Se questa è economia (sociale di mercato)

– All’inizio fu Alitalia.
Poi – non tutto e non in quest’ordine – vennero la monnezza di Napoli, un G8 al prezzo di due, una straordinaria reazione, civile e professionale, ad una straordinaria calamità naturale (Abruzzo); una non-straordinaria – ma pur sempre onerosa – reazione ‘istituzionale’ ad una serie di altrettanto non-straordinarie – perché prevedibilissime – calamità ambientali (Sicilia, Calabria, Toscana).

C’è stata la social card e la cassa integrazione – ordinaria, straordinaria, prorogata e così via. Ci sono stati gli incentivi per frigoriferi e tv, il via libera al nucleare ma non alle centrali, e – si dice – c’è stata pure una riforma del processo civile, ma in quest’ultimo caso la ‘voce’ non risulta confermata. Sempre sul coté giustizia, si è resa reato la clandestinità e sono state proposte pene severe per quanti violino la privacy del cittadino diffondendo a mezzo stampa intercettazioni che lo coinvolgono. I magistrati, si dirà… No, gli editori. La misura private-friendly, in particolare, ha l’ulteriore pregio di fornire un incentivo non oneroso a chiunque voglia farsi imprenditore editoriale offshore, specializzandosi nella divulgazione di atti d’ufficio riservati, sul modello di business già fruttuosamente sperimentato in Wikileaks.

Tra le cose fatte, c’è anche un accordo di fratellanza con la Libia, ovvero con la di lei guida suprema e, sempre in tema di democrazia, si è corroborata l’intesa con quelle nuove frontiere della civiltà multipolare che sono Russia e Bielorussia.
Dimentico qualcosa? Ah, si. Gli arresti di mafia, tanti e importanti. I tagli alla scuola ed una potenziale riforma dell’università. E c’è stata Eluana, cioé il testamento biologico, ovvero l’impegno del Parlamento ad impedire a chicchessia di esprimere in maniera vincolante la propria volontà sul suo stesso destino biologico.

C’è infine il Ponte sullo Stretto. I lavori sono cominciati davvero: sbancato, sul lato calabrese, il tratto destinato ad accogliere le infrastrutture di supporto, cioè il nuovo tracciato della linea ferroviaria. Più a rilento, invece, vanno le cose a Messina dove – dopo un disguido sull’edificio destinato ad accogliere il quartier generale dei lavori, che si è rivelato privo di collegamento telefonico – ci si accinge or ora ad un preliminare trivellamento.

Di studi se ne fanno da cinquant’anni, a Messina, ma di dubbi da fugare ne restano ancora. Tant’è che un progetto definitivo-definitivo per la costruenda infrastruttura ancora non c’è. In ogni caso la trivellona che dovrà perforare fino a cento metri di profondità per sondare la tenuta geologica del terreno è già parcheggiata nella zona destinata ad arpionare il ponte alla terraferma.
Il sito prescelto si trova lungo il tratto di costa che i cittadini peloritani eleggono da sempre a luogo di villeggiatura e balneazione ma che, da quest’estate – evidentemente – non più. Immaginate lo scompiglio, ad esordio di stagione! L’Associazione Volontaria Virtuale Mondiale ‘No Ponte’, pertanto, ha già provveduto ad occupare l’area, così rinnovando l’apocalittico allarmismo sempre più insistente nell’animo autoctono. Il quale, bisogna dirlo, non si è mai rivelato pregiudizialmente ostile purché, tuttavia, di questa magnificentissima opera si facesse almeno un’opportunità di lavoro, sviluppo. Cose così. Cose di cui, al momento, non si vede proprio dove intercettare traccia.

L’elenco delle cose fatte dall’ultimo governo Berlusconi è lungo e, se ne converrà, articolato. Teniamo fuori la manovra ché cosa fatta ancora non è, ed alla quale Libertiamo.it si è già, a più riprese, dedicata.
Limitiamoci solo ad uno sguardo d’insieme.
C’è un chiaro fil rouge nell’azione dell’attuale governo Berlusconi, da Alitalia alle intercettazioni, e questo va detto in replica a chi accusa la maggioranza di non avere ‘visione’.

La questione dunque non è se un disegno strategico ci sia, ma se quel disegno abbia in qualche modo – anche implicito, anche indiretto – a che fare con la libertà.
Parrebbe di no. Parrebbe, dall’analisi dei fatti, che – salvo alcuni casi per lo più dovuti a pressioni esterne – i provvedimenti sin qui assunti dal Governo Berlusconi non abbiano condotto ad una contrazione del peso e dell’estensione dello Stato, ad un cedimento di sovranità agli attori privati della vita civile. Non c’è stata, ad esempio, la contrazione delle funzioni esercitabili dal pubblico, né l’apertura alla concorrenza nei mercati chiusi del sistema attuale, primo fra tutti l’informazione. Né si è praticato il rifiuto di politiche interventiste giustificate ogni volta da immaginifici interessi superiori, tipo l’italianità di una compagnia aerea o la salvaguardia della famiglia.

Al centro dell’attività normativa della corrente legislatura non è stato posto l’individuo, ma sempre, e coerentemente, lo Stato, il quale se possibile è oggi ancora più sovrano di prima avendo ricevuto il filosofico placet della maggioranza di governo ad intestarsi il diritto di farsi addirittura censore delle coscienze, dispensatore di moralità, economica oltre che civile.
Se ne desume che il governo ritenga – ed è questo il fil rouge – che l’individuo vada tutelato dalla sua stessa libertà, condizionandone l’esercizio agli obiettivi dell’agenda sociale di volta in volta indicati dai cervelli decisionali.
Ci siamo interrogati a lungo su quale fosse l’ubi consistam di questa matura visione d’insieme. Adesso lo sappiamo: è l’economia sociale di mercato, baby!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

5 Responses to “Se questa è economia (sociale di mercato)”

  1. John Falkenberg scrive:

    La definirei economia socialista con elementi parodistici di mercato, non offendiamo il povero Erhard.

  2. Simona Bonfante scrive:

    @ john. la definizione è del ministro dell’economia. la cosa è grave. ma non seria.

  3. daniele burzichelli scrive:

    Se neppure questa stratosferica maggioranza è in grado di far retrocedere il pubblico (basti pensare alle Province) e di favorire l’iniziativa privata (basti pensare alla – mancata – diminuzione delle tasse), chi sarà mai in grado di farlo?
    O i liberisti italiani farebbero meglio a emigrare all’estero?

  4. marcello scrive:

    Serviva proprio fare il ponte, quando i soldi sono pochi, le ferrovie nelle rispettive regioni sono a dei livelli ottocenteschi e la rete idrica disperde un sacco d’acqua? Adesso con rammarico vedo che i lavori sono iniziati, quindi, qualora qualche saggio decidesse di fermarli, nel migliore dei casi si avrà l’ennesimo sperpero di denaro dello stato, con un disavanzo complessivo del 117% e molte cose più utili da fare.

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