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Turchia: Integrazione in UE argine a radicalismo islamico

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

Il sostegno di Obama al processo di integrazione europea della Turchia non è a mio parere intempestivo né azzardato. Nel momento in cui le relazioni della Turchia con Israele e con l’Occidente sembrano pesantemente condizionate dalle correnti del radicalismo islamico è prudente offrire un’alternativa diversa ad un Paese che rimarrà in ogni caso forte, influente e strategicamente decisivo per la sicurezza europea.

Io continuo a pensare che il processo di integrazione nell’UE costituirebbe l’argine più efficace contro le pericolose derive della democrazia turca. E mi auguro che il nostro Paese continui a muoversi lungo una linea che il centro-destra berlusconiano, contro le tesi leghiste, ha sempre apertamente sostenuto e che oggi Obama ha ribadito attribuendo proprio all’italia una funzione decisiva in questo disegno.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Turchia: Integrazione in UE argine a radicalismo islamico”

  1. sono d’accordo integrare la Turchia significa strapparla all’integralismo.
    però bisogna anche fare in modo che gli interessi turchi siano più collegati a quelli europei che a quelli statunitensi altrimenti ci troviamo una quinta colonna statunitense in casa (gli USA sono alleati ma comunque faranno sempre, giustamente, i loro interessi e sfrutteranno gli alleati che hanno)

  2. Claudio scrive:

    Non ci sono ragioni nè geografiche, nè storiche, nè culturali per accogliere la Turchia nell’UE e la paura del radicalismo islamico non ci deve influenzare al punto da rischiare la disaggregazione dell’Europa (significherebbe infatti darla vinta ai fanatici), personalmente la penso come Giscard d’Estaing (non certo un rozzo leghista) quando sostiene che viste le notevoli differenze culturali l’ingresso della Turchia nell’UE renderebbe impraticabile una piena integrazione politica, considerato anche il fatto che diverrebbe la nazione più popolosa dell’Unione.
    Quindi va benissimo dare vita a partnership privilegiate, ma non andiamo oltre…
    Infine, possibile che nessuno abbia avuto il coraggio di far presente che quelle di Obama sono ingerenze inaccettabili?

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