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L’Olanda e il modello di una destra ‘dura’, ma non confessionale

– Non sappiamo ancora se l’Olanda formerà il suo primo governo di destra, dato che i negoziati tra i liberali dal VVD, la destra del PVV ed i cristiano-democratici non si annunciano facilissimi ed anche se andassero in porto condurrebbero ad una maggioranza molto fragile nei numeri. Tuttavia sono possibili a prescindere alcune considerazioni sulla fisionomia della destra olandese, sia di quella moderata ed istituzionale rappresentata dal VVD di Mark Rutte, sia quella più populista e protestataria incarnata dal PVV del controverso Geert Wilders.

In effetti, i termini sui quali si definisce in Olanda la contrapposizione destra-sinistra sono prevalentemente quelli dell’economia e dell’immigrazione.
Il leader liberale Mark Rutte ha fatto una campagna thatcheriana, promettendo una forte riduzione della spesa pubblica e del debito. Tra le sue proposte l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, la riduzione dei sussidi di disoccupazione e l’abbassamento delle imposte. Dal canto suo, Wilders è da sempre un forte critico dello stato sociale olandese e sostiene una marcata riduzione delle tasse e delle regolamentazioni economiche.

L’immigrazione è divenuta ormai un tema chiave della politica olandese, da quando si è diffusa una generalizzata presa d’atto del fallimento del modello “multiculturale” che a lungo era andato per la maggiore. Nell’opinione pubblica è via via cresciuta la richiesta di un’immigrazione più selettiva ed istanze in tal senso sono state interpretate, con modi e con toni diversi, sia dal VVD che dal PVV.

E’ molto minore che da noi, invece, la radicalizzazione politica sui temi bioetici. Alcune innovazioni che caratterizzano il modello olandese, quali ad esempio la legalizzazione del matrimonio omosessuale, della prostituzione o dell’eutanasia, appaiono infatti consolidate in modo sostanzialmente trasversale agli schieramenti politici. Possiamo prevedere anche che un governo di destra non cambierà di molto l’atteggiamento nei confronti dell’uso ricreativo di sostanze stupefacenti, per quanto la tendenza in atto in Olanda già da qualche tempo sia comunque di parziale riconsiderazione del modello antiproibizionista.

Il VVD di Rutte è, nel complesso, un partito “social tolerant”, che fa riferimento a livello europeo alla famiglia dell’ELDR. Rutte è un convinto difensore delle libertà individuali e si è speso più volte anche su questioni (da noi) tabù come quella dell’eutanasia intesa come scelta personale. Per quanto riguarda il PVV esso non appare troppo interessato ad esprimere una posizione sui temi eticamente sensibili, dato che i suoi principali cavalli di battaglia sono altri. In linea di principio, tuttavia, è piuttosto forte la sensibilità laica.

Pur contrario a prospettive di relativismo culturale, Wilders non cerca di imporre una visione confessionale, bensì un più generico ancoraggio dell’Olanda alle radici giudaico-cristiane ed umaniste  e in definitiva si batte per la difesa della “civilizzazione occidentale”. Pur, sotto certi aspetti, più populista e più conservatore, Wilders ha del resto ereditato la constituency elettorale di quel Pim Fortuyn che anni prima aveva saputo sfidare l’establishment del regno con un suo caratteristico taglio politico di destra libertaria.

E’ per certi versi significativo che Fortuyn fosse un omosessuale dichiarato – uno che certo non amava i recinti autoimposti di una certa politica gay, ma che era, al contrario, in grado di interpretare i sentimenti profondi della società civile olandese, al punto di divenire uno dei politici più popolari e, secondo alcuni sondaggi, un potenziale primo ministro, prima che una mano assassina lo fermasse nel maggio di 8 anni fa. A ben pensarci non esiste contraddizione tra l’attaccamento ai caratteri libertari della società olandese ed il desiderio di porre un freno ad un’immigrazione islamica che rifiuta l’assimilazione ed anzi è portatrice di un sistema “valoriale” forte e direttamente conflittuale con la cultura autoctona.

In questo senso l’opposizione all’islamismo non si declina nell’affermazione di una visione confessionale e “cristianista” da contrapporvi, bensì si fonda proprio sulla difesa dei caratteri secolari e plurali che sono propri della società occidentale. Per uno come Fortuyn la posta in gioco, in fondo, era anche la difesa del proprio diritto di essere omosessuale nel proprio paese, senza essere per questo minacciato e considerato “inferiore ad un maiale” come sostenne di lui in televisione un imam.

L’Italia non è l’Olanda ma in ogni caso il centro-destra italiano, anche alla luce di altre esperienze europee, dovrebbe interrogarsi sul fatto se il conservatorismo bioetico rappresenti davvero un elemento intrinseco ed irrinunciabile del proprio futuro oppure se sono altre le questioni sulle quali dovrebbe fondarsi il bipolarismo politico. Per rispondersi basterebbe ricordare come solo quindici anni fa l’anima di Forza Italia e della Lega Nord fosse tutt’altro che confessionale ed aperta invece, senza pregiudizi, all’innovazione sociale.

Un centro-destra che non preveda nella propria ragione sociale la lotta alla “cultura della morte” è stato  possibile negli anni ’90 e può essere di nuovo possibile. Basta distinguere le grandi questioni che sono strategiche per il futuro del paese e che effettivamente muovono il voto da un parte o dall’altra, da altre tematiche importanti ma più afferenti alla sfera di coscienza e che pertanto non determinano scelte di appartenenza, bensì dividono in modo quasi sempre trasversale rispetto alle scelte di campo politiche.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

3 Responses to “L’Olanda e il modello di una destra ‘dura’, ma non confessionale”

  1. iulbrinner scrive:

    La “confessionalità” è parte integrante e costitutiva della nostra storia; non lo è di quella olandese.
    L’ago della bilancia della differente cultura politica evidenziata mi sembra si muova intorno a questo fulcro.

  2. marcello scrive:

    Di per sé la destra non è confessionale. C’era la destra storica che manteneva la separazione dello stato e della chiesa.
    La confessionalità in Italia c’è a livello di politica più che riguardo ai comportamenti individuali. Per questa ragione è assurdo cercare sempre l’approvazione del Vaticano come se ci fossero tutti questi voti cattolici che vanno da una parte all’altra.

  3. FRANCO scrive:

    Vi consiglio questo articolo pubblicato dal quotidiano online WEST:
    http://www.west-info.eu/it/i-risultati-delle-elezioni-olandesi-l%e2%80%99antimmigrazione-non-sfonda/

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