Riforme: la Germania, senza un progetto coerente, naviga a vista

– All’indomani di un appuntamento con le urne che ha precipitato il Nordreno-Westfalia in un blocco istituzionale di proporzioni simili a quelle dell’Assia di due anni fa (alzi la mano chi si sente di continuare a difendere il glorioso “modello tedesco”), il duo Merkel-Westerwelle ha tentato, peraltro con scarso successo, di lasciarsi alle spalle un semestre di pedanti slogan all’italiana su come dare forma al programma di coalizione, per inaugurare una volta per tutte la stagione del rigore.

La Germania non ha un problema di entrate, ma un problema di uscite”, ripetevano risoluti deputati e Ministri dell’FDP a chi domandasse loro lumi sul futuro dell’azione di governo. Aggredire la spesa, dunque, sembrava il mantra con il quale poter ridare slancio ad un esecutivo terribilmente irrigidito. Peccato che ad aver frustrato le attese dei più ottimisti vi siano state le improvvise e per certi versi grottesche dimissioni del Capo dello Stato.
Horst Köhler, “inventato” politicamente dalla signora Merkel nel 2004 per spianarsi la strada verso la Cancelleria, ha gettato la spugna alla fine del mese di maggio, distogliendo ancora una volta gli increduli astanti dalle priorità.

Priorità che, come da copione, sono da mesi sulla bocca di qualsiasi politico della maggioranza, ma che faticano ad essere trasformate in iniziativa. Se un giorno pare certo che le centrali nucleari siano destinate a restare accese ancora per qualche decennio, il giorno successivo un buon numero di Ministri, rigorosamente in ordine sparso, non esita a smentire quanto detto dai colleghi ventiquattrore prima. E la musica non è poi molto diversa su altri fronti.

Misteriosa è ancora oggi la sorte dei famosi tagli ai sussidi per il solare, approvati in un primo tempo dal Bundestag e bocciati in un secondo dal Bundesrat. Per non parlare di fisco e sanità, dove pure l’agone politico teutonico sta dando il meglio.

La bistrattatissima aliquota agevolata per gli albergatori, licenziata dal Parlamento prima di Natale, è tornata di recente sul banco di revisione del governo. Idem per la “Tobin Tax”, respinta nei giorni pari, riconsiderata in quelli dispari. Insomma, dire che regni la confusione è dire poco.

Manca un disegno, uno scopo, una visione!” ripetono ossessivamente i commentatori tedeschi nel tentativo di riassumere questi otto desolanti mesi di esecutivo. E la sensazione è davvero quella che si vada alla cieca. Mai FDP e CDU/CSU sono state tanto distanti come in questo periodo storico. L’incapacità di dettare l’agenda non è che la conseguenza di uno scollamento ideale tutto interno al centrodestra tedesco.

La stessa FDP, partita con genuini propositi liberisti, ha dovuto di botto giungere a più miti consigli, annacquando le proprie idee nel calderone del pragmatismo e dell’attendismo. E qui la leadership poco accorta di un Westerwelle stordito dal potere e affascinato dalle poltrone pesa davvero molto, tanto che nelle ultime settimane, anche sulla scorta dei sondaggi che danno i liberali appena sopra il 5%, si fa un gran parlare di ricambio ai vertici del partito.

Persino la scelta del nuovo Presidente della Repubblica rischia di creare più grattacapi che certezze. L’idea di presentare Christian Wulff, Presidente dei ministri della Bassa Sassonia con una pluriennale esperienza politica e con ottimi contatti nel mondo dell’industria e del sindacato, ha subito lasciato perplessi molti liberali, che avrebbero preferito una figura al di sopra delle parti.

Da questo punto di vista la contromossa rosso-verde è stata eccellente. La candidatura di Joachim Gauck, attivista per i diritti civili ai tempi della DDR e convinto anticomunista, ha letteralmente spiazzato la maggioranza, se è vero che anche alcuni democristiani e parecchi liberali di livello regionale non hanno escluso di poter dare a lui il proprio voto il prossimo 30 giugno.

Fino a quel momento la Germania sarà impegnata a commentare lo Sparpaket, il pacchetto di risparmi varato tra mille dubbi qualche giorno fa e che più di una “fatica di Ercole” (come ribattezzato da un euforico Westerwelle) ricorda molto la “montagna che ha partorito il topolino”.

Mentre dall’opposizione si grida alla macelleria sociale e si propongono tasse sui ricchi buone per tutte le stagioni, la Lega dei contribuenti e le fondazioni vicine all’esecutivo giallo-nero ammoniscono: gli 80 miliardi spalmati su quattro anni, senza privatizzazioni e ulteriori tagli a spesa e sovvenzioni, rischiano di non essere affatto sufficienti per correggere i conti in vista del 2016, anno in cui entrerà in vigore il cosiddetto “freno ai debiti”. Anzi, come ricorda Gerard Bökenkamp sul blog della Friedrich Naumann Stiftung, il nuovo indebitamento supererà di gran lunga i risparmi annuali previsti dal governo. Come mettere una pezza, quando c’è l’alluvione… Insomma, auguri alla Germania, che, come noi, ne ha un gran bisogno.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

One Response to “Riforme: la Germania, senza un progetto coerente, naviga a vista”

  1. Francesco Violi scrive:

    Caro Giovanni, anche io seguo molto la politica e l’economia tedesca, sicuramente sono meno “libertarian” di te, ma non posso dirmi altro che assolutamente d’accordo con te. Angela Merkel è assolutamente deludente e ancor peggio si è dimostrato Westerwelle.

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