L’Onda Verde si è fermata oppure no? – AUDIO

– Ad un anno dalla cosiddetta Rivoluzione Verde, l’Iran è in una situazione molto confusa, in base alla quale si spostano e si ridefiniscono gli equilibri geopolitici del mondo intero.
Le sanzioni approvate dal consiglio di sicurezza dell’ONU sono troppo leggere per poter essere considerate dalla Repubblica Islamica più che “un fazzoletto usato”, qualcosa da buttare nell’immondizia, secondo la definizione di Ahmadinejad.
Il movimento dell’Onda Verde, che si è sentito abbandonato dall’Occidente (più dall’Europa che dagli USA), sopravvive tra mille difficoltà, eterogeneo ma speranzoso, cercando di fare pressione per ottenere riforme in senso laico e democratico.

Queste sono alcune delle conclusioni raggiunte nell’ambito del dibattito “Iran: quali sanzioni a un anno dalla Rivoluzione Verde?”, organizzato da Libertiamo.it e dal quotidiano L’Opinione delle Libertà e moderato da Stefano Magni.

L’articolo dello stesso Magni, già linkato sopra e da lui ripreso nell’introdurre il dibattito, evidenzia come, se da un lato gli USA sono riusciti nello scopo di ottenere il voto favorevole di Russia e Cina, dall’altro, oltre ad aver incassato il “no” di Brasile e Turchia, non hanno prodotto misure convincenti per indurre chi governa l’Iran a cambiare politica estera, a rinunciare agli armamenti nucleari o almeno a rispettare maggiormente i diritti umani.

Carmelo Palma, direttore di Libertiamo.it, ha posto l’interessante questione del “realismo politico”, che in questo caso (come in altri) non può più consistere in una semplice politica di appeasement portata avanti per non guastare le relazioni commerciali, ma deve tener conto degli scenari geopolitici e delle minacce reali.

Fiamma Nirenstein sostiene che la politica estera iraniana (decisamente antiisraeliana, antisemita, negazionista della Shoah eccetera) è insieme causa e conseguenza di un rafforzamento del fronte antiisraeliano in Occidente: i boicottaggi sulle merci israeliane, le teorie negazioniste che ormai non sono più appannaggio di pochi “studiosi” isolati, la tendenza ad accusare Israele sia quando attacca che quando subisce, il “pacifismo” a senso unico, lo stesso affare della nave Marmara sono tutti tasselli di un puzzle che mostra, sempre più chiaramente, una volontà di abbandonare lo stato ebraico al suo destino. Tuttavia, la questione degli armamenti iraniani crea preoccupazioni anche nei Paesi arabi sunniti, in special modo nell’Arabia Saudita: rebus sic stantibus, non è improbabile uno scenario in cui, per ridimensionare un Iran “armato e pericoloso”, toccherà ad Israele fare il “gioco sporco”, con l’acquiescenza di fatto dei Paesi arabi che dall’Iran si sentono minacciati.

Arturo Diaconale torna al discorso di Fiamma Nirenstein sul rafforzamento del fronte antisionista, che deriva probabilmente dall’affievolirsi del ricordo della Shoah, e quindi del vero e proprio debito morale che l’Europa ha con Israele e col popolo ebraico. Sottolinea poi come tre ideologie sanguinose e totalitarie, comunismo, nazismo e Islam antidemocratico, si siano come “fuse insieme” in questo fronte.

Carlo Panella presenta una situazione decisamente difficile: la politica estera di Ahmadinejad, nei fatti, sta avendo successo, e questo dimostra che dietro c’è ben altro che i deliri di un esaltato.
Gli interscambi tra “guardiani della Rivoluzione”, Hamas ed Hezbollah sono sempre più frequenti, e una parte della responsabilità della situazione di guerra a Gaza è proprio dell’Iran, che continua ad inviarvi armi ed uomini. E’ significativo e preoccupante non tanto lo “spostamento” della Turchia da una posizione di alleanza con Israele ad una decisa opposizione, quanto quello di un Paese come il Brasile, che, per citare Panella, “non ha una forte tradizione di antisemitismo, ma ha una fortissima tradizione populista”.

Il giornalista evidenzia poi come, per lungo tempo, un errore dell’Occidente e dello stesso Israele sia stato quello di sottovalutare la visione apocalittica propria del terrorismo islamico: un errore di valutazione che richiama quello fatto dalle potenze europee su Hitler ai tempi di Monaco 1938, in cui non si tenne nella debita considerazione l’ideologia utopistica nazista della costruzione dell’ “Uomo nuovo”.
Dichiara inoltre che, dal suo punto di vista, il movimento dell’Onda Verde è ormai “morto”, non essendo riuscito a portare dalla sua parte la, per così dire, lobby dei “Bazaari”, cioè degli attori dell’economia iraniana, dai venditori di tappeti ai grandi gruppi finanziari. Se a questo si aggiunge il fatto che i (pur insufficienti) finanziamenti destinati all’opposizione iraniana dagli Stati Uniti sono stati sospesi, non è difficile capire come la rivoluzione sia una prospettiva che nell’immediata attualità si presenta improbabile, per non dire impossibile.

Mariam Molavi, attivista di Donne Iraniane, pur non negando che l’Onda Verde stia attraversando un periodo difficile, afferma che comunque esiste ancora e porta avanti delle idee di democrazia e laicità condivise da larga parte della società civile del Paese. La Molavi ricorda come l’Iran, nella storia, non sia mai stato, prima della rivoluzione degli ayatollah, un Paese musulmano, né tanto meno un Paese arabo; racconta che le preghiere in arabo e i rituali della religione musulmana vengono sentiti come un’imposizione esterna da molti iraniani: è per questo, prosegue, che Iran e Israele, gli unici due Paesi non arabi del Medio Oriente, dovrebbero essere alleati e non nemici.
Fa notare come l’Onda Verde si sia sentita abbandonata non tanto dagli USA quanto dall’Europa: tutti gli stati hanno preferito continuare a trattare con Ahmadinejad piuttosto che sostenere i suoi oppositori.

Conviene poi con Stefano Magni che ricorda come gli oppositori politici di Ahmadinejad non siano più laici o democratici di lui; evidenzia però che, se è vero che l’Onda Verde è nata per contestare i brogli elettorali nelle elezioni del giugno 2009 (e quindi, nei fatti, è funzionale alle ragioni di Mousavi), è però altrettanto vero che le istanze maggioritarie all’interno del movimento riguardano la democratizzazione, una politica estera meno “incendiaria”, un maggior rispetto dei diritti umani e un complessivo ritorno dell’Iran ad una condizione di Stato laico. Conclude affermando che, in questo momento, muovere guerra dall’esterno al regime di Teheran farebbe certamente più male che bene alle istanze riformatrici della società civile: in Iran i cambiamenti sono avvenuti sempre su spinta interna.

Le istanze riformatrici e democratiche, sottolinea Davide Romano, potrebbero essere forse maggiormente condivise dalla corporazione dei Bazaari se l’Italia si organizzasse per sospendere le relazioni commerciali con l’Iran, soprattutto sul piano energetico: se, da una politica energetica basata sul petrolio, riuscissimo finalmente ad avere il coraggio di passare al nucleare, avremmo maggior “potere contrattuale”. Romano conviene poi con Panella e Nirenstein sul fatto che il pericolo rappresentato dal regime di Teheran, non solo per l’Occidente ma anche per le nazioni arabe sunnite, è stato spesso sottovalutato, quando non ignorato nel nome di un rischioso “pacifismo a senso unico”, che si rivela molto indulgente con le ideologie totalitarie e terroristiche di matrice islamica.

Fiamma Nirenstein conclude citando George Gilder e il suo “The Israel Test“, e ricordando che Israele è in un certo senso lo “specchio” dell’Occidente: i suoi difetti sono anche i nostri. Se – come prospettava Diaconale nel suo intervento, ricordando la situazione dei regni cristiani in Terra Santa, che crollarono quando la madrepatria smise di sostenerli – l’Occidente abbandonerà Israele e lo lascerà scomparire, sarà sostanzialmente se stesso che abbandonerà, trovandosi poi in balìa di forze incontrollabili e minacciose.

Di seguito, l’audio integrale del convegno.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

3 Responses to “L’Onda Verde si è fermata oppure no? – AUDIO”

  1. Molto bene! alla faccia dei pacifisti armati di coltello

  2. esperimento scrive:

    Complimenti, bellissimo e interessante articolo!

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