigenza, che l’entusiasmo e l’indignazione trascina nel campo dell’antimafia professionistica. E’ sputtanata da una logica domestica che impone il garantismo per gli accusati e il giustizialismo per gli accusatori, la comprensione per i reati “giusti” o lo scandalo per le denunce “sbagliate”. A Granata occorre, quando serve (spesso), dar torto. Non regalarlo, quando proprio non serve, al nemico. Nè relegarlo tra gli impresentabili, chè invece rimane, con i suoi torti e le sue ragioni, presentabilissimo e rappresentativo di una destra siciliana perbene.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “L’espulsione di Granata, i reati ‘giusti’ e le denunce ‘sbagliate’”

  1. Simone82 scrive:

    Un signore che dice che il sottosegretario agli Interni ostacola la ricerca contro la mafia, o ha delle prove che testimonino quello che ha detto, oppure si pone in una posizione in cui le idee non c’entrano niente.
    Non può essere una opinione una accusa gravissima come quella lanciata da Granata (un cognome, un programma) al pari del suo pensiero sulla bontà della torta di mele fatta da mia nonna… Sono due cose differenti, esiste il piano delle opinioni ed esiste il piano di ciò che è una affermazione che porta a delle conseguenze.

  2. Carmelo Palma scrive:

    Granata ha detto, secondo me sbagliando, che la mancata concessione della protezione speciale a Spatuzza compromette la sua collaborazione e quindi l’inchiesta su Via D’Amelio e, secondo me a ragione, che il ddl intercettazioni, nella sua versione originaria, avrebbe compromesso molte delle indagini per mafia. Ma, prima di dirlo così, ha usato un gergo generico e allusivo, come di chi volesse mettere in mezzo Berlusconi (“pezzi di stato e di governo fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D’Amelio”). Dopo le reazioni, ha precisato. Ora vogliono espellerlo per un reato di opinione o di “stile”? Perché hanno scoperto, nel PdL, che Granata è Granata, cioè quello che è sempre stato, un casinista per bene della destra anti-mafia? In un partito in cui manco farsi regalare le case e i lavori dagli appaltatori pubblici, o curare insieme partito e bottega con consulenti poco raccomandabili, o usare dossier falsi contro gli avversari interni comporta non dico una censura, ma una tirata di orecchi? In cui si può dire che Mangano è un eroe e Beppino Englaro un assassino? Ma fatemi il piacere.

  3. Simone82 scrive:

    Vedo che anche lei è tra quelli che non hanno mai capito il contesto ed il senso di quel “Mangano è un eroe”… Fa niente, Mangano è un mafioso che avrebbe dovuto fare una falsa testimonianza per far condannare Berlusconi, allora si che da mafioso era un eroe… Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò…
    La domanda sorge spontanea: dov’era Granata quando lo Scico veniva sciolto ad un passo dalla cattura di Provenzano? Io all’epoca (1998) ero giovane, ma non mi ricordo un Granata sulle barricate. E perché Bocchino è ancora al suo posto nonostante le dicerie che lo coinvolgono e che certo non sono bazzecole? Se i probiviri devono venire per tutti, come è giusto che sia, almeno lo si faccia in ordine cronologico…
    Di sicuro in questo partito ci sono dei problemi come ci sono in tutti i partiti politici, finché la politica sarà quella che viene portata avanti in Italia dal dopoguerra. Ma pensare che a sistemare il partito sia un Granata o un Fini che vuole consegnare le liste dei partiti ai magistrati, mi mette i brividi… O per usare una parola d’opinione e di stile, inquietante.

    Spatuzza è un signore che di punto in bianco si ricorda tutto, vuole testimoniare ma poi tace per 18 mesi, le sue parole (frutto di dicerie che ha sentito e non vissuto) sono in contrasto con quelle di altri mafiosi ben più importanti di lui (perché ben più alti in grado), ma siccome tira in ballo Berlusconi gli abbiamo dato gli onori della cronaca mondiale. E fa niente se non ha fatto nulla per meritarsi i benefici di legge per accedere alla protezione, bisognava dargliela per forza, altrimenti Granata s’offende… Ha usato parole e termini sconcertanti, non un gergo generico e allusivo: ha detto proprio che dentro il Governo c’è gente che vuole impedire le indagini di mafia… L’allusività la legge solo lei, mi sembra altrimenti chiaro e cristallino… Poi ha precisato, forse ben consigliato da qualche testa “di stile”, ma fare il giochetto del tiro il sasso in acqua e poi nascondo la mano così vedo l’effetto che fa è roba da… vabbè meglio non dirlo va, non sarei in grado di utilizzare un gergo generico e allusivo da precisare dopo…

  4. Alessandro Crespi scrive:

    Mi pare che si proceda al resetting del partito sull’onda di una rabbia incontrollabilee questo rende molto probabile che si commetteranno errori anche gravi. E’ auspicabile che si tenga presente che cosa si vuole fare in futuro di concreto per il paese e che si scelgano le persone con metodi e citeri diversi. Mi sembra tardivo l’appello del presidente a mettere al centro dell’agenda politica la questione economica (anche se nella sostanza è assolutamente condivisibile). E soprattutto l’epurazione sulla motivazione di un complotto teso a impendire al governo di agire è ridicola perchè a contrario parlano i numeri della maggioranza e il lavoro di definizione dell’agenda politica dettata dal presidente del consiglio che ha messo al centro temi non definibili come di attuale e generale interesse.

  5. bill scrive:

    Scusate, ma alcune cose non sono così chiare e semplici.
    Se il presidente della camera afferma che non è opportuno che un indagato ricopra un ruolo politico, questa non è un’affermazione di poco conto.
    Non mi interessa la polemicuzza su come si comportò Bocchino, piuttosto che Prodi o D’Alema: lo sappiamo tutti, e non porta da nessuna parte.
    Mi interessa il fatto che un pm di una procura di un paesello in cima al monte possa determinare l’organigramma di un governo piuttosto che di un partito.
    Ora, per voi questo è normale? Un paese in cui un tizio scaraventa in faccia al premier una statuetta e viene (come da pronostico, o no?) assolto; un paese ribaltato da inchieste della magistratura sulla corruzione dei politici (tangentopoli), e che poi vede il 70% (!) degli imputati assolti (magari dopo 15 anni) può permettersi una cosa del genere?
    Chiudo con una domanda: la stessa magistratura ha completamente toppato le indagini sull’omicidio di Boesellino. Bene, complimenti! E adesso, e fuori dai denti: c’è qualche anima bella che può ritenere lontanamente plausibile un disegno criminale per la conquista del potere politico in Italia che partì da quella triste stagione, e che a capo aveva Silvio Berlusconi? Non è questo che certi magistrati, Stile “bomba atomica”, e certa stampa “libera”, stanno adombrando da tempo? Bene: se questa anima bella c’è, e sta nel PdL, è lecito chiedere cosa stia a fare in un partito con a capo un Al Capone?

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