Per la Cassazione (tedesca) Eluana non è stata ammazzata. E la Cei (tedesca) apre all’eutanasia passiva

“Staccare il tubo che serve a tenere in vita un paziente in coma da anni non è reato”. Lo scriveva ieri pomeriggio Avvenire, riassumendo molto correttamente una pronuncia della Suprema Corte di giustizia tedesca.

Il “Bundesgerichtshof” (Bgh), la Corte di Cassazione, […] ha assolto un avvocato condannato a nove mesi di reclusione per aver consigliato a una sua cliente di tagliare il tubo che serviva ad alimentare artificialmente la madre. L’anziana donna, ricoverata dall’ottobre 2002 in una casa di riposo di Bad Hersfeld, nell’Assia, dopo essere entrata in coma in seguito ad un ictus, aveva in precedenza espresso l’intenzione di non voler essere mantenuta in vita artificialmente. Rispettando il volere della madre, la figlia aveva tagliato nel dicembre 2007 la sonda collegata allo stomaco della madre, ma il personale se ne era accorto in tempo aveva ripristinato l’alimentazione forzata.

Nel caso in realtà c’è una non-notizia e due notizie, una delle quali eclatante, se vista con occhi “italiani”. In primo luogo, non è una notizia la sentenza in sé. Infatti non è la prima volta che in Germania, su questi temi, tocca ad una pronuncia giurisdizionale dettare un orientamento normativo. Nel 2003, fu proprio una sentenza della Corte Suprema a riconoscere la natura vincolante delle direttive anticipate di trattamento, un principio che trovò recepimento e traduzione legislativa solo alcuni anni dopo, nel 2009.

Le vere notizie sono altre. La prima, non così inattesa, è che nella politica tedesca le pronunce giurisdizionali in materia di libertà di cura sono accettate e recepite, non respinte e “maledette”. Anche in un centro-destra politicamente molto più “cristiano” di quello italiano. Tocca infatti ai giudici, di fronte alle concrete domande di giustizia, decidere sull’esercizio concreto di diritti, che una regolamentazione carente o confusa rende incerti. Questo accade – non solo rispetto ai temi biopolitici – anche in paesi che non sono di common law. E’ accaduto in Germania. Ed è accaduto in Italia, con il caso Englaro, dove però la pronuncia della Cassazione venne accolta da parte del sistema politico come un’usurpazione, oltre che come una macchinazione giudiziaria ai danni della vita della povera Eluana.

Ma è la seconda ad essere una “vera” notizia. Che cosa ha detto la Cei tedesca di fronte alla sentenza? Ha giudicato la pronuncia superficiale e discutibile, perché non tiene in sufficiente conto la

differenziazione fondamentale tra eutanasia attiva e passiva. Essa rappresenta un sussidio etico indispensabile per decidere e ci sembra che non sia stata sufficientemente considerata ai fini della sentenza.

Il che tradotto vuol dire: accettiamo che si sospendano trattamenti non desiderati, non che si ponga pietosamente fine ad una vita, nella convinzione di servire la volontà presunta del malato. In altri termini: eutanasia passiva (volontaria) sì, eutanasia attiva (volontaria) no. Ci sembra una notizia di notevole importanza, anche se non ci convince l’equiparazione della interruzione (o non attivazione) delle cure indesiderate all’eutanasia passiva.

Per quanto sembri incerto il confine tra fattispecie che rivelano un’evidente parentela morale, l’interruzione dei trattamenti nei confronti di pazienti che, in forma attuale o anticipata, hanno opposto un esplicito rifiuto non è una forma di “eutanasia”, neppure passiva, se con il termine eutanasia – che è tutt’altro che “tecnico”, come si sa – si intende un atto o un’omissione volta a causare deliberatamente la morte del paziente. Nel caso di specie: occorre sospendere l’alimentazione del paziente perché (a causa del fatto che) la rifiuta, non perché (affinché) egli muoia. Ciò detto, è comunque evidente – e non da oggi – che tra la Cei tedesca e quella italiana, tra il Papa tedesco e i vescovi tedeschi ci sono differenze sostanziali di impostazioni e di giudizio. Ed è una bella notizia, anche per l’Italia, che in Germania l’episcopato sia così “laicista”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Per la Cassazione (tedesca) Eluana non è stata ammazzata. E la Cei (tedesca) apre all’eutanasia passiva”

  1. Domenico Bilotti scrive:

    Il tema è affrontato in modo sufficientemente compiuto in Germania e molto più approssimativo in Italia. La posizione dei cattolici tedeschi merita rispetto, anche perché si smarca dalla carenza di originalità e complessità di certi omologhi italiani ma non sottovaluterei il fatto che lì la maggiore apertura è forse sollecitata dalla più copiosa componente protestante che -in argomento- ha da decenni posizioni più inclusive e realistiche.

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