Lo pseudo-garantismo di Bondi e La Russa

– “In riferimento ad alcune prese di posizione desideriamo ricordare che la cultura del PdL non è il giustizialismo nè la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione. Questo principio di cultura liberale e di rispetto della dignità di ogni persona vale sia per i nostri avversari politici che per gli esponenti del nostro partito…. E vale sempre e per chiunque sia stato coinvolto in indagini giudiziarie, senza che sia intervenuto un giudizio di merito della magistratura.”

Così ieri, due coordinatori nazionali del PdL, Bondi e La Russa, motivavano la difesa del terzo, Verdini, al centro di una bufera mediatico-giudiziaria per i suoi rapporti con la Carboni&C. Perché allora il consigliere provinciale del PdL Zaccai, al centro di una storia di trans e cocaina, è stato immediatamente sospeso e invitato a girare alla larga dal partito per cui è stato eletto nel Consiglio Provinciale di Roma?

Una persona di buon senso risponderebbe così: al di là della vicenda giudiziaria, che potrebbe confermare alla fine la piena innocenza dell’indagato, le condotte accertate allo stato degli atti, senza peraltro che se ne sia dimostrata la rilevanza penale, non consentono a Zaccai di rappresentare degnamente i “valori” del PdL.

Però questo buon senso smaschererebbe il cattivo “garantismo” dei due coordinatori nazionali del PdL. Garantismo assoluto,  in teoria, ma flessibile in pratica, così da potersi applicare per i potenti, alle prese con complicate e imprudenti relazioni pericolose e da doversi invece interpretare per i “nessuno”, il cui privato non porta a spericolate operazioni sul CSM o sulla Corte costituzionale, ma a tristissime frequentazioni mercenarie sul raccordo anulare o sui vialoni dell’Eur.

Riabilitiamo Zaccai? Lo riaccogliamo nella grande famiglia del PdL, in attesa della pronuncia della Cassazione? Oppure – e sarebbe meglio  – buttiamo nella discarica della cattiva retorica questo pseudo-garantismo, questa maschera liturgica dell’indignazione, quest’ipocrisia che fa – in alcuni casi, molto selezionati – di un’indagine giudiziaria una sorta di polizza assicurativa sulla responsabilità politica dell’indagato?

Il garantismo è sacro, ma non è questo. Impone la parità di posizione e di mezzi dell’indagato rispetto a chi sostiene l’accusa e la garanzia dell’imparzialità del giudizio. Mica esige, come corollario, la sospensione del giudizio politico su vicende che sono (ma potrebbero anche non essere) oggetto di indagine giudiziaria.

Checchè se ne pensi di quanto Verdini dovrebbe fare o non fare – cioè dimettersi o non dimettersi  – non si può negare che, per quanti ricoprono, a tutti i livelli, incarichi politici, non contano solo le sentenze, ma innanzitutto i fatti. Non contano solo le condanne o le assoluzioni, ma anche le “verità non giudiziarie” che emergono a partire o a prescindere dalle inchieste giudiziarie. Conta anche un concetto di responsabilità che ha poche parentele con quello, del tutto caratteristico, secondo cui ciascuno risponde delle proprie azioni nei tribunali.

Nessuno si deve dimettere perché è indagato. Ma non si può difendere qualcuno, a prescindere dal resto, solo perché è indagato.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

8 Responses to “Lo pseudo-garantismo di Bondi e La Russa”

  1. roberto scrive:

    Sig. Palma, vorrei che prendesse posizione sugli articoli scritti in questi giorni dal “Il Giornale” in merito ad un ingresso di Casini nel Governo in sostituzione dei “Finiani” considerati tradiotori.
    Non capisco quale sia la linea di Feltri: prima si accusa Fini di tramare con Casini ed ora si spinge proprio Berlusconi ad un accordo con Casini. Ma è mai possibile che deve essere un quotidiano a dettare la linea ad un partito?

  2. Carmelo Palma scrive:

    Non penso nè che Berlusconi detti la linea del Giornale nè che il Giornale detti le mosse di Berlusconi. Penso che Feltri si metta al servizio del disegno berlusconiano, per come lo vuole e lo immagina, e che Berlusconi abbia l’interesse ad avere giornali amici, oltre che, come nel caso del Giornale, “suoi”, che passano il tempo a “sputtanare” gli avversari interni, anche a costo di farla, a volte, un po’ fuori dal vaso.
    Che Feltri nella strategia contro Fini usi Casini, prima per rinfacciarlo come colpa al Presidente della Camera, e poi per offrirlo come killer al presidente del Consiglio, non è incoerente, visto che Feltri ritiene legittimamente che senza “uccidere” politicamente Fini il Cav. non si salva. Evidentemente noi non la pensiamo come Feltri.

  3. Lontana scrive:

    Ahi, ahi, ahi, Signor Palma! Lei mi cade su alcuni principi basilari!

    “Non contano solo le condanne o le assoluzioni, ma anche le “verità non giudiziarie” che emergono a partire o a prescindere dalle inchieste giudiziarie. ”

    A parte che un partito puo’ decidere di escludere un membro quando gli pare che non corrisponda a certe caratteristiche, dunque per Zaccai avranno avuto le loro ragioni, le “verità non giudiziarie e il giudizio politico” sono argomenti molto pericolosi per chi ha a cuore innanzitutto la libertà. Dunque il sospetto, i rumors, l’inizio di fumose inchieste, dovrebbero bastare per il linciaggio mediatico e la distruzione delle persone.
    Non mi sembra molto liberale…

  4. Carmelo Palma scrive:

    @ Lontana. Non ho mai pensato come i dipietristi alla rovescia dell’antidipietrismo professionistico che la politica sia un sottoprodotto della giustizia (nel senso dell’amministrazione della giustizia).
    Infatti, anche se non verrà per questo condannato in Tribunale, penso che il fatto che il Di Pietro politico (cioè l’Idv) paghi l’affitto al Di Pietro immobiliarista sia una cosa politicamente intollerabile. Che sia o meno reato (e non lo è), non cambia di una virgola il mio giudizio su di Pietro.
    Non capisco perchè le verità non giudiziarie dovrebbero essere “pericolose per la libertà”. Che Di Pietro affitti a se stesso e ci guadagni non l’ha mica scritto la Cassazione, ma Filippo Facci e non è per questo meno vero.

  5. Lontana scrive:

    Caro Palma, il giudizio politico ormai é diventato, con la magistratura e i media che abbiamo a disposizione, solo un atto di fede.
    Non abbiamo certezze su niente,e ci son cose che ci portano a ” credere” gli uni o gli altri.
    Il pericolo é questo, mettere in giro voci di inchieste, gettare dubbi e sospetti, come nel migliore sistema comunista. Anche il reato di associazione segreta, per cui oggi sono indagati Dell’Utri e gli altri, in un Paese libero non esiste.
    Se Di Pietro non commette un reato, quello che fa con gli immobili dovrebbe interessare solamente i suoi compagni di partito.

  6. roberto scrive:

    Grazie per la risposta.

  7. so tutto io scrive:

    “Le indagini sono in corso e per noi garantisti vale sempre la presunzione di innocenza: lasciamo che i magistrati accertino le eventuali responsabilita’ penali di Cosentino. Ma quando emergono questi casi ci sono anche questioni di opportunita’: sul territorio ci sono militanti e dirigenti che si affannano per realizzare gli ideali in cui credono. Questi episodi tradiscono i loro ideali”.

    Lo dice un pericoloso finiano?
    No. Lo dice Mara Carfagna su Repubblica.

    Bravo Carmelo e brava Mara. Cosa staranno pensando i militanti di base del PdL, gli elettori?

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