– Le polemiche sulle liberalizzazioni quest’estate arrivano anche all’ombra degli ombrelloni, dove i bagnanti forse preferirebbero pensare ad altro. In questi giorni, infatti, abbiamo potuto assistere ad una strana forma di protesta del Sindacato Italiano Balneari (o almeno al tentativo, a giudicare dalla prevedibile scarsa adesione alla stessa) che aveva annunciato per il 20 luglio l’accesso gratuito agli stabilimenti e alle spiagge per sensibilizzare i bagnanti dei problemi ai quali la categoria andrebbe incontro se il governo non farà marcia indietro rispetto al progetto di liberalizzare le concessioni alle attività turistiche sulle proprietà demaniali.

In realtà il governo si limita a recepire la direttiva europea Bolkestein, emessa nel 2006, stabilendo che a partire dal 2015, dopo un periodo di transizione, le concessioni non verranno più rinnovate automaticamente ma verranno aggiudicate ogni sei anni attraverso un’asta pubblica. Sarebbe una ventata d’aria fresca in un mercato asfittico, in cui le concessioni si tramandano di generazione in generazione e in cui l’accesso di nuovi soggetti imprenditoriali è praticamente impossibile, anche se gli organizzatori della protesta fanno notare come sarebbe molto difficile per un gestore investire in un’attività che gli potrebbe venire sottratta al termine della concessione.

L’obiezione, a mio avviso, è abbastanza debole, in quanto ogni imprenditore che opera in un mercato aperto alla concorrenza sa bene come la sua attività sia soggetta alla soddisfazione dell’utenza: chi apre un negozio e investe in esso soldi ed energie non ha nessuna garanzia che dopo una settimana, un mese o un anno quel negozio sarà ancora aperto, se verrà snobbato dalla clientela, così come chi prende in gestione un ristorante è consapevole che alla scadenza del contratto di gestione il proprietario potrà affidare l’attività a qualcun altro che offrisse di più, e questo non ha mai indotto, che io sappia, i ristoratori a lamentarsi degli investimenti fatti e poi vanificati da circostanze del genere.

Certo, è prevedibile che i tratti di spiaggia più appetibili verrebbero facilmente aggiudicati a soggetti imprenditoriali con una maggiore capacità di spesa, ma anche in questo caso, cosa ci sarebbe di strano? Per tornare all’esempio appena fatto, è immaginabile che la gestione di un ristorante a Piazza del Pantheon a Roma abbia lo stesso valore di quella di uno in periferia? Il recepimento della direttiva Bolkestein avrebbe come risultato quello di ristabilire dei valori di mercato credibili alle concessioni, inducendo i gestori degli stabilimenti balneari a ricercare la soddisfazione della clientela, soddisfazione che sarebbe l’unico strumento per migliorare il proprio giro d’affari ed essere in grado di difendere il proprio tratto di spiaggia da eventuali migliori offerenti o, perché no, di tentare di acquisire tratti di spiaggia migliori.

Ma l’obiezione più curiosa che viene fatta in questi giorni dagli esponenti del Sindacato dei Balneari (una sigla, faceva notare Aldo Grasso sul Corriere, che sembra uscita da una canzone di Paolo Conte) è quella secondo la quale in un regime di concorrenza le spiagge delle regioni meridionali verrebbero assegnate in blocco alla criminalità organizzata. L’obiezione è curiosa, ma in realtà non sorprende più di tanto, dato che spesso si sentono dire cose del genere anche dai promotori del referendum per la nazionalizzazione dei servizi idrici. Sovrapponendo concorrenza e criminalità, mercato e corruzione, si commette invece un errore ingenuo e grossolano.

In primo luogo, perché non è la libera concorrenza il regime economico che piace alla criminalità organizzata. Per sua natura la mafia offre protezione e sicurezza agli imprenditori, in cambio di pretese economiche. Recinti e privilegi pagati a caro prezzo, altro che mercato. In secondo luogo perché la criminalità e il malaffare si annidano proprio dove maggiore è il potere di intermediazione della politica, e dove il profitto dipende da fattori sempre più lontani e meno ascrivibili alle leggi della concorrenza. C’è un bel post di Carlo Stagnaro su Chicago Blog che consiglio di leggere a chi non lo avesse già fatto, proprio a questo proposito.

Per tornare ai nostri stabilimenti balneari, è più facile che la criminalità organizzata trovi appetibile fare affari sulle nostre spiagge proprio in una situazione come quella attuale, dove una volta entrati in “possesso” di un tratto di arenile (e si suppone che dei camorristi dispongano di validi argomenti per indurre un gestore a far loro posto) non c’è più pericolo di perdere la concessione pagata a “equo canone”, e dove ci si può permettere anche il lusso di praticare prezzi esorbitanti, di comune accordo con “concorrenti” con i quali non c’è mai pericolo di pestarsi i piedi. Sarà un caso se le nostre spiagge sono tra le più care d’Europa, come sentiamo ripetere all’inizio di ogni estate?