– Per Barack Obama il nucleare è il futuro. In America i pregiudizi verso la tecnologia dell’atomo sono stati superati e tra i maggiori leader dei due schieramenti vi è convergenza nel riconoscere che l’energia nucleare è un’energia sicura ed “environmentally-friendly”.
I problemi legati ai rifiuti radioattivi non vengono trascurati, ma la volontà è quella di lavorare a soluzioni sempre più efficaci e condivise. L’idea è quella di costituire un panel guidato dal democratico Lee Hamilton e dall’ex consigliere repubblicano per la sicurezza nazionale Brent Scowcroft per individuare nuove strade da percorrere.

Di sicuro è alta la consapevolezza della strategicità del settore, sia in chiave geopolitica che in termini economici.
La diversificazione delle fonti energetiche è tradizionalmente una preoccupazione particolarmente avvertita dai policymaker d’oltreoceano; tanto da aver giustificato investimenti di danaro pubblico non sempre oculati in settori come quello dei biocarburanti, in nome dell’indipendenza energetica.

Può stupire che simili timori siano tanto sentiti in un paese che può far affidamento, oltre che su una pluralità di fonti di approvvigionamento, sulla disponibilità di risorse proprie maggiori di quelle di cui si può avvalere l’Italia; ma ancor più grande è la meraviglia che ad un osservatore americano può destare l’insensibilità al tema in una realtà come la nostra, che dipende per quattro quinti da importazioni di idrocarburi da paesi come la Libia, la Russia e l’Algeria.
Nel motivare la propria posizione fortemente pro-nucleare, Obama pone però l’accento sulla competitività dell’economia, che in larga misura dipende dai costi dell’energia.

Il nucleare ha costi variabili molto bassi ed è perciò in grado di garantire l’erogazione continua e costante di energia elettrica a prezzi contenuti.
Il 21% del fabbisogno elettrico e l’8% del fabbisogno complessivo di energia (che comprende anche il trasporto e gli altri usi) è coperto da energia nucleare. Su 400 reattori operativi in tutto il mondo, 104 sono installati nei soli Stati Uniti. Il parco di generazione elettrica ha ora bisogno di essere rinnovato e l’intenzione manifestata dall’Amministrazione in carica è quella di puntare sull’atomo.

L’esplosione nella centrale a gas nel Connecticut lo scorso febbraio e l’eco mondiale dell’incidente della petroliera della British Petroleum nel Golfo del Messico un mese dopo sollecitano una riflessione sul reale grado di affidabilità in termini di sicurezza delle tecnologie impiegate. Un confronto basato su dati raccolti su scala internazionale e oggetto di uno studio condotto dal Paul Scherrer Institut evidenzia i livelli di sicurezza garantita dalla tecnologia nucleare.

In America a far discutere non è tanto l’an, quanto il quomodo. Barack Obama è pronto a triplicare il fondo prestiti a sostegno del settore. Dati gli elevati costi di start up, è opinione diffusa che il mercato sarebbe destinato a fallire perché nessuno investirebbe somme tanto ingenti in una tecnologia sì efficiente, ma che dà i suoi frutti nel lungo periodo. In realtà il mercato è stato spesso in grado di attualizzare il valore di un’impresa con un orizzonte temporale lungo e la concessione di sussidi rischia molto spesso di drogare il mercato ed incentivare un comparto oltre i livelli di efficienza. È quanto ricorda Jack Spencer per la Heritage Foundation, secondo il quale i sussidi di questo tipo possono avere un’utilità in una fase sperimentale, in cui è ancora alto il rischio di un dietrofront politico e i dubbi su quale politica perseguire sono ancora elevati. In seguito, hanno l’effetto di disincentivare l’innovazione e le soluzioni più efficienti.

Insomma, sì al nucleare, tecnologia pulita e sicura, ma senza chiedere sacrifici ai contribuenti. Strano a dirsi, nell’America di Obama, i democratici al potere chiedono più nucleare, lasciando ai repubblicani il compito di difendere le tasche dei taxpayer.