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Perché sì a Sky sul digitale terrestre, ovvero meno “antitrust” è più concorrenza

– Una delle maggiori illusioni della politica contemporanea è che si possa creare concorrenza attraverso la regolamentazione e che quindi le legislazioni antitrust siano indispensabili per evitare la naturale formazione di monopoli.
Eppure le leggi antitrust sono intrinsecamente uno strumento anti-concorrenziale, in quanto hanno dichiaratamente l’obiettivo di proteggere le aziende meno efficienti dal rigore di una libera competizione. E per di più la scure dell’antitrust va il più delle volte a colpire le imprese più radicalmente innovative, quelle che offrono maggiori opportunità all’utente-consumatore.

Tuttavia una delle principali ragioni che rendono pericolose le legislazioni antitrust è che il concetto di cartello o di posizione dominante è qualcosa di scarsamente definibile e pertanto ciò lascia ai governi ed alle authority un ampio potere discrezionale nel determinare quali atti di mercato (espansioni, acquisizioni, accordi, etc.) violano la legge. Tra l’altro, risulta in ogni caso opinabile la determinazione del relevant market, cioè l’effettiva definizione del perimetro a cui applicare le soglie di dominanza.

Di conseguenza le politiche antimonopolio si traducono nei fatti nell’ennesimo strumento che il potere ha a sua disposizione per intervenire arbitrariamente nel mercato a favore di alcuni e contro altri. Questa è la ragione per la quale, nel nostro paese, l’antitrust diventa sovente non un strumento di liberalizzazione bensì al contrario uno strumento a difesa degli incumbent contro i concorrenti emergenti.

Il caso del sistema televisivo italiano è senz’altro uno dei più rappresentativi di questa degenerazione.

Per anni il principale bersaglio dei sostenitori di politiche antitrust è stata Mediaset. In altre parole si sosteneva che la difesa del pluralismo del sistema radiotelevisivo passasse dall’indebolimento dell’unico soggetto imprenditoriale di successo che potesse mettere in discussione la posizione consolidata della televisione pubblica.
Solo negli ultimi anni la presenza di una maggioranza di governo non più ostile ha consentito a Mediaset di vedere riconosciuto il proprio diritto a trasmettere con tutti i suoi canali storici e l’accesso al mercato pay, ma non ha invertito più in generale la tendenza ad utilizzare il potere politico di regolare a difesa delle posizioni incumbent.

Non c’è dubbio che, nello scenario attuale, il soggetto maggiormente minacciato dai lacci e lacciuoli del sistema sia Sky Italia – non a caso proprio il gruppo televisivo che più credibilmente potrebbe contendere a RAI ed a Mediaset il controllo del mercato della televisione in chiaro.

Se RAI e Mediaset hanno la possibilità di muoversi sia sul mercato terrestre che sul mercato satellitare (dove hanno recentemente contribuito all’avvio della piattaforma Tivusat), Sky si vede ancora negata la possibilità di acquistare frequenze televisive terrestri, in virtù di obblighi che le sono stati imposti al tempo della fusione tra Telepiù e Stream e che dovrebbero restare in vigore fino al 2012.
Anche in questo caso è legittimo chiedersi se limitare lo sviluppo di Sky faccia del bene alla concorrenza e ai consumatori o piuttosto rappresenti una violazione da un lato della libertà imprenditoriale, dall’altro del diritto di scelta dei consumatori.

Stando alle ultime notizie, fortunatamente, l’Unione Europea – dopo alcuni mesi di riflessone sull’argomento – potrebbe però dare il via libera ad una fine anticipata dei paletti alla società di Murdoch, che sarebbe particolarmente importante in quanto consentirebbe a Sky di partecipare all’asta per l’assegnazione di cinque frequenze prevista per questo autunno.
Del resto se Sky si vedesse negato il diritto di prendere parte alla gara per la capacità trasmissiva terrestre, accumulerebbe un ritardo non facile da recuperare rispetto ai rivali, nella prospettiva dello switch-over nazionale che andrà a completarsi entro il 2012.
Viceversa, l’acquisizione di un paio di frequenze consentirebbe a Sky di proporsi come effettivo terzo polo di tv generalista, con riflessi senza dubbio positivi sull’equilibrio complessivo del sistema radiotelevisivo e sulla pluralità dell’offerta.

In ambienti governativi prevale, tuttavia, un approccio più “conservativo”, con il sottosegretario delle telecomunicazioni Paolo Romani che si è detto più volte sfavorevole all’ipotesi della decadenza anticipata dei paletti a Sky, facendosi portavoce delle istanze delle piccole tv – ma de facto anche del desiderio di RAI e Mediaset di fare fuori dalla corsa  alle frequenze il concorrente più pericoloso.

Va anche detto che la presenza di propri canali free ricevibili da tutti potrebbe consentire a Sky di valorizzare meglio la propria offerta satellitare a pagamento – similmente a quanto fa Mediaset che ha modo di pubblicizzare i propri servizi pay sulle proprie televisioni in chiaro. Questa esigenza  appare particolarmente importante, nel momento in cui Publitalia, la concessionaria di pubblicità di Mediaset, ha scelto di rifiutare – peraltro legittimamente da un punto di vista liberale – la trasmissione di spot dei pacchetti Sky.

In definitiva, per il bene del settore radiotelevisivo, sarebbe auspicabile consentire gli attori di mercato di muoversi sulla base di libere dinamiche competitive e di far fare alle regolamentazioni un passo indietro.
Sarebbe anche un modo di depolicitizzare una questione che negli ultimi trenta anni è stata oggetto di stucchevoli contese e di continui interventi a gamba tesa.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

4 Responses to “Perché sì a Sky sul digitale terrestre, ovvero meno “antitrust” è più concorrenza”

  1. mariolino scrive:

    Nel nord est il digitale terreste ha portato non pochi problemi di ricezione e di frequenze:alcuni emittenti del Friuli e del Veneto che dovranno attingere alle frequenze di Croazia e Slovenia per trasmettere..ma dove sono le authority che supervisione queste situazioni? a garantirle solo a Mediaset??

  2. max5 scrive:

    Entro il 20 luglio l’Unione Europea sancirà il diritto di SKY ad essere presente sul DTT pur se in chiaro. Cosa faranno ancora il governo e l’Agcom per osteggiare questo diritto?

  3. branco82 scrive:

    Mi sono abbonato a Mediaset Premium on Demand ma ho già dei problemi..non posso collegare il DOLBY 5.1 e non ha neanche l’uscita HDMI..Mi sa che era meglio che mi facevo My Sky!!Voi conoscete questi servizi?

  4. mago H. scrive:

    @branco anke io ho avuto gli stessi problemi con mediaset premium

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