– Ha fatto molto discutere la norma contenuta nel “decreto legge energia” che semplifica il quadro delle incompatibilità per la nomina dei membri dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare.  Il decreto legge prevede che, in sede di prima nomina, il presidente possa essere scelto anche tra i parlamentari o tra quanti ricoprono altri incarichi pubblici, e che ai quattro componenti designati dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente sia consentito ricoprire altri uffici pubblici, purché non siano elettivi.

Una deroga che secondo molti costituisce il via libera alla nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia. Un nome, quello del professore, che circola da tempo e che risponde all’esigenza di rassicurare l’opinione pubblica e dare solidità ad un progetto di politica energetica di lungo periodo. Il senatore del PD, oncologo di fama internazionale, sembra il nome giusto per dare massima credibilità all’azione di un’autorità che avrà tra i tanti compiti quello di garantire la tutela della salute.

La scelta di un esponente dell’opposizione renderebbe poi il ritorno all’atomo qualcosa di diverso da una precaria avventura dell’attuale governo, una bandiera per la legislatura; ne farebbe piuttosto un progetto duraturo, necessariamente irreversibile, capace di radicarsi su un consenso politico trasversale. Tuttavia, la strada che porta alla nomina di Veronesi a capo dell’Agenzia non è affatto in discesa. Proprio sulla compatibilità della carica di presidente con quella di parlamentare ha sollevato aspre polemiche al Senato. In sede di conversione del decreto legge, la stessa Commissione Affari costituzionali ha proposto l’abrogazione dell’intero articolo sull’Agenzia. L’opposizione ha risposto con una pregiudiziale di costituzionalità respinta dall’assemblea.

La maggioranza ha ceduto cancellando le novità relative alla nomina dei componenti dell’Agenzia, per i quali rimane quindi il divieto di cumulo degli incarichi; non ha fatto alcun passo indietro, invece, sulla compatibilità della carica parlamentare con quella di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Un compromesso che non pare soddisfi l’opposizione. L’obiezione rimane: l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare deve essere indipendente e super partes; la nomina di un eletto in Parlamento al suo vertice ne mina l’autonomia.

Il provvedimento passa ora alla Camera dove i margini di modifica del testo del decreto sono esigui, pena il sacrificio di porzioni di vacanza estiva. Il termine per la conversione in legge del decreto, infatti, è il 7 settembre e per il 6 agosto massimo si spera di chiudere il Parlamento per ferie. Ad ogni modo, il Governo non può che attendere il da farsi. L’Agenzia avrebbe dovuto essere operativa già da alcuni mesi, ma lo scontro consumatosi in Parlamento suggerisce una riflessione sull’opportunità di insistere su un nome forse non così gradito, come ci si poteva attendere.

Per altro, la permanenza dell’interim del Presidente del Consiglio al Ministero dello Sviluppo economico, se da un lato consente di superare gli attriti con il dicastero dell’Ambiente che hanno a lungo ostato alla composizione dell’autorità, dall’altro  priva il dicastero di via Veneto di un titolare effettivo, capace di iniziativa autonoma. Se l’opzione Veronesi si rivela mancare di convenienza politica, la scelta dovrebbe a quel punto cadere su una personalità di acclarate competenze, un tecnico che conosca il settore elettrico così come il mondo delle istituzioni con cui dovrà confrontarsi.