Il PdL al bivio tra la responsabilità e la sfiducia

– Qui non ci siamo capiti. Oppure ci siamo capiti benissimo ma una delle parti simulava. Nel mandato di governo conferito dagli italiani al Pdl la clausola di deroga dal regime giuridico, politico e morale dei comuni mortali era per uno solo e pure temporanea. Era per Silvio Berlusconi ed era risolutivamente condizionata alla realizzazione del miracolo riformista di cui il Paese continua ad avere disperato bisogno dal ‘94.

L’eccezione berlusconiana trovava la sua ragion d’essere nella necessità di mettere il premier al riparo da indebiti e sproporzionati attacchi giudiziari nel mentre distruggeva rendite, demoliva le tasse, liberava il paese e riportava la magistratura sotto il dominio incontrastabile della responsabilità e della legge uguale per tutti. Cioè mentre si inimicava mezzo mondo. Solo per lui era la guarentigia, non per gli altri.

Agli altri era fatto obbligo di non compromettere il rapporto fiduciario tra il premier e gli italiani  con comportamenti politicamente equivoci e di non rallentare l’incedere marciante della “modernità” trascinando Governo e Parlamento in logoranti battaglie di posizione con gli altri poteri dello Stato, di non stiracchiare le sacrosante garanzie di diritto penale nella pratica autoreferenziale del “garantismo politico” o, peggio, in una supponente ostentazione di irresponsabilità politica.

Il Paese può sopportare e supportare una sola “vittima del sistema”. Non è lecito chiedergli di comprendere la sistematizzazione del vittimismo.

Verdini è coinvolto in una vicenda giudiziaria che ci auguriamo finisca in bolla di sapone ma che conferma il liminarismo di un pezzo importante della classe politica italiana con ambienti, uomini e prassi che c’entrano poco con l’alta dignità dei ruoli ricoperti.

Idem dicasi per Cosentino, per il quale le ragioni di urgenza delle dimissioni sono addirittura plurime. Pur volendo glissare sulla vicenda dell’eolico in Sardegna, resterebbe quella del falso dossier contro Caldoro che ha già condotto alle dimissioni di uno dei suoi uomini in Regione Campania, il sindaco di Pontecagnano Faiano, Ernesto Sica. C’è qualcuno capace di spiegarmi come si possa tenere in sella un coordinatore regionale sospettato di appaltare dossier diffamatori contro il candidato presidente del proprio partito nella Regione che coordina? Si può essere così inverecondi da imporre a Caldoro di transigere con la propria dignità ogni volta che per ragioni d’ufficio dovrà parlare con il coordinatore regionale del partito sospettato di volerlo “accoppare” politicamente, distruggendolo privatamente? Forse che non sono questi i casi in cui un partito appena appena decente ha il dovere di assumere decisioni nette in grado di tutelare il proprio buon nome e l’integrità del voto popolare di cui è custode?

Par di capire di no, che chi solleva tali questioni “svolge un ruolo nefasto”, e che per evitare un redde rationem con la propria coscienza politica il PdL sia disposto perfino a parlamentarizzare la crisi. Ma la sfiducia è nell’aria, non in una mozione della minoranza.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Il PdL al bivio tra la responsabilità e la sfiducia”

  1. Lucio Scudiero scrive:

    Aggiornamento: nel tardo pomeriggio di oggi Nicola Cosentino si è dimesso da sottosegretario all’Economia. Continuerà ad esercitare la funzione di coordinatore regionale del PdL in Campania, con il pieno sostegno di Berlusconi.

  2. Maralai scrive:

    “sospettato di appaltare dossier diffamatori contro il candidato”. Resto allibito! Io non conosco Cosentino ma sò dove porta questa cultura del sospetto. Travaglio è più corretto di voi. dentro il Pdl state inoculando la cultura del sospetto perchè l’obiettivo, il colpo grosso, resta Berlusconi. La presunzione d’innocenza per voi non esiste. State regalando la politica alle procure. Mentre esiste una Repubblica che per la prima volta nella sua storia repubblicana si trova un presidente della camera che è capo anche di una fazione in grado di stabilizzare il governo. Perchè non lascia la camera Fini e si candida contro Berlusconi, come si usa in America?
    M

  3. Lucio Scudiero scrive:

    Gentile Maralai,

    scrivendo che Cosentino è “sospettato di appaltare dossier diffamatori contro il candidato” ho riportato un fatto. E abbiamo buone ragioni (politiche) di credere che con l’atteggiamento negazionista che va assumendo sia lo stesso PdL a consegnarsi mani e piedi alle Procure, che come accaduto in Tangentopoli si faranno carico di ciò che non gli compete, cioè la riqualificazione della classe politica. Le trova qui http://www.libertiamo.it/2010/07/15/cosentino-si-e-dimesso-a-meta-e-il-pdl-sembra-un-partito-della-fine-prima-repubblica/

    Saluti,
    Lucio Scudiero

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