Non ci scandalizziamo affatto dell’intemerata tremontiana contro l’inefficienza della classe politica meridionale, che lamenta i tagli, ma non utilizza i fondi disponibili e che a fronte di maggiori risorse gonfia i residui, ma non rende in servizi e investimenti quanto riesce a raccogliere sul mercato dei sussidi nazionali ed europei.

I rapporto circolare e vizioso tra le difficoltà economiche e il sottosviluppo politico del Sud è uno dei nodi e dei fallimenti più dolorosi della storia unitaria. Le disuguaglianze di reddito e di crescita tra Nord e Sud hanno consegnato alla classe politica meridionale la rappresentanza (e la rendita) della protesta, non la responsabilità del cambiamento. E l’inefficienza delle istituzioni e della classe politica meridionale ha aggravato l’affanno e il ritardo economico del Sud, rendendo più profonde le divisioni che minacciano l’unità del Paese.

Che quindi occorra spezzare il circolo vizioso tra fallimenti economici e successi politici non c’è dubbio. E non c’è dubbio che occorra farlo accrescendo la responsabilità finanziaria delle istituzioni regionali e locali,  per impedire che la debolezza diventi, per i rappresentanti come per i rappresentati, una ragione di forza negoziale. Non esiste il diritto costituzionale al lamento, né quello alla “perequazione”.

L’unica cosa che l’esecutivo non può fare, in quest’opera difficile di risanamento morale e materiale della politica meridionale, è fingere che il problema riguardi “gli altri”. Riguarda innanzitutto il PdL e la sua classe dirigente. Riguarda Berlusconi che in un quindicennio di riforme promesse, incompiute o interrotte, non ha cambiato quasi nulla della politica del Paese e ancor meno di quella del Sud. Riguarda la Lega e il suo nordismo, che è una sorta di meridionalismo alla rovescia, e che lucra sulle divisioni del Paese in modo altrettanto parassitario.

Il Sud è un problema nazionale, non meridionale. Ed è un problema che il centro-destra nordista e sudista ha imparato perfettamente a sfruttare (facendosi qui padano e lì borbonico), ma non a risolvere.