La destra europea, l’illusione di un’austerità con tasse, il bivio tra default e riforme

– “Thatcher addio. Nasce la destra delle tasse”, titolava ieri il Corsera. La semplificazione giornalistica è evidente (il governo ungherese che studia una possibile flat tax al 16 per cento le tasse le vuol ridurre, non certo alzarle; in Svezia il governo di centrodestra frena sui tagli fiscali ma non inverte la corsa), ma il discorso, in soldoni, regge.
I partiti conservatori e liberali alla guida dei maggiori paesi europei – in primis Germania, Regno Unito e Francia – stanno rispondendo alle tensioni sui conti pubblici con piani di austerità puntellati da inasprimenti fiscali più o meno intensi. Ed anche sul piano internazionale Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si fanno alfieri di un’ipotetica Tobin Tax sulle transazioni finanziarie.

Che sta accadendo alla destra europea? Per capirlo, facciamo un passo indietro. Il cuore del dibattito economico internazionale è oggi rappresentato dalla contrapposizione tra gli obiettivi di rigore finanziario dei governi europei e l’invito americano a ‘stimolare’ l’economia e a guardare alla sostenibilità delle finanze pubbliche come ad un obiettivo di medio e non di breve termine. Da un certo punto di vista, come scrive Bob Davis su Real Time Economics (un blog del WSJ), le due grandi economie occidentali guardano alla situazione attuale con le lenti delle loro paure storiche: gli Stati Uniti con l’ossessione della Grande Depressione e l’Europa con la paura dell’iperinflazione degli anni Venti, caricata dal rischio del contagio ellenico.

In modo abbastanza inedito, dall’America giunge in Europa un messaggio profondamente sbagliato: quello di chi s’illude che la crescita economica possa essere prodotta dalla spesa pubblica e non da una robusta iniezione di competitività ed innovazione. E, forse per la prima volta, in Europa c’è un’opposizione convinta all’idea di drogare l’economia con la produzione di deficit e debito (che sia una convinzione robusta o la semplice constatazione che lo stock di debito pubblico europeo sia ormai a livelli non più sostenibili poco importa). A voler forzare la mano, verrebbe da dire che questa è oggi la differenza tra la ‘sinistra’ obamiana che governa l’America e la ‘destra’ che guida l’Europa: la prima continua a coltivare sogni keynesiani di deficit spending, la seconda è convinta che ciò non serva. E tuttavia, proprio la destra europea non sa evitare, affianco alla scelta del rigore, la tentazione di risolvere i propri problemi con un approccio ragionieristico agli equilibri di bilancio.

Se l’America – per fondamentali economici e fondamenta demografiche – ha ancora i margini per invertire la rotta (con Obama o dopo Obama), per l’Europa la ricreazione è finita da un pezzo (chi ha tempo legga questo interessante contributo di Kevin Dowd su Chicago Blog). Come scrive oggi l’Economist:

For policymakers, the priorities are clear. First, they need to focus on generating growth. America, with its relatively young, rising population, will find that comparatively easy. Continental Europe, by contrast, runs the risk of ending up like Japan, which has spent two decades struggling to grow in the face of its debt burden and ageing population. The best and the brightest young Europeans may emigrate to countries without such burdens; and if the economy stagnates, those that remain may eventually decide either to default on their debts, or to cut benefits to the elderly.

E’ un’amara realtà. In un Continente destinato irrimediabilmente a vedere il proprio peso nell’economia globale diminuire, la sua popolazione invecchiare e le sue finanze pubbliche subire una pressione sempre più difficile da sostenere, la ‘destra europea’ pare voler trovare la propria nuova identità in una gestione dell’esistente mascherata da austerità (i conti in ordine con un po’ di spese in meno e un po’ di tasse in più). E’ un’illusione fatale, che rischia di condurre dritta al bivio indicato dall’articolo del settimanale britannico: default o taglio del generoso e costoso welfare.

E allora, di fronte a questa destra europea – al governo in Germania, Regno Unito, Francia, Italia ed in altri paesi più piccoli del Continente – c’è ora il compito di attendere quel bivio, magari bruciando un decennio, o provare ad evitarlo con moderne e coraggiose politiche di riforma.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “La destra europea, l’illusione di un’austerità con tasse, il bivio tra default e riforme”

  1. Già, bravo come per il solito, proprio così.
    Avete mai studiato gli effetti(di breve, medio e lungo periodo) di un default controllato, parziale o totale?

  2. Parafrasando il grande Arbore, le scelte economiche “sono tutto un quiz”, a risposte multiple, dove se sbagli perdi. Purtroppo il margine di rischio ci sarà sempre per ognuna delle vie intraprese e pensare di avere la soluzione vincente è, pur essendo opinabile, legittima e sacrosanta purchè si prenda in tempi celeri con fermezza e senza tentennamenti perchè come come diceva Borges “”quando arrivi a un bivio, imboccalo”. E mi sembra che questo governo da due anni, dopo un lungo periodo di negazionismo becero stenti ancora a seguire il consiglio del maestro argentino.

  3. Dante scrive:

    Beh, nell’immediato mi pare non vi fosse altra seria alternativa che aumentare il deficit. D’altra parte, in Italia, c’è moltissimo Stato-apparato da tagliare che non c’entra nulla con il welfare e poco con i servizi ai cittadini. Il nostro mastodontico burontosauro, se affrontato come si deve, può essere il serbatoio della crescita futura. Così come l’evasione fiscale. Ma c’è qualcuno in grado di farlo davvero?

  4. Domenico Bilotti scrive:

    Non è recente che in Europa ci sia un filone politico della destra istituzionale favorevole alla tassazione come strumento di pianificazione delle politiche economiche. Semmai, bisogna capire come si giocherà questa partita sul “mercato delle idee”, quale tendenza riuscirà a prevalere. Non condivido i contenuti del Corsera su questo punto: mi sembrano generalizzanti; fotografano, si, un trend, ma un trend (ancora) non egemone.

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