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Eu2020, così l’Europa proverà a crescere dopo il fallimento della Lisbon Strategy

– Mentre, in un contesto politico interno non del tutto semplice, il Belgio si prepara ad assumere la Presidenza dell’Unione Europea, le conclusioni del Consiglio europeo del 17 giugno hanno prodotto risultati importanti.

Oltre all’iniziativa che prevede una nuova forma di tassazione a carico delle banche (ipotesi che verrà comunque discussa anche al G20), la bozza di accordo prevede, tra le altre cose, anche la pubblicazione dei  test sulla solidità patrimoniale dei maggiori istituti di credito e la ricezione della proposta italiana sul computo del debito privato tra i parametri di convergenza per il patto di stabilità. Su quest’ultimo punto uno schema definitivo dovrebbe esser varato dalla Commissione entro il 30 giugno.

Hanno avuto invece poco risalto sulla stampa nazionale gli accordi sulle misure della nuova strategia di crescita per l’Europa, EU2020, che va a sostituire la fallimentare Lisbon Strategy, ovvero quel complesso di politiche comunitarie che si ripromettevano di fare dell’Europa l’economia più competitiva del mondo. Proprio nell’ambito di EU 2020 sono stati raggiunti importanti accordi sull’educazione, sulla riduzione della povertà, sulle politiche per l’impiego.

Nel campo dell’educazione è prevista una riduzione del tasso d’abbandono scolastico al 10% (ora al 15%). La bozza d’intesa prevede anche un aumento al 40% del tasso di istruzione superiore  nella fascia d’età fra 30 e 34 anni. Altro impegno importante riguarda la riduzione delle persone che vivono sotto la soglia di povertà. Secondo Eurostat circa 80 milioni di europei (17% della popolazione del continente) vivono sotto la soglia di povertà. L’impegno preso al Consiglio prevede una riduzione in 10 anni del 25%.

Le politiche dell’impiego prevedono di portare al 75% il tasso di occupazione nella fascia d’età dai 20 ai 64 anni. Linee guida chiare emergono anche per quel che riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo che si prevede di portare al 3% del PIL. Da segnalare anche l’opinione positiva del Consiglio europeo sul processo di avvicinamento all’Unione dell’Islanda e la previsione dell’adesione all’euro dell’Estonia entro il 2011.

Particolare attenzione è data alle misure previste per l’implementazione degli obiettivi previsti. Gli Stati dovranno agire sotto il constante controllo della Commissione che monitorerà i loro progressi. Proprio le misure di implementazione nazionale erano state un punto debole della precedente strategia di Lisbona.

Gli obiettivi fissati delle conclusioni del Consiglio vanno letti alla luce delo scenario tratteggiato a marzo dalla Commissione nella comunicazione “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, (documento su cui si fonda la strategia di EU 2020) che prevede tre scenari possibili per l’Europa del dopo crisi: una ripresa sostenibile, una  ripresa fiacca o l’ipotesi che gli sforzi degli ultimi dieci anni non siano serviti a nulla. Notevole enfasi è posta sulla necessità di aumentare la produttività delle imprese europee e la competitività dell’Europa nei confronti dei principali partner commerciali dell’Unione (gli investimenti in ricerca e sviluppo risultano infatti prioritari nell’ambito della strategia delineata dalla Commissione).

eu2020

(Fonte: Comunicazione della Commissione “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, COM (2010) 2020, p. 8.)

Indicazioni e soluzioni importanti potrebbero arrivare dalla relazione sul mercato interno redatta da Mario Monti. In un contesto in cui la crescita non può essere più spinta  né dai bilanci pubblici, né dalle politiche monetarie, obiettivo primario diviene la creazione di un mercato interno realmente integrato e senza barriere al fine di ridurre i prezzi per i consumatori ed aumentare la competitività sul mercato globale delle imprese europee. Come suggerisce un recente paper del think tank Bruegel il mercato europeo dovrebbe essere considerato un “quasi-domestic space where firms initially grow and reinforce their global competitiveness”.

Qualche anno fa, a pochi anni dall’avvio del processo di Lisbona, gli esperti ne avevano segnalato i problemi ed il sicuro fallimento, dovuto, fra le altre cose, anche all’eccessiva burocratizzazione. Questa volta perdere altri dieci anni potrebbe costarci molto più caro. La crescita e gli stupidi prima o poi dovranno prendere strade separate.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

4 Responses to “Eu2020, così l’Europa proverà a crescere dopo il fallimento della Lisbon Strategy”

  1. Belguglielmo scrive:

    La strategia “Europe 2020” è il frutto purissimo dello spirito euronerd (provate a leggerla senza Prozac). Notare la pregnanza del grafico qui sopra: va bene / va male / va che insomma.

  2. Francesco Violi scrive:

    Il suo commento, signor “Belguglielmo” denota una finezza degna si un semplice “No comment”. Impari ad avere rispetto del lavoro degli altri.

  3. pasquale scrive:

    Si dovrebbe chiedere alla Commissione del grafico in effetti. Ma tant’e’.

  4. Belguglielmo scrive:

    Signor Violi, il suo commento denota una certa assenza di ironia, e le lezioni le dia a qualcun altro. Se si è dato la pena di leggere integralmente il documento summenzionato, nonché almeno qualcuno tra le decine di “position papers” ricevuti dalla Comissione e pubblicati on-line nel quadro della consultazione con la società civile, converrà quantomeno su certe debolezze della strategia proposta. Innanzitutto la qualità dell’elaborazione del documento lascia supporre una prima bozza stesa dai servizi economici-finanziari, solo successivamente integrata dagli apporti in tema ambientale e sociale, che appaiono quasi come corpi spuri. L’equilibrio tra le componenti poi, economica, ambientale e sociale, appare palesemente sbilanciata e non supportata da indicatori di impatto specifici, rischiando cosi’ un pericoloso avvicinamento al lodevole afflato dei Millennium Goals, sul cui successo nessuno oserebbe scommettere. Le misure proposte, per lo più tramite le “flagship initiatives” possono apparire rigorose o di buon senso, ma mi permetto di credere che manchino di quello slancio innovativo e lungimirante che una strategia di uscita dalla crisi dovrebbe comportare. Ma il punto indubbiamente più debole risiede negli ultimi paragrafi, in particolare nel richiamo all’Open method of coordination, di cui sappiamo tutti l’efficacia, e la contraddizione di fare menzione dei vari livelli di collettività locale per la messa in atto della strategia quando nessun strumento è previsto nelle sezioni che precedono.

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