Via libera della Consulta al nucleare (nonostante le bufale in Rete). Ora tocca al Governo

– Una buona notizia: la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi di dieci regioni contro la delega conferita al Governo per dettare le nuove norme che spianano il ritorno al nucleare. La Consulta ha dichiarato le censure proposte in parte infondate, in parte inammissibili.
Ad esser contestata dalle regioni era la mancata previsione di un adeguato coinvolgimento delle stesse nel processo di normazione del settore e di autorizzazione degli impianti. Messa in salvo la delega, il contenzioso ora si sposta sulle norme emanate in attuazione della stessa e contenute nel decreto legislativo 31/10.

Ma se gli argomenti addotti per affossare la legge delega erano deboli, quelli portati a fondamento del ricorso contro il decreto dello scorso febbraio paiono ancor più flebili e inadatti a mettere in discussione l’impianto normativo costruito dal Governo per il ritorno all’atomo. La debolezza delle tesi deriva dal fatto che il decreto attuativo prevede la costante partecipazione di regioni ed enti locali alle decisioni in materia nucleare; le stesse argomentazioni sono poi inadeguate a sconvolgere il quadro legislativo esistente perché le eventuali dichiarazioni di incostituzionalità possono al limite scalfire alcune disposizioni di contorno, senza per questo intaccare l’ossatura della disciplina vigente.

Il disappunto tra quanti si oppongono al nucleare è grande. La sentenza interviene dopo che per alcuni giorni è circolata la voce di una bocciatura delle norme sul nucleare. L’equivoco è sorto quando la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle disposizioni contenute nel decreto legge anticrisi dell’estate scorsa (d.l. 78/09) che consentivano al Governo la nomina di commissari straordinari dotati dei poteri necessari ad accelerare l’iter autorizzativo di infrastrutture energetiche la cui realizzazione fosse stata considerata urgente per il paese. La Consulta, con una sentenza opinabile nel merito, ha ritenuto inconciliabile la realizzazione di infrastrutture con capitali privati (definiti incerti per natura) con la loro urgenza. Come se l’intervento diretto dello Stato nella realizzazione delle grandi opere fosse una garanzia di maggiore efficacia e prontezza.

Ad ogni modo, ci interessa qui sapere che la pronuncia del 6 giugno riguardava una norma che non era congegnata per essere applicata specificatamente agli impianti nucleari, ma serviva a superare l’inerzia delle amministrazioni coinvolte nei procedimenti di autorizzazione di opere necessarie per garantire la sicurezza del sistema elettrico. Poteva trattarsi, ad esempio, della realizzazione di una centrale a gas in un’isola a rischio black-out, come è accaduto per il progetto di modernizzazione della centrale termoelettrica di Capri, oppure delle linee elettriche indispensabili ad approvvigionare di energia aree di consumo deficitarie: questi gli interventi per i quali il Governo aveva pensato ad una corsia preferenziale. Nulla a che vedere con le norme che consentiranno il ritorno dell’atomo in Italia.

I tanti blog che si erano spinti ad intonare il requiem del nucleare o a denunciare il silenzio dei media di fronte al grande supposto fallimento del Governo dovranno fare i conti con una realtà ben diversa. Il Parlamento ed il Governo, ha ragione Saglia, hanno agito e legiferato nel rispetto della Costituzione.

Sgombrato il campo dalle polemiche pretestuose sulla legittimità delle norme sul nucleare, l’obiettivo è ora riprendere le fila di un cammino finora troppo lento. Proprio ieri scadeva il termine per l’elaborazione della strategia nucleare del Governo. Si attendono ancora le delibere del CIPE sulle tipologie di impianto realizzabili in Italia, lo statuto dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare (approvato dal Consiglio dei Ministri e poi dato per disperso nella via che porta alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) e le nomine dei suoi componenti.

Qualcosa, tuttavia, si sta movendo. Il ministro Prestigiacomo ha annunciato la volontà di discutere della composizione e dell’avvio dei lavori dell’Agenzia durante il Consiglio dei Ministri di oggi. Fugati i dubbi di costituzionalità, per riprendere il cammino e recuperare il troppo tempo perso è ancora necessario riempire la casella del Ministero dello sviluppo economico, in cabina di regia con il Ministero dell’ambiente nella conduzione della politica nucleare.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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