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La legalità è garantista, l’illegalità è giustizialista

– Uno dei meccanismi più subdoli utilizzati dall’anti-politica o dalla non-politica è quello di provocare il rovesciamento di senso dei fatti e delle parole. E così, seguendo un tale e sistematico sovvertimento della realtà, i vinti finiscono spesso con il vestire gli abiti dei vincitori, il talento e il merito diventano un ostacolo invece che una forza, la furbizia viene percepita e mostrata come una valore mentre l’onestà e l’intelligenza sono lette dai più come segni di debolezza e di ingenuità. Ma così facendo la Forza della politica finisce con il soccombere sotto i micidiali colpi inferti dal Potere dell’anti-politica. Insomma, in tal modo, rovesciando il significato delle parole, il Potere svuota il dialogo, impoverisce il linguaggio, distrugge il “logos”, impedisce la comprensione, interrompe la comunicazione e, alla fine, quel che resta è solo il vuoto di un Nulla che avanza, un cumulo di macerie sotto cui la Politica viene sepolta.

E’ quel che sta accadendo anche con la parola “legalità”. Perché la sfida odierna non è, come si vuol far credere, tra legalità e garantismo. E bene ha fatto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a ricordare che “garantismo e legalità non sono contrapposti”. Ancora una volta, infatti, c’è qualche furbo che vorrebbe rovesciare il senso delle parole e svuotarle di significato. Il gioco, però, stavolta, è stato scoperto e smascherato: c’è chi sta tentando di trasformare il vocabolo “legalità” in un sinonimo del termine “giustizialismo”. E’ un’operazione di corto respiro dettata da logiche non-politiche e anti-politiche. La dicotomia, casomai, oggi come ieri, è tra legalità e illegalità. Lo scontro non è tra garantisti e giustizialisti, ma tra legalità e illegalità.

Chi vorrebbe far coincidere il rispetto della legalità con il termine giustizialismo sta semplicemente realizzando l’ennesimo rovesciamento di significato delle parole. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, il garantismo appartiene al senso di legalità mentre è nell’illegalità che si produce il giustizialismo. Più cresce l’illegalità, infatti, e più crescono le ingiustizie. E le ingiustizie portano al giustizialismo. Anzi: il giustizialismo è una delle forme che ha assunto l’illegalità a causa della mancanza di uno Stato di diritto, per l’assenza di legalità, per il rovesciamento delle regole.


Autore: Pier Paolo Segneri

Nato a Frosinone nel 1973, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza, con una tesi su Leonardo Sciascia e la mafia. Scrittore, regista e autore teatrale, scrive editoriali per riviste e quotidiani. Nel 1997 è stato consigliere comunale di Frosinone. Diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma, ideatore del progetto politico della Rosa nel Pugno, che ha anticipato nel 2004 con il suo pamphlet intitolato "La rosa è nel pugno". Dal 2000 è iscritto e militante dell'area radicale.

12 Responses to “La legalità è garantista, l’illegalità è giustizialista”

  1. max scrive:

    Ormai però Fini si diverte a fare la voce fuori dal coro, per solo voglia di primeggiare. Come mai con tanta forza Fini non fa vedere il successo della lotta all’evasione, alla criminalità e ai clandestini?
    Parla su tutto ma tace su granata, è da stolti non vedere una strategia comune dei bocchino e c.
    Ricordiamoci che in una democrazia liberale chi è sovrano è solo il popolo, non le masturbazioni mentali dei politici.
    C’è un programma di governo con il quale si è andati a prendere i voti, solo quello è da fare, non bisogna inventare nient’altro ne tavoli ne congressi o riunioni, cosa fare è già scritto, possiamo soltanto discutere (tra di noi e non in pubblico la strada per raggiungere al meglio quegli obiettivi).
    E’ il classico vecchi politico…

  2. pippo scrive:

    E Fini che tifa per le esternazioni di Spatuzza sarebbe un esempio di garantismo e legalità? Ma per favore. Ora basta i finiani hanno fatto fin troppi danni. Il discorso di Verdini è un conto. Se Verdini e soci hanno fatto delle cazzate è giusto che ne scontino gli effetti. Ma questo è in subordine all’ipocrisia della cricca finiana che punta solo a far perdere voti al centro destra con polemiche pretustuose che rimano troppo spesso con la sinistra. Fuori basta è ora di finirla con questa storia. Bocchino e compagni si accomodino alla corte di D’alema e Bassolino.

  3. basta scrive:

    Con le dichiarazioni di oggi Fini deve uscire e di corsa dal PDL, lui che liberale non è mai stato.
    Quando indagato era Bocchino stava zitto.
    In campagna elettorale regionale non ha mosso un dito per via del suo ruolo, ora magicamente il suo ruolo non conta e parla tutti i giorni di politica.
    Il Sig. Fini dimentica che in tutte le organizzazioni c’è la democrazia, lui è minoranza o si adatta e tace o esce.
    Da quando ha cambiato donna ha dato fuori di testa quest’uomo.
    Pensare che poteva esser l’erede di Berlusconi se invece che fare il politicante avesse imparato ad agire concretamente.
    Ora è destinato a sparire nell’oblio cercando ridicole alleanze a sinistra ripudiando tutti i suoi ideali.

  4. marco scrive:

    Ridicolo e servile articolo alla supercazzola prenaturata. Fini, ormai più oltranzista di Di Pietro, travolge i principi costituzionali più importanti.

  5. “Il Sig. Fini dimentica che in tutte le organizzazioni c’è la democrazia, lui è minoranza o si adatta e tace o esce.”
    lo potremmo chiamare un manifesto del liberalismo…
    “Pensare che poteva essere esser l’erede di Berlusconi se invece che fare il politicante avesse imparato ad agire concretamente.”
    e ti sembra una buona cosa? essere l’erede del berlusconismo??
    di questo schifo di politica?? cosa intendiamo per agire concretamente?? fare i servi?? dire si al processo breve? dire si al ddl intercettazioni? a Verdini, Cosentino e Dell’Utri??

  6. pippo scrive:

    Anche a me piacerebbe un PdL più attento alle persone cui si danno responsabilità. Tuttavia proprio per questo Fini è da aborrire. Il suo comportamento dimostra il più totale disprezzo nei confronti degli stessi elettori. Verdini e Cosentino non sono nulla al confronto. Che costoro poi abbiano da scontare qualcosa con la giustizia, bene che ciò sia e nulla da dire. Ma politicamente il problema qui è Fini. Non Cosentino e Verdini.

  7. visti questi commenti non e’ meglio k voi di Libertiamo fate un articolo sul quale spiegate chiaramente i motivi per cui state con Fini???
    cosi’ un po’ per chiarire le idee a chi segue questo sito, che ,si spera, si indentifica nei valori del liberalismo

  8. ok ,grazie marianna, ora almeno chi ha criticato strenuamente Fini, e ha invitato BDV a staccarsi da lui, avra’ le idee un po’ piu’ chiare
    per il resto, forza Fini

  9. carlo scrive:

    è la stessa tecnica usata per creare la finta contrapposizione laici-cattolici,quando in realtà sarebbe laici (compresi i cattolici) vs clericali. quest’ultimi vogliono far passare la laicità per “laicismo”,assenza di valori,sfrenato individualismo…

  10. Pier Paolo Segneri scrive:

    Bravissimo Carlo, hai colto nel segno. E’ proprio così. Ben detto. E’ lo stesso procedimento “manipolatorio” che produce conflitti pretestuosi e falsi, come per laici-cattolici. Si tratta di conflitti tesi a confondere le idee e a disinformare. C’è chi vede nel garantismo la strada per l’impunità. Ma l’impunità è l’opposto del garantismo. L’impunità è giustizialista. Il nostro spirito, invece, è legalitario, cioè garantista. Insomma, come ho già scritto, è l’illegalità che produce un vero giustizialismo! Basti guardare dentro le carceri italiane e vedere le condizioni dei detenuti, degli agenti e di tutta la comunità penitenziaria. I reclusi, oggi, subiscono anche una pena accessoria: quella della “tortura” dovuta alle conseguenze del sovraffollamento degli istituti penitenziari. In altre parole, le nostre carceri, come ha affermato il ministro Alfano, sono strutture ridotte a condizioni d’illegalità perché, attualmente, “fuori dalla Costituzione riguardo al principio di umanità nell’esecuzione della pena”. Parola sue.

  11. marco scrive:

    mi diverte e aconr più mi spaventa leggere commenti in cui “c’è la DEMOCRAZIA” per cui o taci o sei fuori. Sono passati molti anni da quando ero uno studente, ma non ricordo che il termine democrazia mi venisse spiegato con “o dai sempre ragione al capo-proprietario-padrone o stai zitto, sei fuori, sei un giustizialista o peggio ancora un comunista. C’è un disegno politico dietro le esternazioni di Fini? Chissà, forse (anche se qualcuno ha scritto che ci avrebbe guadagnato di più a dire sempre sissignore), ma da quando esprimere delle opinioni è antidemocratico? Anni fa un grandissimo giornalista disse “gli Italiano non sanno andare a destra senza il manganello”… meditate gente, meditate…

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