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Caso Sepe: tra le pieghe del diritto ‘a Maronna c’accumpagna’!

– Ancora non sappiamo come si concluderà la vicenda che vede indagato per corruzione il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. I sostituti procuratori di Perugia Sottani e Tavarnesi ipotizzano l’esistenza di un patto corruttivo fra il cardinale e l’ex ministro delle infrastrutture Lunardi. A quest’ultimo sarebbe stato ceduto un immobile in via dei Prefetti per 4,16 milioni di euro  a fronte di un valore di mercato di almeno 9 milioni. Lunardi, da parte sua, avrebbe favorito l’assegnazione di finanziamenti da parte della ARCUS (Società per lo sviluppo dell’arte, cultura e spettacolo) di cui il ministero dell’economia è azionista unico, ma i cui  finanziamenti sono assegnati dal ministero dei beni culturali d’intesa con il ministero delle infrastrutture.

L’accusa è pronta a chiedere una rogatoria allo IOR per verificare se via siano stati versamenti su eventuali conti a carico degli indagati aperti presso la banca del Vaticano.  Per ciò che concerne gli accusati nel caso di Lunardi si dovrà attendere la pronuncia del tribunale dei ministri per poter procedere all’interrogatorio. Più complessa la posizione di Sepe. La linea della difesa sembra chiara: disponibilità a collaborare, ma senza rinunciare alle prerogative concordatarie.   L’avvocato Bruno Von Arx ha fatto però capire che potrebbe esser chiesto di spostare l’inchiesta per competenza a Roma. Da un punto di vista giuridico la posizione del Cardinale è stata chiarita molto bene dal Corriere della Sera, prima con una intervista al Prof. Enrico Vitali e poi con un intervento del Prof. Marco Ventura

Il Prof. Vitali ha innanzitutto chiarito come dal punto di vista giuridico la tematica vada inquadrata nell’ambito dei rapporti fra Stato italiano e Santa Sede. Volendo procedere in ordine possiamo da questo punto di vista prendere in considerazione almeno tre questioni principali: 1) il problema dell’interrogatorio del Cardinale, il quale può chiedere che l’interrogatorio avvenga in luogo neutro o addirittura presso il suo domicilio; 2) l’ipotesi di richiesta di arresto (comunque poco plausibile), nel cui caso il cardinale potrebbe addirittura invocare  l’articolo 15 del Concordato del 1929 e sostenere che quanto avvenuto all’interno delle mura del Palazzo di Propaganda Fide sia di assoluta pertinenza del Vaticano 3) il problema del “segreto professionale”: secondo l’art. 4,4 del Concordato infatti “gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o su materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.

Da un punto di vista strettamente giuridico la vicenda Sepe si gioca quindi nell’interazione fra norme di diritto internazionale e fonti di diritto interno. Sarà entro i confini dettati da queste norme che si giocherà la partita fra l’accusa e la difesa. La verità, tra le pie(a)ghe del diritto, resta una: “le autorità ecclesiastiche hanno il potere di limitare le indagini” (Ventura). Non siamo davanti ad un giudizio di valore, ma ad un dato di fatto. Soltanto i prossimi giorni ci riveleranno le evoluzioni processuali della vicenda, ma qualche considerazione di carattere a caldo e di carattere non prettamente giuridico è comunque possibile.

Innanzitutto la vicenda Sepe ci mostra, ancora una volta, le crepe interne al mondo della Chiesa. Basta far riferimento alle parole del cardinale che ha parlato anche di quanti “dall’interno della Chiesa” hanno voluto colpirlo. Il pretesto delle inchieste giudiziarie potrebbe essere dunque utile per risolvere anche eventuali conti in sospeso all’interno della curia romana.
C’è poi  una strana dinamica che questa inchiesta sembra confermare. Quella che vede una curia, soprattutto nella sua componente “italiana”, e sempre più “impastata con il potere romano”, riflettere o quasi incarnare teologicamente tutti i difetti della classe politica italiana. Come ha giustamente sottolineato Massimo Franco: “Quando si sente dire che occorre una nuova classe dirigente nei partiti, viene spontaneo chiedersi se il problema non vada posto anche nelle file dei religiosi (…)”. Forse è ora di cominciare a chiederselo.  Visto il ruolo che comunque, piaccia o meno, la Chiesa cattolica ha nel Paese è nell’interesse di tutti. Come ha concluso nella sua lettera alla diocesi il Cardinale Sepe: “A Maronna c’accumpagna!”. Speriamo.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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