L’antipolitica non si è fatta politica. Ecco perché il berlusconismo è in crisi

di Sofia Ventura –

Anche se meno sorprendente dell’invito che Giuliano Ferrara fa al premier, rispondendo ad una lettera di Giuliano Zincone sul suo giornale, a rassegnarsi ad una politica responsabile o a dimettersi, il fondo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di ieri è tuttavia molto significativo e rappresenta un segnale che non si può sottovalutare, per l’autorevolezza della firma e della sede.

Il titolo, “La necessità di un colpo d’ala”, non restituisce in realtà la crudezza dell’analisi di quella che è presentata come una promessa largamente mancata, addirittura un fallimento. E’ difficile contestare a Galli della Loggia la fondatezza delle sue critiche nei confronti dell’attuale governo, che ha molto promesso e poco mantenuto.  Siamo quindi di fronte alla crisi del “berlusconismo”? Rispondere a questa domanda è difficile.

E’ indubbio che Berlusconi mantiene una forte presa sull’elettorato, certo, in parte anche grazie ad un’informazione e ad un infotainement molto, troppo, compiacenti, ma non solo. Tuttavia, la sua leadership appare in crisi. Innanzitutto la sua leadership di governo, resa oggi sempre più difficile da una Lega che non smette di pretendere (e appare ormai anch’essa meno monolitica che in passato), ma sulla quale il “berlusconismo di governo”, in particolare di questi due anni, aveva puntato moltissimo, anche pagando prezzi piuttosto alti in termini di consenso e di posizioni di potere all’interno del centrodestra. Ma il problema non è solo dato dai rapporti con la Lega. Vi è il dualismo con Tremonti, vi è anche un gruppo dirigente che ormai pare capace più di creare problemi (fingendo che vada tutto bene) che di avanzare soluzioni. E qui si apre il problema del partito, il Pdl.

Galli della Loggia rileva che “dalla cerchia dei fedelissimi, …, continua a non venire mai alcun discorso d’ordine generale, continua a non venire mai nulla che abbia il tono alto e forte della politica vera. Il silenzio del Pdl che non si riconosce in Fini è impressionante”. Perché ciò accade? Ciò che abbiamo di fronte ai nostri occhi è forse la peggiore delle conseguenze possibili di una grande speranza di cambiamento sorta nel 1994, ma portata avanti con il linguaggio e gli strumenti (o non strumenti) dell’antipolitica. Sia chiaro, “l’antipolitica” è in fondo un modo di fare politica e può produrre conseguenze importanti e positive. E’ una strategia che mira a differenziare chi la utilizza dall’establishment e a superare – attraverso una comunicazione diretta con gli elettori – gli ostacoli posti da élite “conservatrici” in nome di un rinnovamento più o meno radicale.

Questa fu, ad esempio, l’antipolitica di De Gaulle, o quella di Ronald Reagan. Ma nell’uno e nell’altro caso, come ha osservato Donatella Campus nel suo libro sull’”Antipolitica al governo”,  alla pars destruens è corrisposta una solida pars construens: il progetto istituzionale di De Gaulle, all’origine della Quinta Repubblica, e l’ampio progetto di drastica riduzione del peso dello Stato nel caso di Reagan. In quel caso, come ha osservato sempre Campus, la retorica dell’antipolitica è divenuta strumento di governo, volta  a legittimare scelte precise ed anche complesse.

Nel caso di Berlusconi questo è accaduto solo in parte: alla rottura con la “vecchia politica” della Prima Repubblica è seguita la promessa di una Italia più libera e liberale, ma questa promessa ha stentato a prendere forma e soprattutto negli ultimi anni si è persa in un partito e in una politica sempre più timorosi delle sfide del nuovo, restii ad affrontare le radicali innovazioni necessarie a questo paese (dal welfare alle professioni, dal fisco all’istruzione, all’insegnamento universitario e alla ricerca, per fare solo alcun esempi), sempre meno liberali sul piano etico, sociale ed economico, talvolta tentati da atteggiamenti reazionari.

La promessa liberale non ha trovato le gambe sulle quali camminare. L’antipolitica berlusconiana ha sempre posto al centro la “qualità” degli uomini, meglio se non professionisti della politica, e snobbato la potenza delle regole, quelle regole che, quando riescono a fare coincidere l’interesse individuale con quello generale – come ci avevano insegnato i costituenti di Filadelfia nel più bel libro di scienza politica mai scritto, il Federalist – costituiscono il vero incentivo a comportamenti “virtuosi”. Così Berlusconi e il suo partito (prima Forza Italia, poi il Pdl), non hanno profuso alcun reale impegno per innovare le istituzioni, per renderle più idonee a sostenere un progetto di cambiamento, salvo poi lamentarsi dell’impossibilità di governare con queste regole del gioco.

Ci si è illusi che per sostenere un leader e un progetto fosse sufficiente un partito carismatico costantemente allo stato fluido. Si è rinunciato a fare dell’organizzazione berlusconiana un luogo di riflessione e dibattito, nonché di una seria attività di reclutamento, dove la “fedeltà” non fosse la condizione necessaria per raggiungere posizioni di rilievo. Oggi, dunque, nessuna meraviglia se si è giunti a questa situazione di caos, dove un piccolo gruppo dirigente forte più del favore (ma fino a quando?) del leader che di un reale consenso continua a fingere di essere alla guida di un partito plurale e innovativo e di fatto osteggia ogni effettivo cambiamento per conservare il proprio potere.

Nessuna meraviglia se in questa fase di declino si delinea ormai una guerra di tutti contro tutti. Nessuna meraviglia se dal Pdl giunge un silenzio assordante. Dal Pdl, ha scritto Galli della Loggia, che “non si riconosce in Fini”. Perché Fini non è solo colui che oggi riesce a “condizionare” il premier, non è colui che, secondo la vulgata di certa stampa, altro non fa che intralciare l’azione di governo.

E’ colui che sta cercando di immaginare un’altra politica del centrodestra e ha creato di fatto uno spazio politico dove questa ricerca è lecita, attraverso una nuova mobilitazione e un confronto libero. Per ridare vitalità al Pdl e alla sua politica di governo Berlusconi dovrebbe cominciare a valorizzare quel diverso modo di fare politica, così lontano, certo, dalla sua indole da leader “imprenditore”, ma così importante per ritrovare la rotta perduta; l’ alternativa è che il leader che non ha mai amato i partiti rimanga lui stesso vittima della sua creatura e si condanni all’impotenza. Sempre che non sia troppo tardi.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

13 Responses to “L’antipolitica non si è fatta politica. Ecco perché il berlusconismo è in crisi”

  1. Gulliver Nemo scrive:

    Ottima e circostanziata analisi, diagnosi pienamente condivisibile, cura auspicabile…ma non vedo il dottore ;-)
    Se la speranza di aprire un dibattito politico all’interno del PdL, di trovare una linea politica coerente, liberale e lungimirante, e’ affidata ad un solo uomo….allora stiamo Fini! ;-)
    Temo che il PdL non diventera’ mai qualcosa di diverso da Forza Italia e che il sogno di una rivoluzione liberale dello Stato, attraverso il “non partito FI”, sia ormai tramontato (insieme con i “Club FI”). C’e’ da sperare invece che giovani leader crescano e prendano il posto delle cariatidi. Oggi Napolitano compie 85 anni…forse Piercamillo ce la puo’ ancora fare ;-))

  2. Vero scrive:

    Cara Libertiamo capisco le sue intenzioni di far politica nel Pdl ma con questo articolo non fa altro che costruire un opposizione in primis a Berlusconi e poi al partito; quindi mi chiedo se lei e i suoi amici del secolo come fare futuro vorrete uscire dal Pdl fareste un favore all’Italia intera. Cordiali saluti

  3. Lontana scrive:

    Sono d’accordo con Vero, Sofia Ventura ribadisce un’ennesima volta le sue critiche al PDL, quando il problema principale del PDL sono proprio questi dissidenti scorretti che non perdono occasione di intralciare le iniziative del Governo attraverso i media.
    Del declino del berlusconismo se ne parla da anni e sempre con analisi sbagliate. Va bene che siete pagati ( coi soldi pubblici)per scrivere queste leggerezze,ma cercate di fare uno sforzo e andare un po’ piu’ a fondo per capire quello che vogliono GLI ELETTORI.

    “E’ indubbio che Berlusconi mantiene una forte presa sull’elettorato, certo, in parte anche grazie ad un’informazione e ad un infotainement molto, troppo, compiacenti, ma non solo.”
    Continuate a trattare gli elettori da imbecilli, come fanno le sinistre, senza rispetto alcuno, e vedrete che sarete ancora una volta sorpresi dalla volontà degli elettori di dare un bel calcio nel sedere ai finiani e ai farefuturisti.

  4. Carmelo Palma scrive:

    @ Lontana: “Va bene che siete pagati (coi soldi pubblici) per scrivere queste leggerezze..”

    Al di là delle opinioni e delle leggerezze non siamo pagati con soldi pubblici, nè direttamente, nè indirettamente.

  5. Gulliver Nemo scrive:

    Il Problema del PdL non sono i giovani liberali come Sofia Ventura, il problema e’ inverso, ovvero che non si e’ dato alcuno spazio all’interno del PdL ai giovani capaci, ma ai lacche’, agli yes man, ai portaborse e a giovani telegenici. Riguardo a Fini e Fare Futuro, sono d’accordo con chi e’ critico nei confronti del loro atteggiamento distruttivo, ma non facciamo di ogni erba un fascio: Libertiamo e’ ben altra cosa!

  6. roberto scrive:

    Chi scrive non gli piace affatto l’antipolitica. Io sono per il ritorno alla vecchia politica, quella fatta dai professionisti e non da questa politica spettacolo che si vuole occupare di tutto(televisione, etica, ecc.) e non delle cose veramente essenziali.
    Sono della generazione degli anni Ottanta dove della politica non ce ne fregava niente ma si credeva almeno nella democarazia. Oggi purtroppo le cose si sono capovolte.

  7. Andrea B scrive:

    X Vero e Lontana:

    Mi trovo assolutamente d’ accordo con l’ articolo di Sofia Ventura … di tutta la promessa rivoluzione liberale è rimasto poco o niente, il PDL ha perso la fiducia verso il futuro ed il nuovo e soprattutto si sono messe in campo politiche sempre meno liberali sul piano etico, sociale ed economico… ma questa forse non è la cosa peggiore.

    No, quello che è veramente preoccupante è che non appena qualcuno osa sollevare le questioni di cui sopra, viene prontamente sommerso da accuse di tradimento, di deviazionismo, di frondismo interno, di tradimento della “leadership” e della volontà (?) degli elettori … insomma il peggio della vecchia politica, condita con una certa dose di popolismo e personalismo del “caro” leader.

    Vedo che ai “berlusconisti” va bene tutto e tutto viene ingoiato in silenzio: la sottimissione alla Lega, le mancata abolizione delle province, la tracciabilità dei pagamenti, il paternalismo etico di tanti provedimenti di bio-politica, gli interventi sulla giustizia ben lungi dall’ essere la tanto auspicata riforma generale e via discorrendo.

    La realtà è che veri liberali non hanno voce nel PDL e tanto meno le loro istanze … ora è tempo di “yes man, lacchè e portaborse” ed aggiungerei gente di Comunione e Liberazione … ne vogliamo e possiamo discutere o siamo al “silenzio, non disturbate il manovratore” ?

  8. Lontana scrive:

    Mi scuso con Libertiamo, ma la mia frase era diretta a Sofia Ventura, professore,dunque funzionario pubblico, e a Fare Futuro, fondazione, dunque sostenuta anche da fondi pubblici.
    Per quanto riguarda la Rivoluzione liberale, io ho seguito molto bene, dal 94 in poi, Forza Italia e noi eravamo ben contenti che si cominciasse a dar voce alle destre innanzitutto. Senza Forza Italia saremmo ancora al Muro del Pianto. La Rivoluzione liberale é un’interpretazione soggettiva. Tra gli lettori di FI ci sono gruppetti che l’hanno intesa in un modo e altri in un altro. Libertà di mercato? Benissimo. Libertà di eutanasiare? No, grazie. Tanto per fare degli esempi.
    La Rivoluzione che c’é stata é stata quella di spingere comunque anche la sinistra ad accettare e a promuovere, per esempio, le liberalizzazioni. É quella di aver concesso la voce agli intellettuali non schierati. É quella di avere il coraggio di uscire allo scoperto e dire che si é Conservatori.
    La Rivoluzione Liberale alla Guzzanti non interessa che un gruppetto di antiberlusconiani, esattamente come quelli di Fare Futuro.
    Ora questo discorso sulle riforme mancate, puzza di bruciato, prima si sprona perché non si fanno le riforme, e subito dopo si dice che cosi’ non vanno bene. É cosi’ che fa il sublime scorrettissimo Presid. della Camera.
    Il discorso sulla politica e l’antipolitica…tutte cose strumentali. O si accetta che in questo momento Berlusconi é il Presidente del Consiglio o si decide che non si fa piu’ parte del partito. Out!
    Questa é la mia anti-politica, quella di Fini é politica da vecchio democristiano.

  9. Luca Cesana scrive:

    Sofia, great as usual:-)))

  10. Andrea B scrive:

    @ Lontana:

    appunto come dicevo: Berlusconi è il capo, qundi zitti e mosca, altrimenti la porta è quella.

    Molto facile poi la “reductio” delle istanze liberali alle posizioni di FareFuturo (liberali i finiani ? Ma quando mai), ai Guzzanti e “antiberlusconiani in genere” … per non dire la liquidazione della questione della bio-politica al solo argomento dell’ eutanasia.
    A qualcuno, su tali argomenti, potrebbe andare bene la Roccella, ma anche sul minimo comune denominatore rappresentato dai temi economici liberisti, su cui tutti siamo d’ accordo, credo che quanto fatto dal ’94 ad oggi lasci molto a desiderare.

    Non subendo il fascino del berlusconismo nè la mistica de “il capo ha sempre ragione”, preferirei non scendere sul terreno dello scontro tra “lealisti e traditori”, ma riportare la discussione sui binari della dialettica politica.

    Rendiamoci conto che tante anime politiche si sono riversate, aggregandosi, nella forza politica creata dal Cav. Silvio Berlusconi: liberali, conservatori, cattolici …forse è l’ ora di chiederci chi siamo e dove vogliamo andare.
    O forse no, è operazione troppo difficile … forse è molto meglio cantare “Meno male che Silvio c’è”, anche perchè ai cantori più entusiasti potrebbe arrivare quel poco o tanto “potere” che poi serve a sfangarla meglio.

  11. luigi zoppoli scrive:

    Che bello! Ho scoperto che Forza Italia, ma non ho capito se anche il PdL, offrono la Rivoluzione liberale à la carte. Ognuno sceglie come gli pare. Ah saperlo prima.
    Temo che l’articolo sia molto ottmistico. Che la politica sia assente è un fatto.L’antipolitica presuppone la politica comunque e comunque un pensiero guida, una visione e delle diee. Siamo ritornati al TAC in salsa vetero-socialista craxian-andreottiana. In compenso, partiti dal decreto salvaladri nel 1994 stiamo discutendo di lodi alfano, DDL intercettazioni o d’Addario o Cricca. Vorrei vedere un disegno per farmi capire qual mai progetto è stato condotto avanti in questi 16 anni diverso dal servizio al kapo.

  12. Sofia Ventura scrive:

    @Lontana: io ricevo uno stipendio dall’università di Bologna per svolgere attività didattica e di ricerca, attività che puntualmente svolgo. Per le altre attività e dunque per tutte le mie “leggerezze”, non ricevono alcun finanziamento pubblico. Bisognerebbe fare un po’ di attenzione quando si parla e si scrive.

  13. Mario Seminerio scrive:

    Bisognerebbe preliminarmente riflettere, prima di mettersi a scrivere falsità dietro l’anonimato di un nickname. Poi accade che si prendono querele e ci si mette a piangere, invocando la “libertà d’espressione”.

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