La nomina di Brancher e il PdL tre volte autolesionista

– Se la qualità di una riforma si valutasse dal numero di ministri a tal uopo dedicati, l’attuazione del federalismo fiscale meriterebbe un voto molto alto, dopo l’incarico assegnato ad Aldo Brancher, le sottolineature bossiane sulla paternità della riforma e l’effettivo ruolo di coordinatore svolto finora da Roberto Calderoli.
A ben guardare, in un sol colpo, con questo nuovo federalismo uno e trino, come lo ha definito sabato scorso Carmelo Palma su Libertiamo.it, il PdL si autolesiona tre volte.

Anzitutto, esso offre il fianco alle critiche dell’opposizione e della stampa rispetto ai prossimi ‘appuntamenti’ giudiziari di Aldo Brancher. Lungi da questo articolo e da chi lo redige accenti giustizialisti, ma cosa rispondere – anzitutto rispetto all’opinione pubblica – a chi sottolinea che il neo-ministro è atteso il 26 giugno a Milano, dove è imputato di appropriazione indebita?

In seconda battuta, la nomina del neo-ministro mostra alla Lega una forma di competizione politica mal orientata: con il Carroccio c’è da aprire un fronte di confronto politico sul merito dei decreti delegati del federalismo (che riforma vogliamo, quanto vogliamo che sia severa e responsabilizzante per le classi politiche locali, quanto riusciremo a fare del federalismo una leva per l’alleggerimento dello Stato), non da sovrapporre alle deleghe di Bossi quelle di un pidiellino. Non è un caso che ieri a Pontida il Senatur abbia colto la palla al balzo e ‘tuonato’ come suo solito: “Le federalisme c’est moi”. A prescindere da Brancher, che pure è considerato Lega-friendly, la vicenda aggiunge confusione a confusione, perché consente a Bossi di mostrare alla sua gente una fantomatica ‘minaccia esterna’, cui contrapporre una radicalizzazione del confronto politico.

Terzo, la decisione repentina di Silvio Berlusconi maltratta la stesse decisioni intra-partitiche del PdL. Durante la famosa direzione nazionale post- regionali, Gianfranco Fini aveva posto l’accento sulla necessità che il PdL assumesse nei confronti del federalismo fiscale posizioni più nitide, evitando di subire l’agenda dettata dalla Lega. Si era così giunti alla proposta d’istituzione di una commissione di partito sul federalismo fiscale, che potesse far da centro di elaborazione e di proposta per il partito, anzitutto rispetto al principale alleato di governo. E’ allora francamente difficile comprendere come questo disegno si sposi con l’incarico assegnato a Brancher, a meno che non si sostenga che a costui sia stata riservata la funzione di cinghia di trasmissione tra le posizioni della commissione del PdL sul federalismo fiscale e l’attività di governo. E se fosse stato questo l’intento, non sarebbe convenuto anteporre l’istituzione della commissione alla nomina di un ministro, quantomeno per verificare che questi fosse la persona più indicata a svolgere il ruolo di mediazione?

Ora, più di prima, chi ha a cuore un buon esito della riforma in senso federale della finanza pubblica ha molto da lavorare.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “La nomina di Brancher e il PdL tre volte autolesionista”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    pensare a Brancher nominato ministro per l’attuazione del fed.fiscale “nun s pò sent”

  2. Alberto Savelli scrive:

    Concordo con l’articolo di Piercamillo! Adesso Brancher, per evitare ulteriori strumentalizzazioni della sinistra, dovrebbe presentarsi regolarmente al processo senza accampare impadimenti veri o presunti. Comunque la nomina non la capisco, ma non perchè abbia un processo alle porte, quanto invece perché non ne capisco l’utilità se ci sono già ministeri competenti nella materia del federalismo.

  3. Euro Perozzi scrive:

    …. a volte mi sento andreottiano: “… a pensar male si fa peccato…”

  4. antonioferrari scrive:

    per non passare per giustizialisti l’unica alternativa è passare per stupidi.
    Qualcuno da destra invita Brancher a presentarsi al processo. Ma non è abbastanza evidente che Brancher è stato fatto in tutta fretta ministro proprio per saltare l’udienza che l’attendeva ? Non sono chiari i debiti di gratitudine che Berlusconi ha nei confronti di Brancher ? Non sono palesi i compiti che Brancher aveva in Mediaset e più recentemente in Forza Italia ?

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