– E’ morto a Palermo Piero Milio.  Era stato parlamentare, prima alla Camera, tra i pattisti di Segni, quindi al Senato, per la Lista Pannella. Nel 2006 non aveva condiviso l’accordo di coalizione tra i radicali e il centro-sinistra e aveva aderito ai Riformatori Liberali.

E’ salito agli onori delle cronache per avere difeso prima Bruno Contrada e poi Mario Mori: due uomini dello Stato che la “storia ufficiale” e, nel caso di Contrada, le stesse sentenze hanno dichiarato compromessi con la mafia. Due “colpevoli perfetti”, due vittime della guerra civile scatenatasi nell’antimafia siciliana, per come emergono dalla difesa di Piero Milio.

Alle prese con teoremi giudiziari ostinati e, per troppi, addirittura “auto-evidenti”, e con teoremi politici disinvolti o disonesti, Milio – che era stato avvocato di parte civile del Comune di Palermo nel maxi-processo contro Cosa Nostra e di Giuseppe Li Pera, pentito del filone mafia e appalti– era così finito dalla “parte sbagliata”: che in Sicilia è comunque, sia nelle vicende di mafia che di antimafia, la parte contraria a quella di chi comanda.

Legato ad una cultura del diritto troppo liberale per essere vera in una terra in cui la stessa giustizia condivide con l’ingiustizia una volubile terribilità,  aveva una passione politica acuta e dolorosa, persuaso com’era che né la mafia né la cattiva antimafia potessero essere battute nei tribunali.