Categorized | Capitale umano

Con gli stranieri si comunica anche col tatto e le ‘giuste distanze’: attenti, perfino il premier le sbaglia!

– Estate, tempo di vacanze , di nuove conoscenze anche tra persone di diversa nazionalità. Aumentano le occasioni di contatti fisici ravvicinati con persone con usi e costumi molto diversi da quelli ai quali siamo abituati e con essi i rischi di equivoci, di “gaffe”, con il conseguente pericolo di rimediare qualche ceffone o qualche male parola, oppure di incrinare un rapporto di amicizia o conoscenza appena accennato.

L’aptica è una forma di “comunicazione non verbale” fondata sulla percezione tattile, definibile per esteso come la  “sensibilità dell’individuo verso il mondo adiacente al suo corpo”.  Essa si intreccia spesso con un’altra disciplina, la prossemica, che misura le distanze tra soggetti in una comunicazione sia verbale che non. Entrambe le discipline sono in costante evoluzione come in costante evoluzione sono le popolazioni e i rapporti comunicativi che si instaurano al loro interno fra gli individui.

I testi, i manuali, internet, possono essere certamente di aiuto per comprendere i canoni variabili di una comunicazione non verbale, ma nulla può eguagliare lo spirito di osservazione del viaggiatore educato. Per non essere “apticamente” e “prossemicamente” fuori luogo è necessario osservare con attenzione come si comportano i locali tra di loro nei contatti fisici ravvicinati e cercare, nei limiti del possibile, di attenersi a tali comportamenti se si vuole entrare in empatia con essi.
 
Fermo restando dunque il valore primario e imprescindibile dell’osservazione, di seguito elencherò qualche utile consiglio per la corretta comunicazione fisica tra “diversi”.

Evitate di prendere alla lettera frasi racimolate a caso su internet su “come comportarsi all’estero” o su “come comportarsi con un arabo, un cinese, ecc” spesso si tratta di luoghi comuni superati dai tempi.

La soluzione migliore, se ne avete la possibilità, è quella di parlare apertamente con qualche straniero di vostra conoscenza di come ci si comporta nel suo paese di origine o tra i suoi connazionali in Italia.

Attenzione, non sempre i comportamenti coincidono. Così come capita che lontano dall’area metropolitana si conservi un linguaggio più arcaico e puro così capita che certi atteggiamenti cosiddetti “tradizionali” si conservino maggiormente tra le popolazioni emigrate all’estero che tra le persone rimaste nella madrepatria.
Vi meraviglierete, ad esempio, nel vedere nel Magreb stili di vita “occidentali” notevolmente maggiori rispetto a quelli praticati da alcune popolazioni magrebine stanziate da decenni in Italia.

E’ chiaro che fare il “vitellone”  o “il mattatore” nei paesi arabi o mussulmano-integralisti è altamente sconsigliato, ma sarebbe altrettanto errato credere di poterlo fare in paesi considerati come di per sè più simili a noi. Con questa falsa idea un certo tipo di turisti italiani ci ha fatto passare all’estero per un popolo di maleducati “caciaroni”. Perché essi ritenevano, a torto, di essere in nazioni “simili alla nostra”, mentre magari non si sarebbero mai permessi atteggiamenti simili in paesi rigidamente mussulmani o… in Cina.

In genere le “guide per i viaggiatori” raccomandano di stare attenti con il linguaggio verbale. Di non sottovalutare i “falsi amici”, termini che sembrano simili agli equivalenti italiani ma che in realtà nascondono significati profondamente diversi, come il classico “burro” che in spagnolo non equivale al nostro derivato del latte, bensì al nostro “asino”.

Mentre esistono fior di manuali per spiegare la diversa “prossemica” dei popoli, che insegnano come “tenere le distanze” viene, a mio parere, sottovalutata l’importanza di una scienza del comportamento umano che può ingenerare figuracce di non poco conto. Mi riferisco all’ “aptica”, la scienza che studia i “contatti fisici” tra le persone. Se all’estero sbagli un vocabolo al massimo rimedi un sorriso di compatimento, se sbagli il calcolo delle distanze (prossemica) vedrai che le persone si allontanano, se sbagli un contatto fisico ravvicinato, invece, allora sono guai,  e rischi di ricevere un bel ceffone, se non peggio.

Spesso la difficoltà di parlare apertamente di “aptica” deriva dalla tendenza a far coincidere i rapporti fisici coi soli rapporti sessuali. Ma questo è un errore, perché esistono anche le strette di mano, i baci tra amici, il ballo, insomma c’è da sbizzarrirsi per comprendere l’aptica degli altri popoli senza arrossire di vergogna.

Alquanto bizzarra e contraddittoria è, per esempio, l’aptica del nostro presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Personaggio dall’accurata costruzione dell’immagine, con una inconsueta capacità oratoria, appare invece alquanto impacciato nei contatti fisici con i suoi colleghi politici esteri, a volte dando “pacche sulle spalle” fuori luogo a capi di stato. Impaccio che cela con un dichiarato “istrionismo” e con quella che lui stesso ha definito la “politica del cucù”. Istrionismo mal  sopportato all’estero e che anche in Italia comincia ad essere considerato con sempre minore benevolenza, al punto che non è valso ad evitare al premier un netto calo della popolarità. Sarà più colpa dell’aptica o della politica?


Autore: Giovanni Papperini

Giovanni Papperini. Laureato in legge, libero professionista, 57 anni, esperto di corporate immigration e relocation, vive e lavora nel quartiere “Talenti” a Roma e, come titolare dello Studio Papperini Relocation ( www.studiopapperini.com ) e Presidente del Ciiaq ( info@ciiaq.org - Comitato italiano immigrazione altamente qualificata), si occupa di attrarre talenti da ogni parte del mondo in Italia, aiutandoli a superare gli ostacoli della burocrazia e ad integrarsi nella realtà del Paese.  Ha “attratto” dall’Austria anche la moglie, con cui ha avuto due gemelli.

One Response to “Con gli stranieri si comunica anche col tatto e le ‘giuste distanze’: attenti, perfino il premier le sbaglia!”

  1. Patrizia scrive:

    Condivido pienamente il contenuto del testo.
    Purtroppo spesso noi italiani ci comportiamo – e, ahimé, non solo all’estero – in modo estremamente maleducato e questi comportamenti, forse da tempo eccessivamente tollerati nei nostri confini, diventano davvero sgradevoli per persone appartenenti ad altre culture.
    Indubbiamente quando gli esempi di carenza di stile e di senso della misura e dell’opportunità provengono da coloro che rappresentano il paese in contesti internazionali la questione diviene più grave anche perché è implicito un efffetto di “rinforzo” di tali comportamenti. Comunque, se questi fossero gli unici problemi della premiership berlusconiana …… sarei felice di accontentarmi!!!

Trackbacks/Pingbacks