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I cattolici e il Medio-Oriente: il realismo della Chiesa ‘di minoranza’

– Il recente viaggio di Benedetto XVI a Cipro si è caricato di significati importanti ed ha rilevato quanto sia difficile, anche per una istituzione globale come la Chiesa cattolica, affrontare i problemi sollevati dalla realtà mediorientale. Cipro, frontiera fra mondo turco e mondo ortodosso, rappresenta infatti anche un importante punto di contatto con il Medio Oriente.

Dal terribile omicidio di Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e leader della chiesa turca, accoltellato a Iskenderun nell’estrema punta del sud della Turchia a due passi dalla Siria, ai fatti che hanno coinvolto la flottiglia diretta a Gaza, la cronaca recente ci ha rivelato quanto calda possa ancora essere questa parte del mondo.
In particolare nell’omicidio di Don Padovese, e nella gestione della vicenda, è stato possibile vedere quanto difficile sia, anche per la Chiesa, riuscire ad agire con chiarezza e fermezza nel contesto mediorientale.
 
Il vescovo italiano ha rappresentato per anni l’anello di congiunzione fra gli sherpa di Ergodan e le gerarchie vaticane, messaggero riservato ed affidabile nella guerra sotterranea fra Turchia laica e settori dell’islamismo più oltranzista. Amava definirsi il “vaso di coccio fra i vasi di ferro”. Padovese era una pedina importante, fondamentale, della geopolitica vaticana in una delle aree più importanti del mondo. Eppure l’atteggiamento delle gerarchie vaticane al rientro della salma di Don Padovese in italia ha destato stupore: nessuno infatti, nemmeno un delegato papale è stato inviato ad accoglierla. Allo stesso modo neanche il governo italiano si è ricordato della salma del prete.

Le parole del presidente del consiglio comunale di Milano Stefano di Martino hanno poi sottolineato la strana vicenda che ha riguardato il trasporto della salma di Don Padovese: “Suscita stupore e amarezza il fatto che il vicario apostolico di Anatolia sia tornato in Italia su un cargo, fra le merci, come un sacco di patate”.

Oltre a gestire da Cipro il “caso Padovese”, Benedetto XVI ha affrontato nodi importanti che riguardano il dialogo con le chiese orientali e con l’Islam. Il Papa ha infatti incontrato Seyh Nazim, grande leader sufi (la corrente mistica dell’Islam). Dopo l’incontro ha invitato i cristiani residenti in Medio Oriente a restare nonostante siano in minoranza e spesso vittime di discriminazioni e persecuzioni, in quanto restare è “segno di speranza”. Un appello accorato è stato rivolto alla comunità internazionale affinché si occupi della condizione di quei cristiani che in Medio Oriente soffrono a causa della loro fede. Secondo Benedetto XVI “occorre uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano nel Medio Oriente .

Il viaggio è servito anche per lanciare la prossima assemblea speciale per il Medio Oriente del sinodo dei vescovi. Annunciato il 19 settembre 2009, e previsto nelle due settimane dal 10 al 24 ottobre 2010, il sinodo avrà come tema: “La Chiesa cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza”.

Dal punto di vista dei documenti per il sinodo i Lineamenta, diffusi lo scorso gennaio, avevano già indicato la strada da percorrere nell’avvicinamento all’evento di ottobre 2010. Il documento strutturato sulla base di 32 domande è servito come base per la produzione della Instrumentum Laboris presentata a Cipro.

I Lineamenta nella prima parte, “La Chiesa cattolica in Medio Oriente”, analizzano la situazione dei cristiani in Medio Oriente e le sfide future, nella seconda affrontano i rapporti fra le diverse comunità, nella terza è posta particolare enfasi sull’importanza della “testimonianza cristiana” in questa delicata area del mondo.

A partire dai Lineamenta ogni chiesa locale ha inviato delle risposte che sono poi servite per la redazione dell’ Instrumentum Laboris dove è possibile rintracciare prese di posizione significative su grandi questioni che riguardano la politica e la società mediorientale. Innanzitutto viene sottolineata l’importanza della garanzia della presenza dei cristiani in un’area del mondo che li vede in forte minoranza. Questo al fine di garantire prima di tutto un effettivo pluralismo religioso nella regione.

Vi è poi un esplicito invito alla promozione del concetto di “laicità positiva” per “alleviare il carattere teocratico del governo” e per garantire “più uguaglianza tra i cittadini di religioni differenti favorendo così la promozione di una democrazia sana, positivamente laica, che riconosca pienamente il ruolo della religione, anche nella vita pubblica, nel pieno rispetto della distinzione tra gli ordini religioso e temporale”.

Il documento prende una posizione abbastanza netta sulla questione relativa al conflitto israeliano-palestinese: “L’occupazione israeliana dei territori Palestinesi rende difficile la vita quotidiana per la libertà di movimento, l’economia e la vita sociale e religiosa”. Non mancano le critiche anche al governo turco nel cui Paese “il concetto attuale di laicità pone ancora seri problemi alla piena libertà religiosa del Paese”.

In definitiva fondamentale importanza assume, in un contesto che vede i cattolici agire da minoranza, la garanzia della libertà religiosa. Soprattutto le conversioni sono spesso percepite come tradimenti nei confronti della società. Sottolinea il documento: “la conversione alla fede cristiana è vista come il frutto di un proselitismo interessato, non di una convinzione religiosa autentica. Per il musulmano, essa è spesso vietata dalle leggi dello Stato”. La conversioni dei cristiani avvengono spesso invece “non per convinzione religiosa, ma per interessi personali.”

La strategia globale della Chiesa deve quindi fare i conti con i problemi che nascono dall’esser minoranza in una determinata area del mondo. Questo semplice dato numerico serve ad evidenziare come possa cambiare la strategia anche in base ai rapporti di forza che i cattolici si trovano ad affrontate.

Come sempre la Chiesa affronta con realismo politico e visione del lungo periodo la sfida che ha davanti nella difficile realtà del Medio Oriente. E ancora una volta, come spesso accade, sarà solo sul lungo periodo che vedremo gli effetti della sua azione. L’appuntamento di ottobre 2010 si annuncia dunque carico di aspettative.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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