Il garantismo (e la legalità) secondo noi

– di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia del 23 luglio 2010 –

Il garantismo è stato – e per molti versi continua ad essere – considerato un lusso, visto che in Italia, come spesso ricorda Giulia Bongiorno, la “giustizia” è politicamente subordinata alla “sicurezza”. La contagiosa seduzione per le soluzioni giudiziarie (per qualunque problema: dall’immigrazione, all’inquinamento dall’abusivismo all’igiene pubblica) ha innescato una folle rincorsa panpenalistica che in questa legislatura ci siamo, peraltro, ben guardati dall’arrestare.

La cultura della legalità, cioè della regola, è finita così travisata in una colpevole abitudine all’eccezione, ad un utilizzo abnorme della tutela penale e alla paradossale identificazione della giustizia con l’esercizio dell’azione penale, cioè con l’accusa. Il garantismo designa quindi un’esigenza, tutt’altro che soddisfatta, di misura e di equilibrio, di parità di diritti e di mezzi tra accusa e difesa e di tutela delle garanzie processuali e della presunzione di non colpevolezza. Per altro, il garantismo non va considerato come beneficio riservato ad una parte, la difesa, ma come una qualità dell’intero sistema penale, che ne assicura, in senso proprio, la “giustizia”.

Da garantista impenitente, trovo invece più che discutibile l’uso politico del garantismo.  L’inclinazione a sovraccaricare la giustizia di funzioni sociali ha comportato come conseguenza che alla magistratura molti continuino ad assegnare un compito, quanto mai improprio, di garanzia costituzionale della “moralità” dei politici e della politica. Sono i magistrati a dovere fare “piazza pulita” nei partiti e selezionare le “mele marce”? Penso di no.

Penso che i magistrati siano chiamati a perseguire i reati (quindi anche quelli compiuti dai politici), ma non ad operare, direttamente o indirettamente, per il rinnovamento e la moralizzazione dei partiti. A questo i partiti devono provvedere da soli, valutando responsabilmente le condotte dei propri dirigenti e rappresentanti e non aspettando che siano i magistrati a sbrogliare la matassa delle responsabilità politiche.

Nessun politico è “condannato” da un’imputazione, né, però, è “garantito” dalla presunzione di non colpevolezza. Se è sbagliato il linciaggio preventivo di un politico indagato, è intollerabile che si consideri, per definizione, politicamente ammissibile e perfino legittimo tutto ciò che non ha meritato una condanna definitiva dalla Cassazione e qualunque fatto, anche conclamato, che non sia stato oggetto di accertamento e di pronuncia giudiziaria.

Non tutto ciò che è “male” deve essere reato. Ma non tutto ciò che non è reato deve essere considerato “bene”, visto che i valori dell’etica civile, anche all’interno di una forza politica, non si desumono per differenza dal codice penale. Questo uso elusivo del garantismo – che molti nel PdL sbandierano come un dovere morale – peraltro non difende, ma disarma una forza politica.

Vogliamo fare battaglie garantiste? Facciamole! Allora contestiamo l’abuso delle misure cautelari, istituiamo, finalmente, la responsabilità civile dei magistrati, realizziamo la separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti. E ancora: affrontiamo, senza timore di essere impopolari, le condizioni incivili di detenzione a cui sono costrette decine di migliaia di persone (molte delle quali ancora in attesa di giudizio) e evitiamo di respingere, per ragioni di “efficienza”, insieme a tutti gli irregolari, anche i clandestini che hanno diritto all’asilo politico.

Il garantismo è sacro, sempre e comunque. Ma non impone per questo la sospensione del giudizio politico, su vicende il cui profilo penale è ancora tutto da chiarire e magari destinato ad evaporare; il che vale anche per i fatti che occupano le cronache in queste settimane. Il perimetro della responsabilità penale e quello della responsabilità politica possono a volte sovrapporsi, mai coincidere.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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