– Il federalismo uno e trino ha un nuovo ministro di rito padano. Auguri. Dopo quello che “riforma” e quello che “semplifica”, ora c’è il Ministro che “attua”.  Il federalismo prolifica per partenogenesi ministeriale. La trinità si è divisa i compiti in un modo curioso. Come se per mangiare un pollo ci fosse quello che morde, quello che mastica e quello che digerisce. Ma queste sono formalità, su cui è troppo facile essere moralisti. A contare è la sostanza. Ed è proprio sulla sostanza, però, che è molto difficile essere fiduciosi.

Da tutto quello che accade (parole, parole e parole, e un decreto delegato sul demanio locale tutt’altro che impeccabile) non è affatto chiaro dove stia andando il federalismo. Però è chiarissimo dove sta andando la Lega in groppa al destriero federalista: a Roma, sempre più a Roma. Nella narrazione padana, la “fede federalista” si va trasformando in una forma di negromanzia politica, che evoca gli spiriti del Nord contro i demoni della Capitale, come se l’intera costruzione unitaria e post-unitaria fosse stata un maleficio: l’Italia come fattura da cui la Lega-fattucchiera libera il Nord. Ma intanto nella cucina del Palazzo, il Carroccio lavora e mangia alla romana. Occupa posizioni, rivendica spazi, usa spregiudicatamente le leve della spesa e dell’intermediazione pubblica, mette il proprio peso crescente a difesa di uno “Stato pesante”, ostacolando ogni tentativo – anche il più modesto – di alleggerimento del potere della politica.

C’è da sperare che sul cosiddetto federalismo fiscale si riesca a trovare la quadra, perché serve, perfino in una logica razionalmente “centralista”, imporre un freno all’espansione della spesa pubblica locale, un argine all’esplosione del debito sanitario, un sacrosanto limite normativo al mercato politico delle perequazioni, dei ripiani e dei salvataggi delle amministrazioni più inefficienti e disoneste, ma elettoralmente influenti. Però – anche rispetto a questo tema – una Lega così centrale nel sistema del potere berlusconiano, così padrona degli equilibri politici del paese, e così golosa dei dividendi fiscali della riforma federale, è un problema in più,  non un problema in meno.