Viaggiare in auto, in treno ed in aereo lungo l’Italia: un vero ostacolo alla mobilità

– Facciamo un punto a volo di gabbiano sullo stato dell’arte della “circolazione” in Italia. Con questo termine mi riferisco alla possibilità per le persone ed i beni (per le idee, ne riparliamo un’altra volta) di muoversi in libertà da parte a parte del Paese, per sfruttare al massimo le potenzialità legate alla flessibilità, alla collaborazione ed alla conquista di nuovi territori e mercati, in un contesto in cui la concorrenza è elevata a principio (almeno così recita il primo pilastro della CE).

Come ovunque, anche in Italia per gli spostamenti da una città all’altra i mezzi a disposizione sono l’automobile privata, il treno o l’aereo.

L’automobile privata subisce, oltre ad una tassazione pesante sul mezzo stesso, lo scandalo di accise sulla benzina la cui ragion d’essere, come noto, sfiora ormai il ridicolo (l’elenco è noto, ma repitita iuvant: la guerra di Abissinia del 1935; la crisi di Suez del 1956; il disastro del Vajont del 1963; l’alluvione di Firenze del 1966; i terremoti del Belice del 1968, del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980 e così via, più IVA naturalmente), cui vanno sommati gli aumentandi pedaggi autostradali da decine di euro, ai quali raramente corrisponde un servizio decoroso di conservazione e gestione della rete stradale. Il risultato è che per andare dal centro di Roma al centro di Milano un automobilista, alla guida di una buona auto che fa 15 km/l, spenderà circa 33 euro di pedaggi autostradali e 50 euro di benzina. Solo all’andata.

Beh, a questo punto conviene il treno, con soddisfazione degli ambientalisti: con onestissimi 89 euro (in seconda classe) potete fare il viaggio da centro a centro in sole 3 ore! E stiamo sempre parlando dell’andata. Ma se non avete 180 euro – e per una buona parte della popolazione italiana si tratta di una cifra ragguardevole, soprattutto se raffrontata alle retribuzioni medie – per andare e tornare da Milano su un comodo Frecciarossa, le nostre Ferrovie “dello Stato” offrono, al popolare prezzo di euro 92 (andata e ritorno in seconda classe) obsoleti e un po’ unti Intercity che, sugli stessi binari, impiegano 6 ore e 44 minuti. Ma c’è da organizzarsi per benino, per chi può, perché ne partono solo 3 in tutta la giornata (contro una trentina di Frecciarossa fra le 7 e le 19, molti dei quali semi-vuoti). Non mi dilungo sulle novità, come l’eliminazione dello sconto del 10 per cento sulle prenotazioni on-line, l’aumento del costo al minuto del call center (30 centesimi alla risposta e 54 al minuto da telefono fisso), il nuovo percorso ad ostacoli per ottenere un rimborso (ridicolo) in caso di ritardi, la frequenza dei ritardi stessi.

Infine gli aerei. Di certo non grazie ad Alitalia, ma, anzi, con la guerra dichiarata dagli scali aeroportuali e dai grandi vettori contro le volgari compagnie low cost, sono l’ultima spiaggia dei povericristi che con 1500 euro di stipendio (e l’Eurispes è più pessimista di me sugli stipendi medi dei lavoratori italiani…) lavorano lontano dalla famiglia, o si azzardano a fare lavori che richiedono spostamenti frequenti, o si innamorano di una persona che vive al di là dell’oceano autostradale. Alla faccia della flessibilità e della mobilità, invocate soluzioni per il nostro mercato del lavoro grippato.


Autore: Alessia Zambon

Nata nel 1981 in terraferma veneziana, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bologna. Ora vive a Roma dove, da giurista d'impresa, si occupa prevalentemente di diritto amministrativo e diritto delle telecomunicazioni." (il minimo sindacale...)

One Response to “Viaggiare in auto, in treno ed in aereo lungo l’Italia: un vero ostacolo alla mobilità”

  1. Aldo scrive:

    Splendido pezzo, condivido ogni riga. Perfetta sintesi di una tragedia.

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