Chiesa e abusi sessuali: l’ombra dei risarcimenti attraversa l’Oceano

– Può il Vaticano sopravvivere senza immunità? Se lo è chiesto il Guardian dopo il diniego di certioriari – cioè della possibilità di esaminare il caso – da parte della Corte Suprema nel caso John Doe v. Holy See.

Nella nota vicenda americana in materia di abusi sessuali su minori, che potrebbe vedere chiamata in causa la Santa sede per l’eventuale risarcimento dei danni, la Corte Suprema americana, utilizzando la discrezionalità di cui dispone nel selezionare i casi portati alla sua attenzione (da qui il diniego di certiorari), ha “deciso di non decidere” rimandando il caso per la decisione nel merito alla Corte dell’Oregon.

E’ bene tornare sulla decisione della Corte per due ordini di ragioni: per provare a capire cosa sia successo davvero, per provare ad intuire cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi. Propongo un percorso in tre tappe: I) Lo stato dell’arte II) le novità delle ultime settimane III)i possibili scenari futuri. Ci accompagnerà in questo breve viaggio Marci Hamilton, docente di diritto e religione presso la Cardozo Law School della Yeshiva University di New York e consulente delle vittime nel processo Doe.

I) Stato dell’arte
Davanti alla Corte si sono confrontate due linee argomentative. Secondo L’avvocato delle vittime, l’ormai famosissimo Jeff Anderson, il prete accusato di molestie sessuali può essere considerato un dipendente della Santa Sede. Se si accoglie questa teoria è possibile ricorrere ad una eccezione della legge dell’Oregon che consente di citare in giudizio il datore di lavoro per gli illeciti dei dipendenti. Su cosa si fonda questa ricostruzione? La Santa Sede sarebbe incorsa in una sorta di culpa in vigilando perché, nonostante fossero note le inclinazioni sessuali del prelato, ha deciso di trasferirlo dall’Irlanda agli Stati Uniti senza attivare nessun procedimento disciplinare nei suoi confronti e senza denunciarlo alle autorità civili. Per gli avvocati della Santa Sede invece questa teoria non è da accogliere. I preti sono dipendenti delle diocesi e non di Roma, per questo non è possibile applicare l’eccezione prevista dalla legge.

II) Le novità delle ultime settimane
Come abbiamo detto precedentemente, la novità delle ultime settimane è rappresentata dal diniego di certioriari da parte della Corte Suprema. Cosa vuol dire? Secondo molti, il 29 giugno la Corte Suprema avrebbe deciso che è ora possibile citare in giudizio il Vaticano. In realtà la situazione è più complessa.
Faccio notare alla professoressa Hamilton come, in una decisione del 1995 (Missouri v. Jenkins), la Corte Suprema avesse stabilito che un diniego di certioriari non significhi che c’è stato un giudizio di merito nella vicenda, ma che semplicemente la Corte non ha ritenuto opportuno decidere il caso (questa argomentazione è stata sostenuta anche de Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, subito dopo la decisione).
Secondo la Hamilton in realtà il “decidere di non decidere” della Corte testimonia ugualmente un riconoscimento delle ragioni delle vittime. Perché? “La Corte Suprema ha rifiutato di ribaltare la pronuncia della Corte dell’Oregon che in precedenza aveva aperto uno spiraglio per i ricorrenti sulla questione dell’immunità. Soprattutto, la Corte non ha aderito alle tesi esposte dal Solicitor General e dall’amministrazione Obama che avevano richiesto un annullamento della decisione dell’Oregon”. Per questo spiega la Hamilton, “negando il certioriari, la Corte ha comunque consentito alla decisione della Corte dell’Oregon di restare valida”.
Contenta per il risultato davanti alla Corte, ma delusa dalla scelta dell’amministrazione Obama, Marci Hamilton si lascia andare ad una critica: “L’amministrazione Bush aveva rifiutato di esser direttamente coinvolta in questi casi. Oltretutto chiedendo di annullare la decisione di prima istanza l’amministrazione Obama ha rischiato di vanificare le finalità di una legge che prevede delle eccezioni da applicare per proteggere i cittadini americani”.

III) Ed ora?
La mossa della Corte Suprema riapre la partita. O meglio non la chiude. Ora tutto torna davanti alla Corte dell’Oregon. Hamilton segue il caso in prima linea e davanti alle nostre richieste se la cava con un diplomatico “Stiamo valutando la situazione. Decideremo il da farsi”. Chiamerete a deporre il Papa? “Vedremo, stiamo valutando”.

Non è facile prevedere cosa succederà dopo l’estate. Come è possibile desumere da questa breve ricostruzione, la vicenda Doe va ben oltre la vicenda di periferia di una corte d’appello dell’Oregon. In ballo ci sono i fermenti di un cattolicesimo americano che guarda con sempre più diffidenza verso i pasticciacci romani, ci sono i rapporti fra gli Stati Uniti ed il Vaticano (Obama sa che i voti dei cattolici contano e le elezioni di mid-term sono alle porte), c’è lo scontro, poco visibile per i non addetti ai lavori, fra le diocesi americane e Roma per la partita dei risarcimenti. Undici diocesi hanno dichiarato bancarotta e tra il 1999 ed il 2004 erano già stati versati 269 milioni di dollari in risarcimenti e transazioni.

Cosa può succedere se viene riconosciuta la responsabilità di Roma? Potrà sopravvivere senza immunità?


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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