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Tea Party Italia: il movimento dei cittadini contro le tasse

– Da IL GIORNALE del 27 giugno 2010 – Diminuire le tasse. Un sogno che potrebbe diventare realtà se movimenti trasversali di cittadini si unissero in ogni città, come hanno fatto ieri pomeriggio a piazza Santa Maria dei Miracoli, dando vita al «Tea Party». Guardando all’America, sfuggita al destino coloniale con la rivolta del tè, hanno chiesto di abbassare le tasse. E lo hanno fatto distribuendo moduli alla gente attraverso i quali poter chiedere al datore di lavoro di non trattenere parte dello stipendio per le tasse, ma di poterle pagare personalmente. Certo, si tratta solo di una provocazione, ma di grande significato.
Il «Tea Party Italia», che ha in realtà nasconde l’acronimo Tax Enough Already, ovvero tasse già abbastanza, come già avviene in America, raggruppa espressioni diverse della realtà sociale, dall’aggregatore di blog Tocqueville, alla rivista Ultima Thule, da Libertiamo alla ConfContribuenti. «In America la nuova classe dirigente conservatrice è stata selezionata proprio tra i leader di queste manifestazioni – spiegano gli organizzatori, che sulla maglietta hanno l’indirizzo del sito www.t-party.it – ora il movimento sta dilagando anche in Italia. A Prato e Alessandria si sono svolte iniziative analoghe». «In Usa i Tea Party sono espressione del movimento liberale conservatore che vuole protestare contro le tasse – spiega Piercamillo Falasca, di Libertiamo -. Nei periodi di crisi lo stato dovrebbe dimagrire proprio come fanno le famiglie. In Italia le tasse sono il 43 per cento di quanto prodotto. Questo significa che fino a giugno lavoriamo per pagare lo Stato, e solo negli ultimi 6 mesi per noi stessi. In Italia la spesa pubblica è pari alla Danimarca e al Belgio, ma i risultati sono diversi, se si pensa che in questi due anni abbiamo registrato il Pil più basso d’Europa. Non si può più rimandare: bisogna affrontare la questione fiscale». Nel mirino anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. «Dice che non possiamo permetterci di abbassare le imposte – prosegue Falasca -. Noi invece crediamo che si possa ridurre la spesa pubblica e tagliare le tasse. Ci sentiamo degli innamorati traditi da Berlusconi. È vero che in 16 anni non ha alzato le tasse, ma non le ha neanche abbassate, al contrario di quanto promise scendendo in campo».
Il momento contro le imposte dilaga in tutto il Paese. «Nei prossimi giorni sono previste iniziative ad Aversa e Alessandria – sottolinea Andrea Mancia, sindaco di Tocquevile – siamo singoli individui uniti dalla voglia di abbassare le tasse. In America protestano perché hanno una pressione fiscale del 30 per cento. In Italia, invece, è del 60 e viene viene tutelato chi non produce rispetto a chi produce. Crediamo ancora alle parole dette nel ’94 dal premier. Ora, però, chiediamo fatti».


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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