Una giornata ‘eroica’, una giornata persa. Ieri un altro passo indietro sul dossier intercettazioni

A costo di apparire irrimediabilmente terzisti e quindi inadeguati ad un bipolarismo costruito sulla logica di Yalta, più che su quello di una moderna democrazia competitiva, pensiamo che sul tema del ddl intercettazioni la giornata di ieri sia stata una giornata persa. Una giornata “eroica” – non lo neghiamo – ma pur sempre una giornata persa.

L’opposizione è scesa in piazza, la maggioranza è scaduta nei ricattucci scontati del “prendere o lasciare”.  La sinistra, idealmente guidata dai teorici dell’ “intercettateci tutti”, ha celebrato narcisisticamente, per l’ennesima volta, la propria diversità antropologica e la devozione al sacro culto della “doppia verità” (il ddl Mastella è stato cancellato dall’enciclopedia sovietica dell’opposizione ed è un peccato) .

I vertici del centro-destra, invece, hanno continuato a far finta di non vedere e di non capire che i finiani non chiedono di buttare la legge, ma di correggerla su parti (le intercettazioni ambientali, i reati “spia” come usura e estorsione, l’autorizzazione collegiale, il meccanismo delle proroghe, le eccessive limitazioni alla cronaca giudiziaria) che, anche modificate, non sacrificherebbero nulla dell’obiettivo originario o almeno di quello originariamente dichiarato: mettere ordine nelle intercettazioni e nel loro utilizzo mediatico.

Fare finta di niente è inutile e perfino patetico. Una cosa è impedire il volantinaggio mediatico di intercettazioni accuratamente selezionate, dai magistrati o dai giornalisti, per sputtanare l’intercettato. Altra cosa è rendere più complicate le indagini e più “rischiosa” l’informazione, anche quella onestamente partigiana e non disonestamente cattiva.

L’intransigenza della maggioranza, su questi temi, oggi non è nè può apparire al di sopra di ogni sospetto. I guai “privati” di molti esponenti di vertice del PdL non hanno niente a che fare con la privacy ed è bene che si sappiano e si discutano apertamente. Per altro, Scajola e Lunardi, giusto per fare dei nomi, le fesserie che li condannano – non alla galera ma al disonore – le hanno dette pubblicamente ai giornalisti, e non privatamente, via cavo, ai familiari.

Invocare la privacy a sproposito è peggio che violarla. E fare del garantismo giudiziario la coperta dell’irresponsabilità politica costerà carissimo, presto o tardi, ad un partito che sospende, con effetto immediato, un dirigente di periferia per una storia di trans e cocaina, ma continua a difendere due ex ministri che facevano e ricevevano favori da un appaltatore pubblico e ora si mostrano perfino scandalizzati dal frastuono mediatico delle loro vicende.

Non sappiamo come finirà questa faccenda delle intercettazioni con la sua coda di veleni politici. Dovessimo oggi fare una previsione, diremmo male. Ma forse è sbagliato fare previsioni su materie che rispondono all’umore imprevedibile del premier e alla sua leadership volubile e idiosincratica, sempre più assoluta e sempre meno politica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Una giornata ‘eroica’, una giornata persa. Ieri un altro passo indietro sul dossier intercettazioni”

  1. Simona Bonfante scrive:

    già, in piazza come al governo va ormai in scena la surrealtà.

  2. Camelot scrive:

    Hai citato il Ddl Mastella, e io mi permetto di ricordare anche cosa prevedeva il programma con cui il Pd si è presentato alle Politiche:
    Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali. E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati“.

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