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Per il bene dei siciliani

– Ben 20.000 erano i lavoratori a tempo determinato della Regione Sicilia che rischiavano di non avere il contratto rinnovato. I tagli in manovra minacciavano di sottrarre agli organici dell’amministrazione regionale (23.000 dipendenti fissi, 10 volte più della Lombardia) il supporto fondamentale dell’esercito di colleghi precari a rischio abbandono. Un’immonda ingiustizia che il Ministro Tremonti non ha esitato a emendare. L’isola continuerà ad avere 43.000 dipendenti regionali (20 volte più della Lombardia). I siculi contribuenti ne hanno diritto. Per il bene dei siciliani, preghiamo. Amen.


La messa cantata al ‘bene dei siciliani’ ha una sua liturgia, uguale a se stessa – si teme – da che Stato Unitario fu. Oggi funziona così: il Presidente Lombardo va a Roma da Berlusconi, Letta, Tremonti, intona il salmo e non torna mai a mani vuote. Ottenere risorse dal governo nazionale per alimentare le disfunzioni del sistema regionale è il cuore della funzione politica siciliana la quale è, insieme, politica estera (i rapporti con Roma), politica economica (le risorse da chiedere a Roma) e politica interna (le alleanze che, nell’isola a statuto speciale, seguono traiettorie non sempre convergenti con quelle tracciate a Roma).

Peculiare, la politica interna siciliana! Un paio di mesi fa, per dire, la penultima crisi del governo regionale si risolve quando, pur di riuscire una buona volta a far venire al mondo il (mai nato) progetto riformatore del Presidente autonomista, si crea una geometria parlamentare (il consiglio regionale in Sicilia si chiama Parlamento ed i consiglieri Deputati) che più variabile di così è difficile immaginare: Pd e Pdl Sicilia (il partito di Micciché) al governo insieme all’Mpa; il Pdl lealista (Schifani-Alfano) più l’Udc dell’eclissato, ma non vaporizzato, Totò Cuffaro, all’opposizione. Un ‘laboratorio politico’ di ambizione normanna, quello nato dalla rupture siculo-pidiellina. Eppure la creatura va in crisi prima ancora di completare lo svezzamento. E crisi ancora è.

Per il bene dei siciliani, Raffaele Lombardo si batte ora per non far morire, con la giunta – di per sé già trapassata – anche quel progetto innovatore pensato “nell’interesse primario, anzi esclusivo, del popolo siciliano. Un grande progetto – scrive l’alleato-potenziale-successore del governatore, Gianfranco Micciché, su Sud – assolutamente non barattabile con incarichi e poltrone.”

(No, il baratto no. Ottimo. Ma la faccenda dei precari socialmente inutili salvati da Roma, se non un baratto in cambio della fiducia sulla manovra – e del placet di Berlusconi alla staffetta per la guida del governo isolano – cos’altro è?)

In prima linea per il varo del natante battente bandiera ‘Sicilia riformista’ anche i finiani, cioè Fabio Granata. Il quale Granata, tuttavia, in materia di giustizia, garantismo e Dell’Utri sta a Micciché&Lombardo come la Bongiorno sta all’avvocato Ghedini. Alla vigilia della diciottesima commemorazione della strage di Borsellino, Granata, che della ricorrenza è un avanguardista, consegna al Secolo l’auspicio di non scorgere alla fiaccolata “presenze stonate”, tipo chi “ha solidarizzato con condannati per mafia esaltatori di mafiosi (leggi: Micciché, ndr).”

Ma non è (solo) su mafia&co che si consuma la frattura nel Pdl di Sicilia. Ci sono ragioni profonde, consustanziali. Tant’è che di Pdl, in Sicilia, ce ne sono ormai almeno tre. Quello di Micciché (Prestigiacomo-friendly), quello di Granata (legalitario-riformatore) e quello di Schifani e Alfano. Quest’ultimo Pdl è quello che dà la linea ufficiale per conto – si presume – del leader Berlusconi, a cui freudianamente i suoi accoliti attestano ‘lealtà’. Ma la linea di Berlusconi, se c’è, qual è? Perché il Pdl che fa politica, ha i voti e sta al governo, in Sicilia, è quello di Micciché, non quello di Berlusconi. È Micciché, ad esempio, che traccia la rotta del divenendo Lombardo-quater di cui ormai da settimane i siciliani attendono il varo.

Lo champagne è ancora in frigo, ma prima o poi – statene certi – la nave salperà. Per la cronaca: tra le ipotesi al vaglio, l’ultima a farsi strada è quella del ‘governo tecnico’, ma di tecnici Micciché non vuol neppure parlare. Che la politica si assuma le proprie responsabilità – insiste il leader di Pdl Sicilia. E che siano i politici, non i tecnici, a fare quelle stra-benedette riforme di cui si attende il vagito sin dagli esordi del Lombardo-first. Tutti le vogliono, le riforme siciliane – le vuole Lombardo, le vuole il Pd, le vuole Micciché ma pure i lealisti. Le vogliono tutti, appunto, persino l’Udc. Ma alla fine nessuno le fa. Anzi no, una riforma – quella della sanità – la prima giunta Lombardo l’ha fatta. Eppure è su quel provvedimento che ha arginato, se non proprio rivoluzionato, le inefficienze criminali del sistema regionale, che quel primordiale, promettente governo è malamente caduto. Bizzarro, no?

Intanto, per il bene dei siciliani, si continua così. Senza bussola. Senza quid. Senza la minima responsabilità. Con assessori confindustriali (prestito della società civile) a lamentare lo stallo e vaticinare il default, e politici trasversali a (fare e) denunciare complotti. Ma chi comanda, in Sicilia? E chi sta con chi? Boh!

Un rompicapo. Ma nella politica siciliana le cose funzionano così.Vanno contestualizzate. Ed il contesto lì è quello che è: una composizione economico-sociale di paradossale insostenibilità, una proverbiale tradizione di inettitudine amministrativa ed una disfunzionalità democratica viziata dalla pachidermica e tentacolare estensione dello spazio pubblico. Non c’è mercato, in Sicilia. C’è la politica che si fa, di volta in volta, datrice di lavoro o provider di sussidi, rendendosi comunque dannosamente necessaria.

È la politica che procaccia il ‘bene’ ai siciliani, dispensandoli dall’impiccio di provvedere da sé. Sia inteso: sono i cittadini che le cedono sovranità. Sudditi, si. Ma felici di esserlo, soddisfatti come sono del privilegio di poter confidare sull’onorevole mandato dei rappresentanti istituzionali a ‘provvedere’. D’altra parte, a bene vedere, in Sicilia il benessere abbonda!

Sarà per questo che Tremonti non ha voluto sentire le ragioni di Formigoni ma quelle di Lombardo sì. Il Ministro valtellinese non si fa certo scrupolo a denunciare le malmostosità del sistema ‘Meridione d’Italia’. Né si può dire che le concessioni alle pur improponibili richieste dei siciliani confliggano davvero con gli interessi dello stakeholder nordista.

Al contrario, Tremonti deve aver compreso che in quello che i terroni ripetono sempre, e cioè che la Sicilia è “un’altra cosa”, c’è non solo del vero ma pure dell’utile.  Ma sì, dai, ingrassare la bestia fino a farla scoppiare. E stavolta definitivamente. Poi, magari, proporre la cartolarizzazione delle macerie ai cinesi e con il ricavato, chissà, sanare il debito pregresso dei contribuenti del nord. Una strategia alla Sun Tzu pro domo nordista, corroborata oltretutto dalla complicità della vittima, beata persecutrice di bene comune.

È un’iperbole, certo. Ma quando si affrontano le questioni isolane, capita sovente di smarrirsi nel paradosso nonostante la bussola saldamente tarata sul ‘bene dei siciliani’. Lo smarrimento tuttavia colpisce solo noi osservatori. Ché timonieri e macchinisti, nel parossismo della siculogia politica, si orizzontano invero persino meglio di Ulisse.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

6 Responses to “Per il bene dei siciliani”

  1. Salvatore scrive:

    Sono d’accordo “L’isola continuerà ad avere 43.000 dipendenti regionali (20 volte più della Lombardia). I siculi contribuenti ne hanno diritto. Per il bene dei siciliani, preghiamo. Amen.” Purchè lavorino seriamente fatto che non succede. Solo 1 su 100 fa il proprio dovere, glio altri hanno doppia attività pertanto è uno spreco di risorse economiche, altro che diritto ai contribuenti.

  2. Simona Bonfante scrive:

    @ salvatore. il termine ‘diritto’ è da intendersi in senso ironico!

  3. teodoro scrive:

    Gentile Simona,
    Lei e’ tra i pochi ad avere scritto efficacemente sulla anomala situazione politica siciliana. Mi lasci pero’ dire una cosa. Mentre il suo giudizio su Micciche’ e’ negativo (giustamente fa del sarcasmo ipotizzando un ‘baratto’) nessun giudizio sembra trasparire sull’azione politica degli uomini dell’On. Granata. Essi stanno contribuendo – attivamente con tanto di assessori – insieme a quelli di Micciche’ (che dal suo blog continua a difendere il Sen. Dell’Utri) – a tenere in piedi il governo regionale di Raffaele Lombardo, Francesco Musotto, etc. (tutti personaggi coinvolti in passato in fatti inquietanti, per usare parole di Borsellino e per non usare altri aggettivi). Quelli cioe’ che sono andati giorni orsono a battere cassa da Berlusconi per mantenere in piedi l’esercito dei 43mila dipendenti regionali (che alla prossima tornata – insieme ai loro parenti – gli daranno il voto).
    L’On. Granata non puo’ ergersi a paladino della legalita’ (quindi essere definito rappresentante del ala legalitaria-riformatrice del PDL) stando ‘a tavola’ con quelli che ‘fottono’ la Sicilia. Non basta celebrare Borsellino e attaccare il PDL alla cieca (a mio parere alla ricerca di mera visibilita’).
    Ma il responsabile di questo blog (tra i membri nazionali di Generazione Italia) cosa ne pensa? Cosa pensa del fatto che il blog di Micciche’ e’ linkato alla home page di Generazione Italia? A sua volta il blog di Micciche’ e’ linkato a quello di Lombardo, e quello di Lombardo riporta quali links i blogs di Generazione Italia, di Fabio Granata e di Francesco Musotto…E’ un comparaggio politico (e mediatico) inopportuno.
    Saluti

  4. Simona Bonfante scrive:

    @ teodoro
    credo che ai tuoi quesiti abbia risposto oggi carmelo palma qui.

    http://www.libertiamo.it/2010/07/27/l%E2%80%99espulsione-di-granata-i-reati-%E2%80%98giusti%E2%80%99-e-le-denunce-%E2%80%98sbagliate%E2%80%99/

    personalmente trovo di difficile applicazione alla politica siciliana gli schemi interpretativi comuni nell’universo civile. in parte temo sia per questo che in così tanti dalla sicilia abbiano deciso di andar via.

  5. tips scrive:

    First class blog post.

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  1. […] 24 luglio 2010 di Simona Bonfante per Libertiamo.it […]