Perchè è aumentata la pressione fiscale e perchè è sbagliato legare lotta all’evasione e rientro del deficit

– Proviamo anzitutto a fare un po’ di chiarezza sui numeri sulla pressione fiscale diffusi due giorni or sono dall’Istat. Nel 2009, soprattutto per effetto della crisi economica, le entrate totali sono diminuite dell’1,9 per cento, interrompendo il trend di crescita degli ultimi anni (per intenderci, quello che negli anni del Governo Prodi faceva gridare al ‘tesoretto’, le entrate non previste da spartirsi tra spese e spesucce varie).

Tuttavia, a causa della massiccia caduta del Pil, l’incidenza delle entrate totali su quest’ultimo è passata dal 46,7 per cento al 47,2. Tra tutte le entrate, la parte del leone (oltre il 90 per cento) è data dal prelievo fiscale e parafiscale (le imposte ed i contributi sociali). Il loro importo rispetto al Pil è ciò che definiamo pressione fiscale: dal 42,9 per cento del 2008 essa è passata al 43,2 per cento del 2009.

L’aumento ha essenzialmente due ragioni: una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale (-2,3 per cento); le maggiori entrate provenienti da imposte di carattere straordinario, in primis (ma non solo) i prelievi operati in base al cosiddetto “scudo fiscale”, per un importo di circa 5 miliardi di euro. Tutte le altre componenti del gettito fiscale sono risultate in calo: le imposte indirette del 4,2 per cento (giá nel 2008 erano diminuite del 4,9 rispetto al 2007), le imposte dirette del 7,1 per cento (il gettito Ires in particolare ha registrato un -23,1 per cento), i contributi sociali effettivi dello 0,5 per cento.

Il ‘surriscaldamento’ della pressione fiscale pone un interrogativo: è opportuno intraprendere un’azione di contrasto dell’evasione fiscale finalizzata al contenimento del deficit pubblico e non alla riduzione delle tasse? A parità di imposizione fiscale e parafiscale, puntare ad aumentare il gettito per ridurre il deficit può inibire la già zoppicante crescita. Ammesso che sia possibile far emergere tutto l’evaso (e non é possibile per definizione, perché una parte dell’economia sommersa esiste proprio perché sommersa), la pressione fiscale si avvicinerebbe paurosamente a quella ‘effettiva’ stimata dalla Cgia di Mestre, oltre il 50 per cento. Sarebbe un esito desiderabile? Difficile rispondere positivamente.

E’ bene che la riduzione dell’evasione – auspicabile – si traduca in un abbattimento del carico fiscale per gli ‘onesti’ che le tasse le pagano, una redistribuzione tra contribuenti, e non in una scorciatoia per ridurre il deficit fiscale.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Perchè è aumentata la pressione fiscale e perchè è sbagliato legare lotta all’evasione e rientro del deficit”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Camelot, Camelot. Camelot said: Perchè è aumentata la pressione fiscale e perchè è sbagliato legare lotta all’evasione e rientro del deficit http://ow.ly/25c1l […]