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Sulla manovra il governo snobba le Regioni. E’ il trailer del film sul federalismo fiscale

– Deve essere un effetto delle dimissioni di Aldo Brancher questo rifiuto del governo di incontrare le autonomie locali per discutere della manovra finanziaria. Senza il ministro per l’attuazione del federalismo, il Governo che superò Sturzo in autonomismo e svergognò la timidezza federalista di Cattaneo, snobba Regioni, Province e Comuni nella discussione del provvedimento di finanza pubblica più denso e impegnativo degli ultimi anni.

Il succo della questione sollevata dalle Regioni, in primis da Formigoni (ribattezzato per l’occasione Roberto “Fuoco Amico”), sono i tagli, invero pesantucci, imposti dalla manovra correttiva a tutti gli enti locali: le Regioni perderanno 8 miliardi e mezzo in due anni, le Province 800 milioni e altri 4 miliardi i Comuni sopra i 5000 abitanti.

Si tratta di cifre consistenti, che hanno indotto presidenti e sindaci da ogni angolo del Paese a battere i piedi per terra. E non senza ragione, vista l’asimmetria dei sacrifici chiesti e l’eccessiva orizzontalità dei tagli che costituisce un obiettivo premio all’inefficienza. Per intenderci, l’eroica genìa di federalisti che affolla gli organi costituzionali nazionali, mentre scaricava sulle autonomie locali il peso di una manovra necessaria quanto non risolutiva della difficile situazione economico – finanziaria del Paese, dall’altro lato riduceva il taglio dei rimborsi elettorali dovuti ai partiti fino al 2013 dal 50 al 10 per cento, abbassando i risparmi previsti da 170 milioni a poco più di 30, e senza toccare la norma scandalosa che consente il cumulo dei rimborsi in caso di fine anticipata della legislatura; il taglio ai budget dei ministeri, analogamente, restava e resta contenuto nell’ordine del 10 per cento.

A stare a questi dati, è evidente come il Governo, per il momento, abbia “federalizzato” soltanto i sacrifici.

L’atteggiamento assunto finora dal Governo nei confronti delle autonomie locali smaschera il vuoto di senso che ha intriso tutti i proclami sul millenarismo federalista diffusi negli ultimi anni. Lo Stato centrale continua ad accentrare la gestione della leva fiscale, a decidere l’esistenza e la struttura delle imposte, a definire la perequazione e la compartecipazione delle autonomie locali al gettito erariale. Per di più ad esse nega perfino la legittimazione a contrattare in fase di manovra finanziaria.

Tutto ciò la dice lunga sulla reale volontà di Governo e maggioranza di sopportare i costi politici di un vero federalismo, che sono l’arretramento dello Stato centrale, l’attribuzione di potestà impositiva propria a Comuni, Province e Regioni, la responsabilizzazione delle amministrazioni locali fino al fallimento degli enti da essi amministrati, l’abbattimento della “droga” perequativa e la competizione tra territori.

Questo è il federalismo che il narratore politico ha scientemente omesso di raccontare, ma è l’unico federalismo che funziona, anche contro le richieste di trasferimenti e spesa pubblica cui sono assuefatte le stesse autonomie locali. Al contrario, nei fatti, abbiamo assistito negli ultimi due anni e mezzo ad una serie di misure per niente federali e del tutto coerenti con il taglio centralista della manovra finanziaria in corso di approvazione, quali l’abolizione dell’ICI (l’unica imposta “federale” in dotazione ai Comuni), il salvataggio dei Comuni dissestati di Catania e Roma, il ripiano dei deficit sanitari regionali a piè di lista.

Il ministro Tremonti prima o poi dovrà scoprire le carte sui costi del federalismo fiscale, chiarendo se questa maggioranza ha davvero intenzione di ridurre il peso dello Stato in favore di quello degli enti intermedi, se è disposta a correre il rischio sacrosanto della responsabilità politica, sia a livello nazionale che locale, o se preferisce, in nome della crisi, continuare a commissariare i livelli di governo locale di cui non si fida, posto che oggi è già tardi per invertire la rotta di un paese sempre più restio al rischio e refrattario alla responsabilità.

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Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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