Cambiamo l’articolo 75, per combattere la dittatura dello status quo

– Nella jungla dei blog e dei siti liberali, liberisti, libertari, si aggira uno spirito cattivo. Sia concesso a un vecchio libertino toscano come chi scrive, lanciare un appello contro questo grande pericolo che ci minaccia.

Mai come oggi le nostre idee sono state così diffuse nell’opinione pubblica, grazie a Internet. Per la terza volta in vent’anni il centro destra italiano ha la possibilità di affermare le politiche e le prassi di governo che dovrebbero essergli più congeniali, quali l’antistatalismo, le liberalizzazioni, il federalismo. Eppure una furia ben nota, la dittatura dello status quo, potrebbe mandare in fumo, anche in questa XVI legislatura, le speranze e le riforme tanto attese.

Per impedire che, una ennesima volta, le straordinarie intuizioni proposte in migliaia di brillanti articoli d’ispirazione liberale, finiscano inghiottite dalla bestia dell’immobilismo di questa repubblica invecchiata, avremmo una modesta proposta: ripartiamo dall’art. 75 della Costituzione. Quello che norma la materia del referendum in Italia, imponendo il quorum, vietandone l’indizione su materie vitali come quella fiscale, consentendo solo quello di tipo abrogativo.

Si riprenda e si rilanci l’intuizione che hanno avuto, fra gli altri e per citare solo le prese di posizione più recenti, il direttore del Corriere Fiorentino, Paolo Ermini, e la presidentessa dei giovani industriali, Federica Guidi. Si lanci un appello a tutti i parlamentari per una iniziativa bipartisan di riforma costituzionale dell’istituto del referendum.

Un nuovo art. 75 dovrebbe restituire al popolo sovrano, a livello nazionale e in ciascuna regione, il diritto di proporre referendum abrogativi, ma anche legislativi, cioè capaci da far entrare direttamente in vigore nuove norme. Dovrebbero potersi tenere su ogni tema, compresi gli eccessi di regolamentazione europea e le norme costituzionali e statutarie. La Corte Costituzionale, d’altro canto, dovrebbe poter fermare una iniziativa referendaria solo se toccasse materie delicatissime come l’amnistia o i trattati internazionali di difesa. Andrebbe inoltre abolito il quorum, perché una democrazia liberale non si deve mai impiccare al raggiungimento della maggioranza assoluta, o al ricatto delle minoranze astensioniste, ma affidare al provvisorio prevalere di una maggioranza relativa di creativi, di combattivi, di riformatori.

L’Europa, la Repubblica, le Regioni, sono organismi troppo complessi e troppo costosi, per lasciarli in mano a pochi leader, soli al comando, per quanto ampio sia il suffragio popolare che li ha eletti. Restituiamo al popolo, soprattutto a chi si informa, a chi firma, a chi sostiene una campagna, a chi la finanzia, a chi esce di casa per un convegno o una manifestazione, a chi crede – per dirla all’antica, alla Gaber – che la libertà sia partecipazione, un pochino del suo potere naturale di condizionare, dal basso, il sistema politico.

La riforma dell’art. 75 potrebbe essere uno dei pochi cambiamenti costituzionali ad incontrare un consenso davvero trasversale. Ridarebbe voce a tante minoranze, fra cui le nostre. Sarebbe uno strumento in più per far avanzare la nostra speranza di libertà.


Autore: Mauro Vaiani

Nato a Prato 46 anni fa, vive e lavora a Pisa. Dopo lunghi anni di lavoro come tecnico e amministratore di reti, oggi è dottorando di Geopolitica presso l'Università di Pisa. Gay, cristiano, impegnato con il centrodestra per portare "la benedizione dell'alternanza" nella sua regione. Omosessuale, credente, liberale, nella rossa Toscana, una combinazione di quattro cose già in sé poco semplici, gli scrisse una volta Giordano Bruno Guerri... Quindi non aspettatevi troppo da lui. Intanto continua a scrivere e a lavorare, su temi libertari e federalisti, nella vita politica e culturale della Toscana.

3 Responses to “Cambiamo l’articolo 75, per combattere la dittatura dello status quo”

  1. Simona Bonfante scrive:

    mi pare una gran buona idea.

  2. Alessandro Rossi scrive:

    Anche a me pare una gran bella idea.

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  1. […] popolo, non facciamo mancare il nostro impegno per una rinascita, senza trucchi e senza quorum, dell’istituto del referendum. Vogliamo fare qualcosa, insieme, per superare di slancio l’equivoco di questi anni di […]