Cosentino si è dimesso a metà e il PdL sembra un partito della (fine) Prima Repubblica

– Durante Tangentopoli i partiti della Prima Repubblica così tentarono di resistere alle inchieste: negando tutto, anche la realtà dei fatti, e non solo la loro rilevanza penale; non solo contestando – come era doveroso – la legittimità di un’interpretazione puramente “criminologica” della storia politica del dopoguerra, ma addebitando ad un oscuro complotto mediatico-giudiziario le storie di ordinaria malversazione, che il collasso del sistema dei partiti aveva disvelato in tutta la loro crudezza.

La ragione per cui fu impossibile giungere ad una soluzione politica di Tangentopoli – che così si trascinò per oltre un decennio tra condanne, assoluzioni, suicidi e prescrizioni, seminando infine più ingiustizia che giustizia – si dovette a questa scelta suicida, con cui l’intera classe politica di governo della Prima Repubblica si consegnò nelle mani delle Procure e al risentimento di un’opinione pubblica sedotta dalle scorciatoie anti-politiche.

Di fronte alla canea mediatico-giudiziaria che affidava abusivamente ai magistrati il compito di raddrizzare e moralizzare la politica, il sistema dei partiti non rivendicò il diritto-dovere di rimettere ordine in una situazione scappata di mano, ma ebbe la pretesa di negare il disordine e il degrado, che – a volte dentro e a volte oltre i confini che le erano propri – la giustizia perseguiva penalmente e fustigava moralmente, cavalcando l’onda dell’indignazione popolare.

Mutatis mutandis, la reazione del PdL alle inchieste che coinvolgono alcuni dei suoi esponenti di vertice sembrano essere dello stesso tenore. Le inchieste sono tutte pilotate. Non c’è niente di vero. Se c’è qualcosa di vero, non è rilevante. Se è rilevante, non è reato. E se non è reato, allora non è nulla di cui la politica debba occuparsi.

Intanto, Cosentino si è dimesso dal Governo, ma non dal ruolo di coordinatore regionale da cui ha assistito, non sappiamo se partecipe o interessato, ma sicuramente informato, ad un’attività di killeraggio politico ai danni del candidato alla Presidenza della Regione, che il PdL gli aveva preferito. Si è dimesso a metà, e non lasciando la metà che prima, a nostro parere, avrebbe dovuto lasciare.

Anche in questo caso, il gruppo di vertice del PdL – a partire da Berlusconi – ha preferito guardare fuori, piuttosto che guardarsi dentro, e reagire in modo politicamente risentito e tatticamente difensivo alle accuse, prima di interrogarsi sui fatti e sulle ragioni dei fatti, su cui quelle accuse, magari discutibilmente, poggiano. Se l’approccio rimane questo, il futuro non si annuncia promettente.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Cosentino si è dimesso a metà e il PdL sembra un partito della (fine) Prima Repubblica”

  1. Luca Pozzoni scrive:

    Commentando l’uscita di “Vaticano S.p.a.”, Di Pietro disse (l’anno scorso…) che l’inchiesta di Mani Pulite si era arenata alle porte del Vaticano. I partiti avranno fatto la loro parte, ma se lo Ior avesse aperto le porte a chi allora sommessamente aveva provato a bussare…
    Sarebbe interessante sapere quante rogatorie stanno prendendo la polvere in tanti uffici della GdF. “Bussate e vi sarà aperto” evidentemente non vale per il torrione di Niccolò V.

  2. Tranquilli, voi siete già fuori di questo partito da Prima repubblica. Saranno problemi nostri. Beati voi!…

  3. Claudio scrive:

    No beh… Carmelo ha scritto cose estremamente sagge, però c’è da capire questi due punti:
    a) Cosentino verrà fatto fuori “naturaliter” da coordinatore campano del partito. Mara Carfagna e Italo Bocchino sono pronti a dirgli ciao ciao.
    b) Berlusconi ad agosto farà un rimpasto interno di prim’ordine, perché si è già accorto che il PdL al nord rischia di perdere troppi voti. Chissà che non beva un caffè con Fini in proposito.

    Fidatevi.

  4. giuseppe mele scrive:

    Tutto sbagliato
    1. Durante Tangentopoli i partiti della Prima Repubblica non negarono affatto tutto anzi. Accolsero le tesi di mani pulite masochisticamente, a partire dalla chiamata di correo di Craxi, inascoltata con rossore, fino ai martinazzoli vari. Ciò che rimase dei dc furono marini e rosy bind, cioè mi pento con calma, oppure mi pento con rabbia e furore da mercato.

    2. La ragione per cui fu impossibile giungere ad una soluzione politica di Tangentopoli – che così si trascinò per oltre un decennio tra condanne, assoluzioni, suicidi e prescrizioni, seminando infine più ingiustizia che giustizia fu che l’impianto accusatorio, che i partiti prosciugassero le aziende e lo stato era un falso. Come era un falso il continuo tentativo dello Stato di fare golpe e come era un falso la costruzione di un’autocrazia da parte di un gruppo di notabili, quando era manifesto il programma politico di seguire l’esempio del gollismo francese e liberare la costituzione italiana dal sistema di contrappesi solo apparentemente fatto di garanzie ed in realtà utilizzato per bloccare un paese che doveva restare metà ovest metà est.Manifesto come Ottava legislatura ricorda.

    3 L’impianto accusatorio saltato su a blocco dell’est scomparso ha avuto ed ha i suoi dirigenti nelle medesime persone, il suo sostegno nelle medesime parti finanziarie ed industriali. La classe politica avrebbe potuto accusare di tradimento sia chi aveva sostenuto l’est sia le Procure, non lo fece.

    4. FI prese da subito le due argomentazioni su esposte: il suo nocciolo politico, a livello di quadri, resta il caf ed figli. Per raggiungere la massa critica necessaria, FI associò la critica negazionista a Mani Pulite, a quella dell’ex msi, contro l’antifascismo, ed a quella della Lega, contro le accuse di razzismo e di antimeridionalismo. FI per accettare Lega e Msi dovette cambiare l’orientamento originario del caf che accolse alcune delle tesi dell’antipolitica. Il Pd l è stata una grande operazione di allargamento di FI. Quella che era la base fascista, come liberale, socialista, dc, ancora fuori da FI, vi è entrata senza uscirci di fronte ai cambiamenti di casini, i tentennamenti di fini, i sommovimenti di Bobo. Negli anni al contrario di quanto pensano stampa ed intellettuali, la cocciutagine di chi, per diverse vicende, si è abitusto all’aggressione verbale e non continua e quotidiana, ha fatto di un grande blocco sociale, un insieme impermeabile alle procure.

    In questo senso, Il pdl è assolutamente diverso da dc e psi pur essendo fatto dalle medesime persone o dai loro diretti eredi. Quando Fini lascerà il Pdl pensando di fare il botto, inboccherà il percorso di Segni.

    Nello specifico l’attacco a Cosentino indebolisce, dopo la crisi di Miccichè, e l’imprevista popolarità della carfagna, la classe politica autonoma meridionale, rafforando quel blocco settentrionale FI-lega che è ormai di grande suggestione per pezzi del Pd del nord.

    Dopo mani pulite la stampa ha cercato di diventare un protagonista della politica invece di esserne il cronista.
    Questo stile ne sta provocanmdo l’inutilità.

    Ma voi quando farete qualcosa di utile? Per esempio portare radicali e laici nel Pdl?

  5. Tangentopoli è finita perchè è finita la poltica di sviluppo dei consumi e dei redditi fondata sul trinomio assistenzialismo+ forte evasione fiscale compensata+ BOT. Tangentopoli diventa virtualmente irreversibile, quando, con la crisi dei BOT sui mercati, gli elettori capiscono che la “cuccagna” è finita. Quando con la Manovra Amato gli italiani sentono che il sistema prende … ma forse non da (vedi riforma delle pensioni…). Da lì parte tutto: la rivolta degli artigiani sulla MIMINUM TAX, le aspirazioni secessioniste della Lega, il massimalismo sindacale della CGIL, l’esplosione delle lobby: quando la politica perde legittimità fiscale, quando il circuito drogato fin lì esistente di scambio debito pubblico-alti consumi-poche tasse va in tilt, va in tilt il “circuito consensuale” della politica. “Tangentopoli ritornerà” aveva avvertito Giulio Tremonti nel suo “Stato criminogeno” (ed. Laterza, 1997) “se non si riuscirà a mettere mano ad una politica di rigore vero nei conti pubblici ed ad un credibile risamento della legislazione economica”. Per ora, tutti hanno saputo mettere mano ai conti pubblici; compia il PDL il suo percorso, realizzi una valida legislazione economica di incentivo agli investimenti etc. L’appello “liberista” e l’appello anti-comunista non bastano più. Siccome la destra non ha avviato a soluzione questo problema, è inevitabile che “tangentopoli” risusciti e tenda a cronicizzarsi.

  6. Patrizia Franceschi scrive:

    Certamente che voi dalla parte di Fini, fate di tutto per sottolineare i problemi aggravandoli e non risolvendo un bel niente
    con tutti i vostri discorsi, anche il Sig.Bocchino, ha molte cose da farsi perdonare cose che ha tenuto sottotono in questi anni ed ora viene a predicare. Staremo a vedere cosa succederà effettivamente con tutti questi indagati, ma fossi in voi, aspetterei un po nel dare per spacciato il PDL.

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