La chance di Pomigliano, tra la Cgil ‘imbelle’ e la Fiom ‘ribelle’

– Che cosa farà la Fiat dopo l’esito del voto referendario nello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco?  Stiamo aspettando le decisioni  del Lingotto.  Le notizie che circolano sono diverse, ma tutte incentrate su di una precisa circostanza: la Fiat si aspettava un risultato migliore.

Si sono fatte, in queste ore, talune ipotesi come la rinuncia al progetto di trasferire le produzioni dalla Polonia oppure di costituire una nuova società (newco) che assuma ex novo i dipendenti disposti a sottoscrivere l’accordo. Come ha giustamente affermato il ministro Maurizio Sacconi non ci sono alternative credibili e politicamente sostenibili rispetto alla scelta di andare avanti e dare attuazione all’accordo, in un rapporto dialettico con le organizzazioni firmatarie e con il supporto del voto referendario.

La Cgil ha dichiarato che da parte sua non vi sarà un atteggiamento di boicottaggio. Questa promessa vale anche per la Fiom?

Sarà bene che la situazione si chiarisca al più presto. La linea di condotta della federazione dei metalmeccanici della Cgil ha già prodotto molti danni ai lavoratori avallando un’interpretazione estremista dei punti dell’intesa, ben lontana non solo dalle intenzioni del gruppo automobilistico ma persino dal testo sottoscritto. I punti più criticati (con toni esasperati privi di una qualunque motivazione) sono indicati in termini programmatici e vengono affidati ad ulteriori fasi di confronto e di negoziato, all’interno di commissioni paritetiche istituite a livello centrale e decentrato.

Vi sono quindi ampi margini per trovare soluzioni adeguate, purchè idonee a non mettere in discussione gli obiettivi dell’accordo e a contrastare con efficacia un assenteismo anomalo ed una conflittualità più opportunista che selvaggia. E’ evidente che la Fiat non può riaprire la trattativa, su di un’intesa che non solo è stata sottoscritta dai sindacati maggiormente rappresentativi in quello stabilimento, ma che è anche stata approvata dai lavoratori.

Il risultato del referendum potrebbe dar modo alla Cgil di rientrare nella partita, se riuscisse a far ragionare la Fiom. In fondo, a pensarci bene, la Confederazione di Guglielmo Epifani non è aliena a cambiare posizione di nascosto. Prendiamo il caso dell’accordo quadro sulla riforma della struttura della contrattazione del 22 gennaio 2009. La Cgil non volle sottoscriverlo e preconizzò un futuro incerto nel campo delle relazioni industriali, in vista del rinnovo dei contratti collettivi. Poi, alla prova dei fatti, non si ricorda a memoria di uomo una stagione contrattuale così pacifica ed unitaria come quella appena conclusa, con la sola eccezione dei metalmeccanici, grazie alla solita politica sfasciacarrozze della Fiom.

A conclusione (almeno temporanea) di questa vicenda tipicamente italiana tutti i protagonisti hanno finito per comportarsi secondo il loro copione. C’era da aspettarsi la durezza (giustificata) della Fiat, dal momento che era in gioco la strategia internazionale del gruppo. Era prevedibile l’assunzione di responsabilità delle altre organizzazioni sindacali; ci saremmo stupiti se la Fiom avesse tenuto una linea di condotta diversa da quella consueta. Sinceramente ci saremmo risparmiati volentieri i  tanti intellettuali corifei della parte più retriva del sindacalismo italiano, i quali non hanno esitato ad implementare l’orgia di parole a sproposito. La sinistra in doppiopetto, poi, non ha perso l’occasione per regalare un altro pezzo dell’elettorato del Nord alla Lega, visto il suo cerchiobottismo nei confronti dei ‘diritti’ degli assenteisti del profondo Sud.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

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