Per una nuova stagione di riforme la chiave è la ‘verticalità’

– La stagione delle riforme richiede maggior verticalità in politica e, a mio avviso, sarà fondamentale nel prossimo futuro.
Parlare di verticalità oggi, in un mondo capace di apprezzare solo l’orizzontalità, è in se una sfida coraggiosa che non ha paura di andare controcorrente perché consapevole della giustezza degli obiettivi.

Soprattutto nel nostro Paese, infatti, si avverte la necessità di avere capacità di sintesi, un Paese che da tempo ormai non è in grado di decidere alcunché: ogni sforzo è paralizzato, ogni iniziativa è contestata. Di fronte a questo si possono avere due atteggiamenti: prendersela con le “lobbies” e lamentarsi del destino “cinico e baro” oppure provare, questa volta sul serio, a cambiare, sapendo che nessuno ha la bacchetta magica ma che invece il cambiamento è frutto di un processo lungo, ordinato e alimentato da una grande visione, senza strappi ma anche senza rallentamenti.
Lo Stato va ripensato non con provvedimenti di facciata ma con riforme strutturali.

E’ necessario non farsi attrarre solo da falsi obiettivi. Certo gli sprechi ci sono e vanno eliminati ma non possono essere l’unico intervento. Le azioni devono essere a 360 gradi, perché la situazione è complessa e gli interventi devono spaziare, ad esempio, dalla riorganizzazione politico-amministrativa fino a quella delle circoscrizioni giudiziarie.
Bisogna dunque fare sintesi, bisogna essere capaci di decidere, possibilmente con una visione bipartisan, ma non necessariamente.

I tre pilastri debbono essere impegno, meritocrazia e responsabilità, caratteristiche queste attualmente mancanti a tutti i livelli.
Qualche esempio?! Possiamo continuare a parlare di federalismo e nel contempo orientare prevalentemente gli sforzi della manovra economico-finanziaria verso la periferia (più debole), mentre la spesa pubblica al centro continua a lievitare? E ancora,  possiamo continuare a parlare di federalismo e intervenire nel contempo per la riduzione della spesa pubblica, solo in modo lineare e orizzontale, senza cioè distinzioni di merito e di responsabilità?

Se siamo davvero convinti che il federalismo possa contribuire alla riduzione spesa pubblica dovremmo immaginare che, come per incanto, nel 2017 ( data di entrata in vigore) tutto vada a posto, o invece ritenere che, laddove possibile, gli sforzi e gli interventi debbano cominciare ad essere orientati fin da oggi in questa direzione?!
Rivendicare non basta, forse al massimo aiuta a fare voti, che non è poco, ma di certo poca cosa per l’interesse generale del nostro Paese.

Penso che l’invito alla verticalità, in questo mondo orizzontale, debba anche servire a raccogliere le migliori intelligenze e le maggiori risorse in tutti i campi, professionale, imprenditoriale, giornalistico
e politico, per accompagnare una grande stagione di riforme.
Se questo non dovesse avvenire purtroppo penso (anche se mi ostino ad essere ottimista) che il nostro declino sarà non solo possibile ma inevitabile.


Autore: Fabio Gava

Nato a Godega di Sant’Urbano (Treviso) il 26/10/1949, laureato in giurisprudenza e avvocato. Dopo un lungo impegno nelle file del Pli, è stato consigliere regionale di FI in Veneto dal 1995 al 2008, ricoprendo le cariche prima di Assessore al Bilancio, poi alla Sanità, ed infine alle Politiche Economiche. Dal 2008 è deputato del Pdl e membro della membro della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati.

One Response to “Per una nuova stagione di riforme la chiave è la ‘verticalità’”

  1. filipporiccio scrive:

    Per ora mi sembra che le riforme siano degne di quel gruppo di paesi i cui governi finirono nel macero della storia a cavallo tra il 1989 e il 1990. Cosa pensare per esempio dell’inversione dell’onere della prova nel contenzioso tra amministrazione e contribuente, di cui si può leggere per esempio qui http://phastidio.net/2010/07/02/forcaiolismo-fiscale/ ?

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