Capisci che non è una giornata normale quando da lontano puoi scorgere la sagoma di Borghezio. Fazzoletto verde d’ordinanza regola, coordina la truppa leghista. Ma oggi a Strasburgo non c’è solo Lega. Ci sono gli studenti calabresi e quelli napoletani, c’è la delegazione delle ACLI ed un folto gruppo di greci che si attarda all’ingresso con la delegazione maltese.

Nel giorno dell’udienza della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, che dovrà decidere sulla legittimità dell’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane, sono venuti tutti a chiedere che il crocifisso resti al suo posto. Questa volta siamo alla pronuncia decisiva, nessun altro appello è possibile. Lo sanno bene i giornalisti che in sala stampa attendono di sapere chi sono i diciassette giudici che decideranno sulla vertenza italiana. Quando viene distribuito il foglio con la composizione della Corte iniziano i primi commenti: “Ci sono il russo, il maltese e il cipriota, vedrai non sarà facile per i laicisti”. Borghezio intanto fiuta l’aria che tira.

L’aula della Corte europea dei diritti dell’uomo è oggi un microcosmo perfetto, uno di quei giochini che compri quando vai in gita scolastica. Li agiti e di colpo la neve viene giù. Lo metti sul tavolo e tutto torna come prima.  C’è l’avvocato romano un po’ attempato che difende la madre supportata dall’Unione Atei Agnostici e razionalisti che non vuole più il crocifisso nelle scuole pubbliche. L’avvocato non conosce le lingue, ma ha tirato su una bella figlia che lavora nel suo studio e che lo segue passo passo.  “Il crocifisso di Stato è un retaggio fascista, una società laica e democratica non può accettare la tirannia della maggioranza” tira dritto l’avvocato. Dopo la sua esposizione a difesa delle ragioni della ricorrente non può non donare la ribalta alla prole. Piezz e’ core. L’avvocatessa figlia di papà ha il suo momento di gloria in Europa. “Presidente, cedo la parola a mia figlia”. Non all’avvocato X o Y. “A mia figlia”. Da noi le cose si fanno in casa.

Dopo la ricorrente tocca al governo italiano. Il rappresentante del governo italiano è ben istruito. Il servizio legale ha lavorato sodo e lo stesso Gianni Letta, anche in una pubblica conferenza, ha esposto le ragioni del governo: “Il crocifisso non si tocca”. L’osservatore attento può notare subito il dettaglio importante. In prima fila, subito dietro il rappresentante del governo ecco il monsignore che guardingo vigilia sul suo operato. Non può sbagliare. “Le tesi della ricorrente sono il miraggio di una sua ideologia personale. Il crocifisso è un simbolo passivo e muto che non offende nessuno”. Per fortuna Cristo non può parlare, ma Borghezio intanto sorveglia.

Non c’è solo l’Italia in aula. Alcuni Stati sono intervenuti in suo favore. Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Russia, San Marino e Monaco hanno presentato una memoria scritta. Serbia, Moldavia, Ucraina e Albania hanno scritto una lettera al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa manifestando l’intenzione di appoggiare il ricorso italiano. A rappresentarne dieci di essi in aula c’è il prof J. Weiler. Ebreo praticante (è in aula con la kippa), molto presente ai meeting di CL, Weiler conosce bene l’Italia. Ha studiato a Fiesole per il suo dottorato e il suo libro sull’Europa cristiana è stato molto discusso. Anche Weiler tira dritto e la sua esposizione è la più chiara della giornata. Un sì e un no. Si al crocifisso nelle scuole. No all’interventismo della Corte.

Dopo quasi due ore tocca ai giudici. Tocca a loro, se vogliono possono fare delle domande. Intervengono in 4. Kovler (il russo), Power (l’irlandese), Raimondi (l’italiano), Bratza (l’inglese). E l’intervento dell’inglese fa saltare il banco. “Signori, non ho ben chiara una cosa: l’esposizione del crocifisso è obbligatoria o no?”. Il pragmatismo inglese colpisce ancora, in aula è panico.
L’avvocato guarda un attimo la figlia e poi va spedito: “Ci sono i decreti fascisti e poi c’è un decreto ministeriale recente. L’esposizione è obbligatoria”. Il rappresentante del governo non ci sta: “Signori della corte, non è vero. Il decreto ministeriale non obbliga all’esposizione, ma la raccomanda”. I giudici europei cominciano a guardarsi. Il Vice-Presidente greco perplesso incrocia lo sguardo con il giudice danese alla sua destra. Il rappresentante del governo coglie l’attimo ed incalza “Giudici, non c’è certezza sulla fonti legislative che impongono l’esposizione. Le circolari ministeriali sono solo raccomandazioni, insomma la situazione non è certa”.

Nell’aula della Corte l’incredulità è totale. “Ma insomma questi italiani! C’è o non c’è questa imposizione del crocifisso?”, il dottorando tedesco che è venuto ad assistere all’udienza è imbufalito. “Siete i soliti cialtroni. Essere chiari mai, vero?”. Intanto ho perso di vista Borghezio. La Corte si ritira per deliberare, la sentenza verrà pubblicata fra qualche mese. Il microcosmo è stato agitato. La neve è venuta giù, ma tutto potrebbe tornare come prima. Ci sarebbe voluto Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria”. Borghezio lo sa.