– Con un voto sofferto e trasversale del Senato federale, la Repubblica Argentina diventa il primo paese sudamericano, il secondo del nuovo continente ed il decimo nel mondo a consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il machismo è ancora estremamente visibile nella cultura argentina “di superficie” – con il tango, i gauchos o le battute omofobe di Maradona al Mondiale (“Bacio i giocatori ma nessuno pensi che mi piacciano las muñecas”, letteralmente le bambole, cioè i froci) – ma la realtà è quella di un paese sempre meno condizionato dalla sua cultura cattolica e sempre più propenso ad accettare il pluralismo culturale e sessuale come un dato di fatto. D’altro canto, da tempo Buenos Aires è diventata una meta importante del turismo “gay friendly” e l’opinione pubblica appare in gran parte favorevole al riconoscimento dei matrimoni omosessuali (secondo La Naciòn, tra il 60 ed il 70 per cento).

La reazione della Chiesa Cattolica argentina, con l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio a tuonare contro il governo, è stata tanto isterica quanto sproporzionata rispetto al sentimento comune. In una lettera inviata alle monache carmelitane, il cardinale Bergoglio aveva parlato del progetto di legge usando espressioni come “invidia del demonio” e “guerra di Dio”, radicalizzando lo scontro. La colpa – racconta a La Naciòn monsignor Alfonso Delgado, arcivescovo di San Juan – sarebbe della politica: la conferenza episcopale di aprile aveva deciso di discutere del progetto di legge con serenità, ma poi il governo avrebbe “subito le pressioni di piccole minoranze, preferendole agli interessi della maggioranza”. Delgado ha addirittura aggiunto: “L’Argentina è nella lista dei paesi più corrotti, corruzione che sempre favorisce coloro che sono più prossimi al potere politico”. Un attacco allusivo ad una fantomatica lobby gay che avrebbe condizionato economicamente le scelte del Senato.

A detta di molti commentatori, la lettera di Bergoglio è stata un vero e proprio spartiacque nel dibattito sui matrimoni gay, nel rapporto dell’opinione pubblica argentina con la Chiesa e finanche in quello tra i cristiani e la Chiesa. “Più Bergoglio, Delgado e Aguer (l’ultraconservatore vescovo di La Plata, nda) parlano della legge sui matrimoni come di un proyecto del demonio o di un atto di corruzione economica più l’argentino medio si convince che una Chiesa così sia anacronistica”, dice sconfortato un giovane prete argentino. Non mancano le prese di posizione di cristiani praticanti gay dichiarati: “Noi gay, lesbiche, persone di diversa sessualità credenti e cattolici stiamo aspettando dai nostri pastori una parola lucida e un atto di misericordia secondo lo stile di Gesù”, scrive in una lettera aperta a Bergoglio il docente di teologia Marcelo Marquez.

La presidenta Cristina Fernandez Kirchner, incassando il dividendo politico, può aggiungere senza tema che questa Chiesa “sembra quella dell’epoca delle Crociate”. Che la recente conversione della Kirchner ai diritti civili delle minoranze sia genuina o dettata dal calcolo politico è ancora da chiarire, ma è certo che, in vista delle elezioni del 2011, quello del matrimonio gay sia un colpo importante, come scrive l’Economist: lanciare un messaggio di modernità a quell’elettorato urbano che le è tendenzialmente ostile, mostrando l’ormai raggiunta piena autonomia della politica argentina dalla Chiesa.

Si può concordare o meno con la decisione del Senato di Buenos Aires, si può anche credere che la soluzione migliore passi per il riconoscimento delle coppie omosessuali attraverso un istituto diverso dal matrimonio, si può legittimamente dubitare dell’adozione per i gay, ma gli argomenti usati da Bergoglio e compagnia sono di quelli che rendono “manichea” e poco pragmatica la discussione.

Insomma, cronache dal più europeo dei paesi sudamericani, dove l’opinione pubblica ha maturato un certo approccio laico ai diritti civili, la politica lo ha riconosciuto e la Chiesa Cattolica ha avuto purtroppo una reazione poco pastorale e molto “vaticana”. Uno spunto di riflessione non da poco per il più sudamericano dei paesi europei.