Bandiera verde la trionferà! La Lega, Togliatti e il doppio binario

– Fin dalla sua fondazione la Lega, in modo perfettamente coerente con le fattezze ideologiche che hanno caratterizzato i principali movimenti politici dell’Italia del dopoguerra, si è manifestata come una forza politica frutto di valenze culturali che potremmo definire dicotomiche.

In poche parole alcune delle istanze politiche e culturali che determinano le ragioni e l’immaginario culturale della Lega Nord sono, in termini concettuali, elementi in contraddizione. In contraddizione politica, ideologica e pure pragmatica. Purtuttavia il Carroccio è sempre riuscito, talentuosamente, a far sì che le proprie contraddizioni, interne ed ideologiche, diventassero “un”, anzi “il”, suo punto di forza.

Basti pensare alla cosiddetta “questione spirituale”. Se da un lato la Lega ha, da sempre, codificato il suo referente spirituale mediante lo sviluppo di simboli e riti “neopagani” come la para-santificazione delle acque del Po, la creazione di un pantheon di mitologici eroi fondatori di una immaginifica e idealizzata nazione padana, la ritualizzazione dei grandi eventi di massa leghisti, che richiamano ai riti di fratellanza delle genti antiche e medioevali, dall’altro si professa e si racconta come la forza politica paladina della Santa Croce e della spada di Cristo.

Eppure il neo paganesimo non solo non ha nulla a che fare con il cattolicesimo, ma anzi, il cattolicesimo ne è sempre stato nemico giurato. Quando nel 1936 in Germania si inscenavano le grandi parate delle organizzazioni delle Arti e Mestieri, – con tanto di guerrieri medioevali, picche e spadoni,vessilli medioevali e/o di fantasia, rappresentazioni degli eroi del Walhalla – mai nessuno, tra i gerarchi nazisti, si sarebbe sognato di metterci in mezzo il Cristo e il Vaticano. E il Vaticano, da parte sua, non era preoccupato più di tanto per la spinta repressiva del nazismo, quanto, appunto, per il neopaganesimo di regime. Eppure la Lega mentre santifica il Po e identifica nel solidarismo e nella tolleranza sociale il peggiore di tutti mali, atti palesemente anti-cristiani, allo stesso tempo pianta la Croce di fianco alla bandiera della Rosa Camuna.

Mentre inventa le ronde padane, e mentre il suo leader parla di “raggiungimento dei nostri scopi con l’uso della forza” scende in campo di fianco, o meglio a nome, dei cattolici nelle battaglie “per la vita”. Nelle sue narrazioni, nelle sue auto rappresentazioni la Lega è sempre un po’ di qua e un po’ di la. Da un punto di vista comunicazionale la Lega esprime e mischia argomenti palesemente che usa, tutti insieme e nel loro disordine, in modo finalistico. Tutto e il contrario di tutto può funzionare al raggiungimento del proprio scopo.

Quando si analizza un testo, un racconto, e quindi anche il racconto politico della Lega, gli analisti più accorti vanno alla ricerca delle “isotopie”: cosa sono? Sono le marche di coerenza interna di un testo, ovvero, gli elementi che creano coerenza nell’interpretazione di un flusso di comunicazione organizzato, gli elementi che ci permettono di individuare l’identità formale, e di contenuto, di un testo.

Nella comunicazione politica della Lega le isotopie non sono date dagli argomenti, che spesso sono incoerenti, ma nelle modalità espressive, e nei toni, che sono sempre all’insegna dell’irruenza, della volitività, della certezza del sé, della ”incazzatura”, e in poche parole sono sempre metafore di “forza”. E’, appunto, “la forza”, in tutte le sue scansioni, il denominatore comune che riesce ad essere collante ed a creare coerenza testuale tra argomenti in conflitto perenne. E’, appunto, “la forza” il tema nel quale l’elettore della Lega è andato, va e andrà a identificarsi.

Prendiamo ad esempio il caso Brancher.

Qualsiasi giornalista politico conosce i rapporti di amicizia e contiguità tra Brancher e Calderoli e tra Brancher e Tremonti. Chiunque bazzichi la politica sa che Brancher è uno degli uomini del PDL più vicino alla Lega, il più infaticabile trait d’union tra le due forze politiche; e chiunque si occupi di politica sa perfettamente che all’oggi la Lega è un solido ago della bilancia delle attività del governo italiano. E’ quindi plausibile che la Lega fosse, come alcuni suoi leader hanno affermato, “all’oscuro” della questione Brancher? Della nomina e delle deleghe e via dicendo? Della sua situazione giudiziaria e del legittimo impedimento? La risposta vien da sé. Eppure Bossi ha dichiarato: “non so nulla”. La Lega, quindi, truffata e tradita. La Lega, l’ago della bilancia delle scelte strategiche e programmatiche del governo, la grande amica di Brancher, truffata e tradita per la nomina di quest’ultimo.

Anche in questo caso, nel racconto politico della Lega, l’assoluta incoerenza argomentativa (non si sarebbe mai potuto nominare ministro l’amico della Lega Brancher senza il beneplacito della Lega) ha trovato la sua coerenza tematica nelle modalità espressive. Tutti i leader della lega che si sono espressi sull’ affaire Brancher lo han fatto con toni duri, indignati, in poche parole rabbiosi, ergo “forti”. Non importa cosa si dica, purché se ne sia certi.

Ancora una volta la Lega si è espressa all’insegna di una programmatica contraddizione: siamo amici di Brancher ma non lo siamo, abbiamo un forte potere decisionale governativo ma non lo abbiamo.

Ed ancora una volta la Lega ha connotato la sua comunicazione con quello che è il suo vero grande unico e coerente paradigma ideologico: “che la forza sia con noi”.

Il dubbio che rimane è quello che sempre accompagna l’analisi della comunicazione della Lega. Il Carroccio si pone come un elemento “interno” al governo, ed allo stesso tempo come un elemento “esterno”. La lega fa leva, contemporaneamente, sulle sue anime contraddittorie: quella di potere, di sistema, e quella ribellistica, energetica e pulsionale, che in filosofia politica potremmo definire post-anarcoide.

La Lega ha sempre potuto cavalcare queste due anime in contraddizione perché il suo tema non è quello degli altri partiti e cioè il benessere sociale del paese nell’oggi e nel domani, quanto, piuttosto, l’oggi usato come strumento per un domani in cui questo paese non ci sarà più, sarà stato scardinato nella sua forma istituzionale, sarà altro da sé.

Verrebbe quasi da dire che il né … né della Lega sembra sempre di più una mediocre metafora del doppio binario di Togliatti.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Bandiera verde la trionferà! La Lega, Togliatti e il doppio binario”

  1. GIORGIO scrive:

    mi piace!

  2. Euro Perozzi scrive:

    Ottimo materiale Francesco,
    Può già andare bene come introduzione del prossimo instant book:
    Ti suggerisco il Sotto/Titolo: “il prossimo 2012 della politica italiana”

  3. vaglielo a spiegare ai padani…che vuoi? sono barbari, lavorano ad una nuova civilta antiistituzionale, tribale, nomade, pagana, imperniata sul dito medio

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