– La fine della televisione libera in Venezuela sembra solo questione di tempo, in quanto il governo socialista di Hugo Chávez sta mettendo le mani anche sull’ultima rete tv indipendente, Globovisión.

Nei fatti, operare direttamente una chiusura dell’emittente sarebbe un atto troppo clamoroso per il governo di Caracas, che comprende l’importanza di continuare a fornire a propri numerosi simpatizzanti e complici intellettuali stranieri le ‘sponde’ necessarie per continuare ad affermare che il Venezuela è un paese democratico.

Di conseguenza il potere politico venezuelano preferisce su una strategia più indiretta, basata sull’acquisizione del controllo azionario di Globovisión. In questo senso il governo ha in pratica requisito il pacchetto azionario in mano ad una banca che possedeva parte dell’emittente ed è inoltre in procinto di acquisire le quote del cofondatore della tv morto nel 2007, in quanto la legge non permette il passaggio ereditario delle concessioni televisive.
In questo modo Chávez controllerà poco meno della metà delle azioni: non a caso, ha già annunciato la nomina di un proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione.

Malgrado la dirigenza della televisione sia determinata a mantenere il controllo dell’emittente e l’autonomia editoriale, i rapporti di forza sono evidentemente a favore del presidente venezuelano – al punto che il presidente di Globovisión, Guillermo Zuloaga, è dovuto fuggire da un mese dal paese, perché su di lui grava un mandato di cattura per traffico illegale di automobili. Da sottolineare che lo scorso marzo Zuloaga era stato brevemente arrestato per alcune dichiarazioni contro il governo.

L’attacco a Globovisión è solamente l’ultimo di quelli sferrati da Chávez all’informazione libera venezuelana. Il più clamoroso resta il mancato rinnovo della concessione a trasmettere per la più seguita e più antica tv del paese, Radio Caracas Televisión (RCTV).
RCTV nel giugno del 2007 si trovò revocata la concessione televisiva terrestre, malgrado le imponenti manifestazioni di piazza a suo sostegno, perché considerata ostile al governo.
Dopo alcuni mesi riprese le trasmissioni attraverso il cavo ed il satellite, quindi con un bacino di pubblico ridotto, ma da allora ha continuato a subire le pressioni del governo fino ad un temporaneo oscuramento all’inizio del 2010 per violazioni delle leggi venezuelane sulla composizione del palinsesto che prevedono, tra l’altro, l’obbligo di trasmettere i discorsi di Chávez.

E’ evidente che sa situazione nel paese sia estremamente grave, con gli spazi effettivi di agibilità per le opinioni in dissenso sempre più limitati.
Poco più di un mese fa, tra l’altro, Chávez ha istituito per decreto presidenziale il Centro de Estudio Situacional de la Nación (CESNA), con ampi e discrezionali poteri di divieto della diffusione pubblica di “informazioni, eventi o circostanze” che dovrebbero restare confidenziali.
Come spiega José Miguel Vivanco di Human Rights Watch, tale Centro non è che l’ennesimo strumento a disposizione del presidente Chávez per “bloccare la discussione degli argomenti scomodi per il suo governo, violando clamorosamente i diritti di espressione e la libertà di informazione che sono il cuore della società democratica”.

Purtroppo la posizione internazionale di Chávez è solidamente garantita dal ruolo di produttore di petrolio del Venezuela e dalla rete di rapporti che il suo antiamericanismo gli produce – da un lato relazioni amichevoli con quei paesi i cui interessi geostrategici sono conflittuali con quelli USA, dall’altro il “tifo” di comunisti ed altermondialisti in tutto il mondo, Italia ovviamente compresa.

Postilla italica – A chi si riferiva Pierluigi Bersani quando ha dichiarato: “Non vorrei che dopo Berlusconi arrivasse Chávez”? Probabilmente – azzardiamo – il segretario del PD aveva in mente l’autocandidatura alla guida del centro-sinistra da parte di Nichi Vendola, uno che proviene da quell’area di sinistra radicale nella quale da sempre il presidente del Venezuela riceve benevola attenzione e spesso espliciti consensi