Tremonti sulla classe politica del Sud ha detto la verità, ma non tutta la verità

Non ci scandalizziamo affatto dell’intemerata tremontiana contro l’inefficienza della classe politica meridionale, che lamenta i tagli, ma non utilizza i fondi disponibili e che a fronte di maggiori risorse gonfia i residui, ma non rende in servizi e investimenti quanto riesce a raccogliere sul mercato dei sussidi nazionali ed europei.

I rapporto circolare e vizioso tra le difficoltà economiche e il sottosviluppo politico del Sud è uno dei nodi e dei fallimenti più dolorosi della storia unitaria. Le disuguaglianze di reddito e di crescita tra Nord e Sud hanno consegnato alla classe politica meridionale la rappresentanza (e la rendita) della protesta, non la responsabilità del cambiamento. E l’inefficienza delle istituzioni e della classe politica meridionale ha aggravato l’affanno e il ritardo economico del Sud, rendendo più profonde le divisioni che minacciano l’unità del Paese.

Che quindi occorra spezzare il circolo vizioso tra fallimenti economici e successi politici non c’è dubbio. E non c’è dubbio che occorra farlo accrescendo la responsabilità finanziaria delle istituzioni regionali e locali,  per impedire che la debolezza diventi, per i rappresentanti come per i rappresentati, una ragione di forza negoziale. Non esiste il diritto costituzionale al lamento, né quello alla “perequazione”.

L’unica cosa che l’esecutivo non può fare, in quest’opera difficile di risanamento morale e materiale della politica meridionale, è fingere che il problema riguardi “gli altri”. Riguarda innanzitutto il PdL e la sua classe dirigente. Riguarda Berlusconi che in un quindicennio di riforme promesse, incompiute o interrotte, non ha cambiato quasi nulla della politica del Paese e ancor meno di quella del Sud. Riguarda la Lega e il suo nordismo, che è una sorta di meridionalismo alla rovescia, e che lucra sulle divisioni del Paese in modo altrettanto parassitario.

Il Sud è un problema nazionale, non meridionale. Ed è un problema che il centro-destra nordista e sudista ha imparato perfettamente a sfruttare (facendosi qui padano e lì borbonico), ma non a risolvere.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “Tremonti sulla classe politica del Sud ha detto la verità, ma non tutta la verità”

  1. a Tremonti vorrei ricordare che se si parla di sperpero lui con il caso Alitalia ed i suoi amici leghisti con la mancata abrogazione delle province dovrebbero solo tacere.

  2. discorso da farsi articolato e complesso, troppo. Però una riflessione la voglio fare: simpatico accostamento all’articolo di una foto in casa PdL in cui tra i tanti notabili azzurri c’è proprio quel Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia e alle Finanze, sottoposto nel novembre 2009 ad una richiesta di autorizzazione per l’esecuzione della custodia cautelare per il reato di concorso esterno in associazione camorristica, a seguito delle accuse di ben 5 pentiti, e difeso a spada tratta proprio da Tremonti e (quasi) tutto il PdL, da nord a sud passando per il centro italia. Ma forse il buon Tremonti ha applicato la vecchia massima di “non fare di tutta l’erba un Fascio” appurato che come non ci sono più le stagioni così pure non ci sono più manco i “fasci”

  3. Tremonti ed i legaioli sono insopportabili per i meridionali onesti.
    Chi paga le tasse al meridione riceve molti meno servizi pubblici ed ha molte meno opportunità dei connazionali centro-settentrionali.
    Ora si vedranno le tasse anche aumentate!
    E si devono sorbire lezioni di morale da questa gente?

  4. Giuseppe Naimo scrive:

    Caro Carmelo, in realtà Tremons ha detto una solenne corbelleria sui fondi UE. Come noto, i principi di complementarietà ed addizionalità sanciti dalla normativa comunitaria in relazione agli interventi cofinanziati impongono di spendere da ambedue le “gambe” che sostengono il sistema, ma il Governo ha sostanzialmente azzerato i fondi FAS. di chi è la colpa, allora, della mancata utilizzazione?

  5. Mario Seminerio scrive:

    Dicono corbellerie perché stanno per essere travolti dalla loro stessa drammatica inadeguatezza…

  6. Giordano Masini scrive:

    @Giuseppe Naimo. Tremonti ha detto queste cose all’assemblea nazionale della Coldiretti, e parlava essenzialmente dei fondi della PAC (anzi, di quelli de cosiddetto “secondo ramo” della PAC, quelli degli aiuti allo sviluppo) che le regioni usano in totale autonomia dal centro. Quindi da questo punto di vista aveva perfettamente ragione: se questi fondi non verranno spesi entro il 31 dicembre, dovranno essere restituiti. E’ una situazione particolarmente grave soprattutto laddove i ritardi non derivano dal fatto che non sono stati presentati i Piani di Sviluppo Rurale (e quindi ancora non si sa come spendere i soldi) ma dove sono stati già presentati i bandi, e le imprese hanno già cantierato i progetti e aspettano i pagamenti, che invece non arrivano per strane ragioni. Nel primo caso è un problema essenzialmente meridionale, nell’altro (e Tremonti farebbe bene a ricordarlo) i problemi non sono solo al Sud.

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