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Chavez contro la Chiesa, prove di socialismo reale

– “Maiale, troglodita, inetto, indegno”. Va in onda in diretta TV lo show di El Presidente. Ma non preoccupatevi, non siamo in Italia.  Nel Venezuela di Hugo Chavez sono tempi duri per la Chiesa cattolica e l’arcivescovo di Caracas, Jorge Urosa Savino, è costretto ad assistere alla mitragliata di epiteti che gli piovono addosso. Il rigurgito del socialismo reale del resto sogna lo Stato totale. Uno Stato che non tollera opposizione, dove la maggioranza non può essere criticata. Un potere pubblico che decide, senza bussare alla porta, di entrare nell’azionariato dell’unica tv di opposizione e di chiudere Vale TV, il canale televisivo controllato dalla Chiesa che non si piega al regime, al fine di “recuperarlo” e “metterlo al servizio del popolo”.Gli attacchi nelle ultime settimane si sono concentrati sulla conferenza episcopale venezuelana. I vescovi del Venezuela sono colpevoli di aver criticato un sistema politico ormai sull’orlo del precipizio e vicino alla dittatura. La Chiesa venezuelana però parla con cognizione di causa. Nel corso del ventesimo secolo ha visto, lentamente e con fatica, migliorare la sua posizione nei confronti del potere statale. Fu solo nel 1964, durante il governo di Romulo Betancourt, mediante la firma e la ratifica del concordato con la Santa Sede che si pose fine al regime del Patronato Real che subordinava le attività Chiesa al controllo dello Stato. Gli accordi diedero la possibilità alla Chiesa di esplicare con più libertà la sua missione pastorale mediante la pubblicazioni di decreti, lettere pastorali, bolle. L’accordo confermò il finanziamento dello Stato per le missioni cattoliche presso le popolazioni indigene e le misure generali di supporto finanziario. Una Chiesa finalmente libera che, con grande abilità politica e diplomatica, è riuscita ad entrare nel vivo del tessuto sociale venezuelano. Chavez ora vuole ribaltare il tavolo e rivedere gli accordi del 1964. La Chiesa, finalmente libera dal controllo statale, crea fastidio. Non è controllabile ed addomesticabile al regime.

In Vaticano sale la preoccupazione per le iniziative del presidente venezuelano ed  in settimana è stato Tarcisio Bertone in persona a telefonare al ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro per chiedere ragguagli sulla situazione.
Non è solo la realpolitik delle cancellerie ad essere in ballo. L’attività di resistenza della Chiesa cattolica nei confronti di un regime che, giorno dopo giorno, prende sempre di più una piega dittatoriale è preziosissima. Human Rights Watch ha sottolineato come il rischio di censura nei confronti dei giornalisti sia ormai altissimo e solo qualche mese fa l’Organizzazione degli Stati americani ha pubblicato un dettagliatissimo rapporto di 300 pagine che documenta tutte le violazioni dei diritti fondamentali commesse da Chavez.

Il Cardinale Urosa, nonostante le offese ricevute, ha chiesto un dialogo sereno e rispettoso con lo Stato venezuelano ed ha rifiutato di andare a deporre davanti all’Assemblea nazionale dove  avrebbe dovuto motivare i suoi attacchi contro Presidente della Repubblica. D’altronde mai come in questo caso, come hanno scritto il Consiglio nazionale dei laici ed il Consiglio diocesano, la conferenza episcopale venezuelana è consapevole del suo ruolo, ma sotto il tiro del Presidente perché “indica problemi e dice le verità che fanno parte del sentimento della maggioranza dei venezuelani”, come quella  per cui “il fallimento del socialismo reale è una realtà ben più che evidente”.
Chavez intanto è iperattivo su più fronti e lavora senza sosta. Finiti i mondiali, Alo’ Presidente, la sua trasmissione tv settimanale, riprende al solito orario. La puntata 361 (4 ore, 53 minuti, 58 secondi) illustra i nuovi progressi nell’estrazione del petrolio: “L’oligarchia parassitaria ha dichiarato guerra. La combatteremo in nome del Popolo”.

Ed è ancora in nome del popolo che Chavez prova ad utilizzare l’ultima arma di distrazione di massa: la riesumazione dello spoglie di Bolivar. Tutto pur di non parlare di una economia sempre più in crisi e per provare a guadagnare qualche punto su un indice di popolarità sempre più in declino.
Il cardinale Urosa ed i cattolici venezuelani aspettano il prossimo appuntamento fissato per il 26 ed il 27 di luglio quando è previsto un nuovo incontro con i rappresentanti del governo. Saranno vigili. Il sonno della libertà genera mostri, anche a Caracas.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

2 Responses to “Chavez contro la Chiesa, prove di socialismo reale”

  1. beh tra Chavez e la chiesa cattolica non so chi è peggiore.

  2. luca scrive:

    Ma che informazione è questa?
    Come fate a parlare di una economia in crisi quando è esattamente il contrario? Il Venezuela con Chavez è recentemente diventato la seconda economia del Sud America, superando anche l’Argentina!!!

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