Centralismo? No, quel che serve è la competizione di idee diverse

– di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia di domenica 18 luglio 2010 – “Un partito che crea un rapporto diretto tra il leader, Silvio Berlusconi, e gli elettori. Il PdL dovrebbe essere lo strumento di collegamento, a sostegno del leader”. Questo, secondo Denis Verdini, nell’intervista al Corriere della Sera di giovedì scorso, dovrebbe essere il profilo del Popolo delle Libertà. Parole chiare, da cui altrettanto chiaramente dissento. In modo poco originale, forse, rispetto a tanti presunti innovatori, io vedo per il mio partito un futuro analogo a quello dei grandi partiti europei. Non meri strumenti di collegamento tra popolo e leader, ma luoghi vitali, dove la rottura (quando non il parricidio, come per Sarkozy) è la regola dell’innovazione. Partiti contendibili, dove le leadership si affermano e non si importano per canali extra-politici, né si trasmettono per via dinastica. A che serve, rispetto al futuro, un partito immobilizzato nella difesa di una leadership tanto straordinaria quanto irripetibile?

Non mi sfugge certo che il centrodestra italiano – e lo stesso PdL –  sono nati all’incontrario, come prodotti e non come “produttori” della leadership berlusconiana. Ma se vogliamo radicare il PdL nel futuro dell’Italia e non nel suo passato eccezionale, dobbiamo lavorare nella direzione opposta a quella suggerita da Verdini. Nella sua ipotesi, il PdL inizia e finisce non solo con Berlusconi, ma in Berlusconi; nella mia si pone innanzitutto il problema di nutrire, oggi, la leadership di Berlusconi e, in seguito, quelle future, dell’indispensabile competizione di idee senza cui è impossibile scoprire idee competitive.

La recente vicenda inglese proprio questo insegna: il centrodestra è tornato al governo grazie a due leader, Cameron e Clegg, che hanno conquistato i rispettivi partiti su piattaforme decisamente innovative e, vinte le elezioni, addirittura progettano un nuovo grande partito unitario, che, se nascerà, a sua volta sarà contendibile (esattamente come lo furono i tories prima e dopo la Thatcher e i laburisti prima e dopo Blair).

La concorrenza è vitale per l’innovazione e la durata, il monopolio genera inefficienza: anche nei partiti e anche nel nuovo millennio. Quello politico non è, per definizione, un mercato perfetto, ma non può divenire, neppure all’interno dei partiti, un ambiente “costituzionalmente” anti-competitivo. L’innovazione sta anche nello scoprire alternative al modello dei partiti novecenteschi. Ma quella del partito rimane una questione politica, non logistico-organizzativa.
Le vicende degli ultimi mesi mostrano un PdL in difficoltà, nonostante non manchino i voti: la crisi non viene, per ora, dal giudizio degli elettori. L’unità tetragona del berlusconismo si sfrangia in un’organizzazione che per non diventare correntizia rischia di farsi feudale. Non manca “qualcuno” che comandi, manca “qualcosa”. E se un partito si svuota della politica, si riempie inevitabilmente di altro.

Se Berlusconi vuole lasciare in eredità all’Italia una politica rinnovata e una grande forza che unisca in modo duraturo i liberali, i moderati e i riformatori, dovrebbe ragionare sul fatto che un partito stricto sensu berlusconiano finirà, comunque, con Berlusconi. Eserciti la sua leadership con il coraggio che gli abbiamo conosciuto: non ostacoli, ma incoraggi una leale e regolata competizione di idee e personalità nel PdL. La competizione non potrà essere e non sarà contro di lui.

Fini non è un problema, ma una risorsa. Anzi: Fini è una risorsa innanzitutto perché è un problema. E questo partito ha un disperato bisogno di problemi “buoni” – di proposte nuove, pur se minoritarie, di innovazioni e di rotture ideologiche –  anche per scacciare i problemi “cattivi” – le camarille, gli interessi privati e i dossieraggi  –  che fioriscono all’ombra del consenso berlusconiano.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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