– Minacce e diffamazione. Il presidente dell’Anm Luca Palamara si è sentito minacciato da quest’articolo, il Consigliere di Cassazione Piercamillo Davigo da quest’altro. Il quotidiano on line che li ha pubblicati, www.legnostorto.com, che per altro è stato querelato per diffamazione anche dal Sindaco di Montalto di Castro, in una lettera da diffondere – che volentieri diffondiamo – lancia l’allarme:

“Siccome non possiamo permetterci di confrontarci – a nostre spese – con forze tanto preponderanti, indipendentemente dalla ragione che pensiamo di avere non ci resta che valutare l’ipotesi di chiudere.”

I lettori potranno farsi solo un’idea vaga del carattere minaccioso e/o diffamatorio dei pezzi incriminati, perché – in particolare in tema di diffamazione a mezzo stampa –  il diritto e la giurisprudenza in Italia sembrano essere à la carte. E’ una situazione di incertezza che incentiva un uso sostanzialmente intimidatorio della querela ed educa chi scrive ad una prudenza che sconfina nell’autocensura.

Sembra facile attenersi ai principi di verità, di pertinenza e di continenza nell’esposizione di fatti e giudizi. Invece è quasi impossibile, perché ad offendere un querelante volubile e a persuadere un giudice particolarmente severo può essere di tutto, letteralmente di tutto, a maggior ragione se a sentirsi diffamato è un collega magistrato (ma non solo).

Si potrebbe parlare dell’esigenza di mettere ordine nelle norme e nelle sentenze, di restituire certezza ad un diritto incerto, e di non consentire che la reputazione di chi può permettersi di difenderla (avendo i soldi, gli avvocati e il tempo per farlo) detti i tempi e i modi delle critiche altrui e le imprigioni nella gabbia di un contenzioso giudiziario infinito.

Ma rispetto al caso di specie, parlare di questo sarebbe un parlar d’altro. Qui (anche qui) il problema non è il reato, ma il rapporto tra potere “grande” e informazione “piccola”, tra magistrati conosciuti e influenti e una testata on line che, mentre scrivo, secondo Alexa.com è al 3,718 posto nel ranking dei siti web italiani.

Se non si comprende il senso della proporzione, o meglio della sproporzione di risorse, di mezzi e di forza tra chi querela e chi si deve difendere, non si comprende la natura impari di questo confronto. Un grande giornalista e una grande testata possono usare le querele degli avversari e perfino le condanne come un titolo di merito, una sorta di pubblicità a prezzo di saldo. Le navicelle della blogosfera proprio no.

Contestare la diffamazione a un piccolo giornale on line, fatto da persone che vi si dedicano per pura passione civile, per un giudizio insolente o sarcastico o per una metafora rischiosa – non per la diffusione di una notizia smaccatamente falsa – non è come farlo al Giornale e a Repubblica. E non è un problema di galateo cavalleresco. E’ proprio una questione di cultura civile.

Questo senso della misura non sta scritto nel codice, ma dovrebbe star scritto nella testa di chi, come Palamara, oggi rappresenta la magistratura associata o di chi, come Davigo, non è stato mai, né per gli estimatori né per gli avversari, “solo” un magistrato. Ora spero che la vicenda finisca in qualche modo per il meglio, visto che purtroppo è iniziata davvero per il peggio.